Solo 22mila nuove buste paga in agosto, mentre la disoccupazione sale al 4,3%. Per gli investitori Powell ridurrà i tassi di 25 punti base il 17 settembre. E potrebbe replicare prima della fine dell’anno. Occhi puntati sull’inflazione
A dodici giorni dalla riunione della Federal Reserve, sui mercati nessuno più dubita che Jerome Powell taglierà i tassi di interesse per la prima volta quest’anno. A convincere anche gli ultimi scettici è stata la rilevazione di agosto relativa al mercato del lavoro, che ha mostrato una drastica frenata delle buste paga e un aumento della disoccupazione. Stando al Cme FedWatch Tool, infatti, al momento quasi il 98% dei trader scommette su una riduzione 25 punti base, mentre poco più del 2% si aspetta addirittura una sforbiciata di mezzo punto. Gli occhi sono ora puntati sui nuovi dati relativi all’inflazione in uscita la prossima settimana e l’unico interrogativo rimasto tra gli investitori riguarda le mosse successive del Fomc, con molti che non escludono un’altra sforbiciata entro fine 2025.
Nuovi posti di lavoro sotto le stime, sale la disoccupazione
Secondo il Bureau of Labor Statistics, l’economia a stelle e strisce ha creato 22 mila posti di lavoro in agosto, sotto le attese degli analisti che scommettevano su 75 mila. Il tasso di disoccupazione è salito dal 4,2% al 4,3%, in linea con le attese, toccando il livello più alto dalla fine del 2021. Per la prima volta da prima della pandemia di coronavirus, sottolinea MarketWatch, ci sono più disoccupati che posti di lavoro offerti. Insomma, anche se si tratta del 56esimo mese consecutivo con un conto positivo, il rallentamento del mercato del lavoro è ormai evidente.
Sui dati di agosto però già infuria la polemica. Questi sono i primi da quando Donald Trump ha cacciato il capo dell’ufficio studi, Erika McEntarfer, perché non soddisfatto delle rilevazioni, e mostrano chiaramente una decelerazione. Le revisioni dei mesi precedenti indicano infatti la perdita di 13 mila posti in giugno, in quella che è la prima contrazione dal dicembre del 2020. I numeri di luglio, invece, sono stati rivisti al rialzo: le nuove buste paga sono state 6 mila in più, per un totale di 79 mila. Il presidente Usa ha mandato via la numero uno del Bureau of Labor Statistics agli inizi di agosto affermando che i dati sull’occupazione erano stati manipolati per metterlo in cattiva luce. Al suo posto ha nominato il conservatore E. J. Antoni, che deve essere ancora confermato dal Senato e gode di scarsissima stima tra i suoi colleghi.
Fed pronta a tagliare
Per Christian Hantel, portfolio manager di Vontobel, non c’è dubbio che sia aumentata la probabilità di un taglio della Fed già questo mese. “Gli ultimi dati Ism manifatturieri e il report App sui salari avevano già segnalato un rallentamento del mercato del lavoro”, fa notare. Precisando che tuttavia è anche possibile osservare una divergenza con la domanda sottostante dell’economia statunitense, che rimane solida. “Nel complesso, i dati più deboli sull’occupazione hanno contribuito ad alimentare il recente rally dei mercati obbligazionari e saranno un elemento chiave per la decisione del Fomc nella riunione di settembre”, spiega. A suo parere, ora l’attenzione dei mercati si sposterà sui dati dell’inflazione in uscita giovedì prossimo, che forniranno ulteriori indicazioni su cosa aspettarsi dal meeting.
Filippo Diodovich, senior market strategist di ING Italia
Secondo Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, è evidente che un debole mercato del lavoro metta pressione sulla Fed per tornare ad abbassare il costo del denaro. Per questo, a meno di colpi di scena dell’ultima ora, il 17 settembre Powell e colleghi dovrebbero tornare a ridurre i tassi di interesse di 25 punti base. “Ora il focus della comunità finanziaria sarà rivolto a quanti tagli farà l’istituto centrale nei prossimi mesi. I prossimi dati su inflazione e lavoro potrebbero portarla ad intervenire almeno due volte”, conclude.
David Rees, head of Global Economics di Schroders
David Rees, head of global economics di Schroders, fa però notare che anche se ora le probabilità sono decisamente a favore di un taglio, la Fed dovrà procedere con cautela. “Dopo tutto, la maggior parte degli altri indicatori del mercato del lavoro hanno tenuto bene e i cambiamenti nella politica sull’immigrazione potrebbero limitare, in futuro, l’offerta di manodopera”, fa notare. Aggiungendo che, con l’economia in generale che sembra in ripresa, le incertezze politiche più urgenti sono state superate e potrebbe passare non molto tempo prima che le assunzioni riprendano. Più in generale, secondo Rees la solida performance dell’attività statunitense degli ultimi anni implica che la combinazione di stimoli monetari e fiscali abbia maggiori probabilità di alimentare, il prossimo anno, l’inflazione piuttosto che una crescita reale del Pil. E questo senza considerare l’impatto inflazionistico dei dazi. Di qui il suo avvertimento: “Anche se è altamente probabile che il Fomc tagli i tassi questo mese, le previsioni di mercato che indicano un calo del tasso dei Fed funds fino al 3% il prossimo anno sembrano ancora ottimistiche”.
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