Secondo gli asset manager, oggi al rischio inflazione si aggiunge quello di una crescita più lenta e di una possibile stagflazione. Ecco perché
Mentre cresce l’incertezza sul conflitto in Medio Oriente, tra schiarite e nuove chiusure sul fronte delle trattative, i sorvegliati speciali dei mercati restano petrolio e gas. Tra gli investitori, i timori di una fiammata dei prezzi sono ormai elevatissimi e l’andamento dei tassi riflette già le attese di un nuovo impulso inflazionistico e di una possibile reazione delle banche centrali, decise a non ripetere l’errore di politica monetaria del 2022 quando attesero troppo a lungo prima di intervenire. Per i gestori, però, il parallelo con la precedente crisi non regge: le condizioni economiche e monetarie di allora e quelle attuali sono troppo diverse. Le minacce comunque non mancano, a partire da quella stagflazione, e rendono quindi consigliabile una riduzione dell’esposizione al rischio.
Diego Franzin, head of portfolio strategies Plenisfer Investments SGR
“Il punto di partenza macro attuale è molto diverso rispetto al 2022”, afferma Diego Franzin, head of Portfolio Strategies di Plenisfer Investments SGR. “Il momentum della crescita è più debole, la capacità fiscale è significativamente più limitata nella maggior parte delle economie sviluppate e i livelli iniziali di tassi e carovita sono differenti”. Dello stesso parere è anche Eoin Walsh, gestore di portafogli di TwentyFour AM, secondo cui molti driver di inflazione sono oggi in gran parte assenti. “Nel 2022-23, la domanda repressa di beni e servizi da parte dei consumatori a seguito dei lockdown ricevette un ulteriore impulso dagli stimoli fiscali”, spiega. Inoltre, fa notare, i tassi erano di fatto pari a zero, mentre la tensione sul mercato del lavoro aveva spinto al rialzo la crescita dei salari reali, con i consumatori che già avevano accumulato un’ampia riserva di risparmio durante il Covid. “Anche molti dei fattori legati all’offerta oggi non sono più presenti”, prosegue. Tra questi, le catene di approvvigionamento compromesse dalla pandemia, le interruzioni nella produzione e nella fornitura di componenti industriali dovute allo stop cinese e lo shock energetico e l’impennata dei prezzi agricoli causati dalla guerra in Ucraina. “A tutto ciò si aggiunse il fatto che le banche centrali vennero colte alla sprovvista”, precisa.
Rischio stagflazione
Oggi, invece, i timori inflazionistici sono in gran parte determinati dallo shock dal lato dell’offerta dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz. “Se dovesse persistere, l’impennata dei prezzi dell’energia, avrà un impatto sui costi dei trasporti, della produzione e dei prodotti alimentari, riaccendendo l’inflazione”, afferma Walsh. Che fa notare come circa il 30% del commercio di fertilizzanti transiti da quelle acque, con una conseguente impennata dei prezzi proprio mentre sta per iniziare la stagione della semina per colture come il mais e la soia. “Sebbene molti dei fattori all’origine della crisi inflazionistica del 2022-23 siano venuti meno, ciò non dovrebbe rassicurare eccessivamente gli investitori”, avverte. Per il gestore di TwentyFour AM, esistono inoltre nuove sfide che non erano presenti nel 2022: una crescita più debole, mercati del lavoro in difficoltà e un margine di manovra fiscale più ristretto. “La politica monetaria è neutrale nell’Eurozona e negli USA e probabilmente ancora restrittiva nel Regno Unito: pertanto mentre l’impulso immediato è stato temere l’inflazione, vi è ora una preoccupazione secondaria relativa a una crescita più lenta e a una possibile stagflazione”, mette in guardia.
Mentre i mercati fanno i conti con la volatilità delle notizie sia negative che positive, per Walsh non è il momento di seguire il cosiddetto ‘Taco’ Trade (‘Trump always chickens out’). “In primo luogo, invertire la rotta in una guerra non è facile come allentare le restrizioni sui dazi e sul commercio. In secondo luogo, più a lungo la guerra continua, maggiori potrebbero essere i danni a medio e lungo termine”, chiarisce. Ci vorrà infatti molto tempo perché il settore dei trasporti marittimi torni alla normalità, mentre i costi assicurativi rimarranno elevati, la fiducia delle imprese resterà contenuta e i piani di espansione e di assunzioni subiranno ritardi. “Se le proiezioni di mercato relative agli aumenti dei tassi si riveleranno corrette, le condizioni finanziarie più restrittive ridurranno la crescita e avranno un impatto sulla fiducia e sull’attività dei consumatori”, aggiunge.
Ridurre l’esposizione al rischio
Quanto ai mercati, secondo Franzin gli asset rischiosi sembrano ancora prezzare uno scenario relativamente benigno. E la narrativa dominante tra gli investitori azionari rimane quella di una guerra di breve durata e con conseguenze economiche limitate. Tuttavia, avverte, “le potenziali ricadute del conflitto sull’economia globale si innestano su un contesto caratterizzato da alcune fragilità, in particolare nel credito privato, aumentando il rischio di uno scenario stagflazionistico”. Per questo, a suo parere, gli asset penalizzati principalmente da dinamiche di posizionamento, tra cui alcuni Emergenti come il Brasile, “potrebbero essere tra i primi a sovraperformare una volta che le notizie si stabilizzeranno”.
Sul fronte del reddito fisso, Walsh ribadisce che le banche centrali saranno ansiose di dimostrare di essere in anticipo sui tempi. E fa notare come i mercati potrebbero anche scontare le tensioni fiscali, dato che gli shock energetici erodono la base imponibile e generano al contempo pressioni politiche a favore di misure di sostegno alle famiglie. “Al di là dei tassi, evitare l’esposizione diretta ai settori colpiti nel posizionamento sul credito è ovviamente una priorità, anche se in pratica è molto difficile eliminare quella indiretta del portafoglio nell’attuale contesto”, ammette. Aggiungendo che più a lungo persiste l’incertezza, più l’attenzione si sposterà dall’inflazione alla crescita, con un conseguente ampliamento degli spread creditizi. “Nonostante la nostra posizione difensiva e la preferenza per il credito di qualità superiore, l’asimmetria dei risultati favorisce un’ulteriore riduzione del rischio piuttosto che un aumento”, conclude quindi l’esperto.
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