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Analisi justETF: il comparto è ormai un pilastro strutturale dei portafogli. E le performance sono spesso superiori agli indici globali. Quattro le macro-strategie per investire. Valutazioni e dipendenza dalla spesa pubblica i maggiori rischi
Non è solo questione di tensioni geopolitiche in aumento: la difesa è già diventata a tutti gli effetti una componente strutturale dei portafogli globali. Gli ultimi tre anni hanno trasformato definitivamente il modo in cui gli investitori guardano al settore e l’inizio del 2026 non ha fatto altro che consolidare questo cambiamento. Lo certificano anche i numeri: secondo un’analisi di justETF, attualmente sono ben 19 gli exchange traded funds quotati dedicati al comparto e lanciati a partire dal 2023. Un parco prodotti cui corrispondono circa 19 miliardi di euro di patrimonio.
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Il superciclo della difesa
“Non si tratta più di un semplice rally legato alle tensioni geopolitiche del momento ma dell’emergere di un vero e proprio superciclo della difesa”, spiega il country manager Italia di justETF Lorenzo Demaria, precisando che a sostenere la corsa sono stati non solo gli investimenti pubblici di lungo periodo ma anche una trasformazione tecnologica profonda. Se in passato un conflitto portava a fiammate speculative di breve durata, è dunque la sintesi del pensiero espresso dall’esperto, oggi siamo di fronte a una trasformazione strutturale che promette di avere un’orizzonte ultra decennale.
Quattro strategie per investire
L’analisi di justETF evidenzia come il mercato della gestione passiva sulla difesa si stia articolando in quattro principali categorie, ciascuna con caratteristiche e driver differenti. La prima è quella che gli esperti chiamano dei “giganti globali”: questi prodotti puntano infatti sulle grandi multinazionali del settore, tra cui Lockheed Martin e Raytheon o anche BAE Systems, con una forte esposizione agli Stati Uniti e agli altri Paesi che detengono il budget militare più elevato nel mondo. Dal 2024 si è poi fatto largo il “blocco europeo”, con prodotti focalizzati esclusivamente sul Vecchio Continente e che hanno beneficiato delle prospettive di aumento della spesa militare dei Paesi NATO. La terza categoria è rappresentata da “difesa tecnologica e innovazione”, quindi concentrata sulle aziende che sviluppano le tecnologie chiave come cybersecurity o droni. Infine, c’è il gruppo degli ETF “geografici e di nicchia”: veicoli progettati per intercettare specifici trend geopolitici, come il rafforzamento militare nell’area Indo-Pacifico.
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Performance superiori agli indici globali
Sempre secondo i dati raccolti, questi prodotti hanno sovraperformato molti indici globali negli ultimi anni. Considerando solo i sette strumenti con uno storico superiore ai 12 mesi, l’analisi mostra infatti risultati molto migliori di quelli associati a un ETF World più diversificato. “Il settore ha mostrato una resilienza notevole rispetto ai cicli economici tradizionali”, osserva Demaria, che aggiunge come gli impegni assunti dai membri del Patto Atlantico in termini di stanziamenti siano agendo da vero e proprio “paracadute di spesa pubblica” e rendendo il comparto meno sensibile alle oscillazioni macroeconomiche rispetto ad altri settori industriali”.
La difesa diventa sempre più tecnologica
Uno dei cambiamenti più rilevanti riguarda poi la trasformazione tecnologica del settore. Sempre più aziende della difesa stanno infatti integrando modelli di business tipici delle big tech, basati su elementi che vanno dai software ai dati fino ai servizi digitali. “Un caccia o un drone di nuova generazione è in larga parte un centro dati volante,” dice Demaria. E questo significa che il valore aggiunto si sta spostando rapidamente verso algoritmi e analisi delle informazioni. “Per gli investitori”, rimarca ll numero uno di justETF, la difesa non è più solo industria pesante ma un settore sempre più vicino all’ecosistema tecnologico”.
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Dalle valutazioni alla spesa pubblica: i rischi
Nonostante le prospettive positive, i rischi non mancano. Il report evidenza infatti come il mercato della difesa presenti una struttura particolare, caratterizzata da un forte ruolo dello Stato come principale acquirente. Questo rende il settore dipendente dalle decisioni di spesa pubblica e dalla sostenibilità dei bilanci governativi. Inoltre, dopo le forti performance del 2024 e del 2025, molte società del comparto presentano valutazioni elevate che potrebbe portare a fasi di consolidamento o correzione nel breve periodo. “L’interesse degli investitori è comprensibile ma è importante distinguere tra la crescita reale dei fondamentali e l’espansione dei multipli dovuta all’entusiasmo del mercato”, avverte Demaria. Insomma, conclude l’esperto: “Il tema si sta certamente affermando come una nuova asset class ma richiede un’analisi attenta e una corretta diversificazione al pari di tutte le strategie di investimento ”..
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