Per Amundi ETF, il mercato del Vecchio Continente è stato caratterizzato dal ritorno dell’azionario e da un uso sempre più sofisticato dei passivi. Lo scenario del nuovo anno resta costruttivo ma richiederà selettività tra strategie, flessibilità e una diversificazione più consapevole
Ilaria Pisani, Head of ETF & Indexing Sales di Amundi SGR
Dopo anni di fiacca, l’azionario europeo è tornato protagonista nel 2025 sostenendo la crescita del mercato degli exchange traded funds e ridefinendo le dinamiche allocative degli investitori. In parallelo, anche l’universo obbligazionario e quello tematico hanno visto un utilizzo più evoluto degli strumenti passivi. Secondo Amundi ETF, il 2026 si apre all’insegna di nuovi equilibri, tra esposizioni strategiche e tattiche, con cui affrontare un contesto di ‘disordine controllato’. FocusRisparmio ha raggiunto Ilaria Pisani, head of ETF & Indexing Sales di Amundi SGR, per approfondire questa view.
Il 2025 è stato un anno intenso per il mercato degli ETF. Quali sono stati, a suo avviso, i principali trend emersi in Europa?
Il 2025 ha segnato innanzitutto un ritorno dell’azionario europeo. Dopo alcuni anni di scarsa domanda, i flussi verso l’azionario del Vecchio Continente hanno superato quelli verso altre aree. La fine dell’estate ha portato con sé una nuova accelerazione sulle azioni USA ma senza un vero disimpegno sulla sponda opposta dell’Atlantico, che ha continuato a raccogliere capitali. Un altro elemento rilevante è stato il recupero dei flussi verso i mercati emergenti, sostenuto dall’indebolimento del dollaro e dal rinnovato interesse verso l’Asia e la Cina in particolare.
E sul fronte obbligazionario, come si sono mossi gli investitori?
Nel reddito fisso, la prima parte dell’anno è stata dominata dai flussi verso i titoli di Stato mentre la seconda metà ha visto una progressiva ripresa dell’interesse per l’investment grade. Un aspetto distintivo del 2025 è stato anche il modo in cui gli investitori hanno utilizzato gli ETF obbligazionari: maggiore attenzione alle scadenze, uso dei maturity bucket e una gestione più attiva della duration. Tutti fattori che testimoniano un approccio sempre più sofisticato.
Parlando di comportamento allocativo, gli ETF vengono oggi utilizzati più in chiave strategica o tattica?
Direi entrambe le cose. I flussi verso gli ETF UCITS europei hanno raggiunto livelli prossimi ai record, intorno ai 331 miliardi di euro, e la persistenza di afflussi su esposizioni core indica che sono ormai veri e propri pilastri dell’asset allocation. Allo stesso tempo, la domanda tattica resta molto forte: nel 2025 le allocazioni settoriali e tematiche hanno toccato nuovi massimi, con circa 49 miliardi di euro di flussi. Questo dimostra come i passivi siano sempre più utilizzati lungo tutto lo spettro delle decisioni di portafoglio.
Guardando al 2026, quali sono i temi chiave che gli investitori dovrebbero monitorare?
Entriamo nell’anno nuovo con un approccio cautamente costruttivo. In uno scenario che ci aspettiamo ancora orientato al rischio, vediamo alcune tendenze destinate a proseguire. Il superciclo di investimenti tech legato ai capex non è solo una storia americana: stanno emergendo opportunità anche in altre aree, inclusa la Cina, dove l’esposizione tecnologica ha ricominciato a crescere. In Europa, invece, la parola chiave sarà selettività: mid-small cap e settori legati all’autonomia strategica, come difesa o titoli industriali e tecnologici, saranno particolarmente osservati.
In un contesto che lei ha definito di “disordine controllato”, quale ruolo possono giocare gli ETF?
Restano strumenti estremamente efficaci per navigare mercati complessi. Consentono di costruire diversificazione, ad esempio su settori resilienti come healthcare e utilities e la loro flessibilità è un vantaggio chiave in un contesto macro meno lineare rispetto al passato.
Come sta cambiando il ruolo degli investitori retail nel mercato europeo?
La partecipazione dei retail è cresciuta in modo significativo, sostenuta da una distribuzione più ampia attraverso le piattaforme digitali e dallo sviluppo dei piani di accumulo in ETF, che hanno reso l’investimento più accessibile anche per importi contenuti. I risparmiatori li usano sia per esposizioni core, come gli indici globali, sia per investire in tematiche mirate come intelligenza artificiale e il clima. Rimane però centrale il tema dell’educazione finanziaria, su cui continuiamo a investire molto.
In un contesto in rapida evoluzione, come fare per rimanere al passo con i mercati?
L’ecosistema ETF continua a evolvere rapidamente. In Amundi lavoriamo costantemente per innovare la nostra offerta. Che si tratti di creare nuove esposizioni per rispondere alle mutevoli esigenze del mercato o di evolvere la nostra piattaforma e la struttura dei nostri prodotti, cerchiamo continuamente nuove soluzioni per offrire ai nostri clienti un accesso efficiente a mercati specifici o supportarli con strategie più sofisticate.
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