4 min
Il Pil mondiale salirà del 3,2%, per poi frenare al 2,9% nel 2026. Italia stabile: +0,6% sia quest’anno sia il prossimo. “Il pieno impatto delle tariffe deve ancora farsi sentire”
La crescita mondiale sta tenendo meglio del previsto, ma il pieno impatto dello shock tariffario targato Donald Trump deve ancora manifestarsi. Per ora gli effetti dei dazi hanno iniziato infatti a manifestarsi mercato del lavoro e prezzi al consumo, mentre gli investimenti in intelligenza artificiale stanno reggendo l’attività statunitense e il sostegno fiscale sta facendo lo stesso in Cina. Il bilancio arriva dall’Economic Outlook intermedio dell’Ocse, che ha rivisto il Pil globale 2025 al rialzo dal 2,9% della stima diffusa a giugno all’attuale 3,2%. Si tratta comunque, avverte l’organizzazione, di una frenata rispetto al +3,3% del 2024, mentre per il 2026 si prevede un ulteriore rallentamento al 2,9%.
📰 Leggi anche “OCSE, PIL su dello 0,4% nel secondo trimestre. L’Italia frena“
Rischi su crescita e inflazione
Bene l’Eurozona, stabile l’Italia, mentre gli USA sono visti peggiorare a causa delle politiche commerciali della Casa Bianca. Queste ultime stanno poi anche riaccendendo il pericolo inflazione. “Rischi importanti continuano a pesare sulle prospettive economiche”, avverte l’istituzione con sede a Parigi. Nuovi aumenti delle tariffe, un risorgere delle tensioni inflazionistiche, accresciuti timori rispetto agli squilibri fiscali o a una notevole rivalutazione delle vulnerabilità nei mercati finanziari sono infatti tutti fattori “che potrebbero frenare la crescita rispetto allo scenario di riferimento”. Al contrario, prosegue l’Ocse, “una riduzione delle restrizioni commerciali o uno sviluppo e un’adozione più rapidi delle tecnologie dell’intelligenza artificiale potrebbero migliorare le prospettive di crescita”.
USA in rallentamento
Secondo l’Ocse, negli Stati Uniti la crescita dovrebbe contrarsi dal 2,8% del 2024 all’1,8% di quest’anno (contro l’1,6% stimato a giugno), per poi scendere ulteriormente all’1,5% nel 2026. Il carovita è invece atteso rispettivamente al 2,7% (dal 3,2%) e al 3% (dal 2,8%), contro il 2,5% dello scorso anno. A pesare sull’attività a stelle e strisce saranno appunto i dazi voluti dal presidente, oltre al clima di incertezza, alle restrizioni all’immigrazione e alla riduzione della forza lavoro. In particolare le tariffe, arrivate a circa il 19,5%, il livello più alto dal 1933, faranno salire l’inflazione man mano che verranno trasferite sui prezzi finali. Finora, infatti, le aziende hanno assorbito gran parte dello shock attraverso margini più ristretti e riserve di scorte.
📰 Leggi anche “Dazi al 30%, per EY Trump rischia di azzerare il pil italiano“
Bene l’Eurozona, la Germania è salva
Nella Zona Euro, tensioni commerciali e geopolitiche hanno compensato la spinta derivante dai tassi di interesse più bassi. Per questo il Pil è visto aumentare dell’1,2% nel 2025 (+0,2% rispetto alle stime di giugno) e dell’1% nel 2026, mentre l’inflazione rimarrà nel target della BCE, rispettivamente al 2,1% e al 1,9%. Buone notizie per la Germania, che dovrebbe riuscire a evitare la recessione quest’anno grazie alla politiche espansive del governo, mentre per la Francia si prospetta una frenata (+0,6% nel 2025) a causa dell’instabilità politica e dei problemi con il debito.
Italia sulla buona strada
Per quanto riguarda l’Italia, il Pil dovrebbe passare dallo 0,7% del 2024, allo 0,6% del 2025 e del 2026. Il Paese è “oggi in una migliore posizione di qualche anno fa, ma il livello del debito continua ad essere alto, è dunque importante continuare gli sforzi per ridurlo non solo quest’anno ma anche nei prossimi anni”, ha scandito il capoeconomista dell’Ocse, Alvaro Santos Pereira. Per l’esperto, Roma deve andare avanti con le riforme strutturali: “Pensiamo che ridurre la burocrazia, semplificare la regolamentazione, cercare di limitare la complessità normativa, rafforzare la competitività, sia la chiave”, ha sottolineato.
📰 Leggi anche “Bankitalia, Panetta: “Dai dazi botta al Pil mondiale“
Cina sotto il 5%, Giappone in ripresa
Per la Cina si prevede un rallentamento al 4,9% quest’anno, meglio del 4,7% di giugno, e poi un’ulteriore frenata al 4,4% nel 2026 (dal precedente 4,3%). L’economia giapponese quest’anno trarrà invece beneficio dai solidi utili aziendali e da una ripresa degli investimenti e la crescita si attesterà all’1,1% (da 0,7%), per poi frenare allo 0,5%. Bene il Regno Unito che dovrebbe chiudere all’1,4% a dicembre e poi fermarsi all’1,0% l’anno prossimo.
La politica monetaria resti vigile. E indipendente
L’Organizzazione ha poi anche lanciato un alert alle banche centrali. Queste devono infatti “rimanere vigili e attente ai cambiamenti nell’equilibrio dei rischi legati agli sviluppi economici e ai mercati finanziari al fine di mantenere la stabilità dei prezzi”. Se le aspettative rimarranno ben ancorate, viene precisato, “le riduzioni dei tassi dovrebbero continuare nelle economie in cui si prevede che l’inflazione sottostante si moderi verso l’obiettivo fissato”. Infine, gli economisti dell’Ocse hanno concluso con un riferimento chiaro a quanto sta accadendo negli USA. A loro avviso, infatti “la capacità degli attori politici di reagire in modo rapido e credibile ai cambiamenti dei rischi per la stabilità dei prezzi sono rafforzati dall’indipendenza delle banche centrali, giuridica e operativa, e dalla loro affidabilità”.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.