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Per il Fondo, i mercati stanno diventando più pessimisti sui prezzi energetici: scenario avverso sempre più probabile. Rischi in aumento per la stabilità finanziaria: niente deroghe al Patto di stabilità
Lo ‘scenario avverso’ si sta facendo sempre più probabile. Il Fondo monetario internazionale torna a suonare l’allarme, stavolta rivolto all’Europa, segnalando seri rischi economici a causa della guerra in Medio Oriente. I mercati “stanno diventando più pessimisti sui prezzi energetici” e ad aprile la fiducia dei consumatori è scesa al livello più basso dalla fine del 2022, viene sottolineato nell’outlook sull’UE che, pur riportando le stime già diffuse ad aprile, ora evidenzia un aumentato pericolo. Per questo ai governi vengono raccomandati interventi mirati e temporanei, mentre viene espressa totale contrarietà a eventuali deroghe al Patto di Stabilità.
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Recessione più probabile, rischi in aumento per la stabilità finanziaria
Secondo la previsione di base, la crescita nell’Eurozona dovrebbe rallentare all’1,1% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, con un’inflazione in aumento di 0,7 punti percentuali al 2,6% quest’anno e in calo al 2,2% il prossimo. Nello scenario ‘grave’ di aprile, l’Area rischia invece di avvicinarsi alla recessione. Alla luce degli sviluppi delle ultime settimane, i due economisti Helge Berger e Oya Celasun hanno spiegato all’Eurogruppo che “la situazione potrebbe peggiorare ulteriormente”, proprio “come previsto dagli scenari avversi e severi”. Lo shock energetico ha infatti già provocato un aumento dei rendimenti e degli spread dei bond governativi e il quadro potrebbe deteriorarsi ancora. “Le valutazioni azionarie in alcuni settori sono elevate e un aumento degli spread sui titoli di Stato potrebbe ripercuotersi sul settore privato, danneggiando la qualità del credito”. Di qui il richiamo a “un attento monitoraggio di questi rischi per la stabilità finanziaria”.
Misure mirate e temporanee
Per il Fondo, qualsiasi forma di sostegno per il caro-energia dovrebbe essere “mirata, temporanea e attuabile”. Anche perché, secondo gli economisti, le politiche che “sopprimono il segnale del prezzo dell’energia sono altamente problematiche, poiché riducono l’incentivo a diminuire il consumo, migliorare l’efficienza e investire in alternative”. E tutto questo rallenta il necessario adeguamento a un’offerta limitata. “L’Europa può fare di meglio”, viene rimarcato. Inoltre, nei Paesi ad alto debito e senza spazio di manovra di bilancio “gli attuali piani di consolidamento dovrebbero continuare secondo lo scenario di base e se le condizioni dovessero peggiorare”, per “non mettere a dura prova la pazienza dei mercati finanziari in un momento di forte stress”.
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Niente deroghe al Patto di stabilità, mercato unico sempre più urgente
Quanto al possibile ricorso alla clausola di salvaguardia del Patto di stabilità, Berger e Celasun hanno fatto notare che si tratta di una norma pensata “per circostanze straordinarie”. “Al momento non sembriamo trovarci in uno scenario del genere”, hanno chiarito, precisando che esistono modi per rispondere allo shock attuale in modo contenuto e prudente: “Se il sostegno è mirato a chi ne ha bisogno, non costerà tanto e sarà più facile per i governi compensarlo all’interno dei bilanci esistenti”. A fronte di tutto questo, per il Fondo l’agenda europea per il mercato unico è diventata ancora più urgente: non solo “aumenterebbe la crescita in modo sostenibile, ma migliorerebbe anche notevolmente la resilienza delle economie dell’Area”.
Il caro energia costerà alle famiglie fino a 2.270 euro
Le ripercussioni sulle famiglie europee intanto sono pesanti. Secondo il Fmi, con i prezzi attuali un nucleo medio perderebbe circa 375 euro nel 2026, pari allo 0,7% del consumo. Tuttavia l’impatto varia notevolmente a seconda dei Paesi, e va dai 620 euro della Slovacchia ai 134 euro della Svezia. In caso di scenario ‘grave’, invece, la perdita media salirebbe a 1.750 euro. Per l’Italia la stima è di 450 euro nella previsione base e 2.270 euro in quella severa.
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La BCE alzerà i tassi di 50 pb
Infine, per l’organizzazione con sede a Washington, la Banca centrale europea nelle prossime riunioni aumenterà i tassi di interesse al fine di contenere la corsa dei prezzi. La previsione è di un incremento complessivo di 50 punti base entro la fine dell’anno. “Ciò manterrebbe il tasso di interesse reale sostanzialmente invariato. Ma se ci sono segnali che l’inflazione di base aumenterà in modo significativo e le aspettative inizieranno ad allontanarsi dall’obiettivo, sarà necessario un intervento di politica monetaria”, scrivono gli economisti. Che sposano l’approccio data-driven di Lagarde e colleghi: “La politica monetaria dev’essere adattata alle condizioni iniziali sul campo e adeguarsi ai dati in evoluzione”.
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