Il fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates punta il dito sulla riforma fiscale di Trump e torna ad allertare sui conti americani. Ma il pericolo più grande, oltre al default, è la svalutazione del dollaro. Ecco il suo monito alla politica e la ricetta per risollevare il Paese
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
All’indomani dell’ok definitivo al disegno di legge fiscale voluto da Donald Trump, che aggiungerà agli USA 3.300 miliardi di deficit nell’arco di un decennio, Ray Dalio torna a lanciare l’allarme sul debito a stelle e strisce. Ma, questa volta, lo fa con un chiaro riferimento al mondo della politica. In un post pubblicato su X (ex Twitter) all’inizio della settimana il fondatore di Bridgewater Associates, tra gli hedge fund più famosi e importanti al mondo, ha infatti avvertito il Congresso americano circa la necessità di un intervento che miri a controllare il bilancio della nazione mediante la partecipazione di tutti. Un’iniziativa bipartisan che, secondo il guru di Wall Street, resta l’ultima spiaggia per salvare il dollaro ed evitare all’economia del Paese la recessione.
Secondo Dalio, non c’è modo di affrontare in maniera sostenibile il problema della bomba deficit-debito senza un mix di aumenti delle entrate fiscali e diminuzioni della spesa che siano determinati in modo bipartisan. “Repubblicani e democratici dovrebbero capire la necessità di ridurre il passivo contribuendo entrambi”, ha scritto l’uomo d’affari. “Ciò porterebbe a un miglioramento dell’equilibrio tra domanda e offerta per il debito statunitense”, ha aggiunto, “che a sua volta abbasserebbe i tassi di interesse”. Una ricetta sulla cui fattibilità lo stesso miliardario si è però dimostrato poco ottimista, sottolineando più avanti come la politica sia diventata “troppo assolutista” per imboccare la giusta strada. Il motivo è presto detto: “Con un approccio più equilibrato, gli elettori solleverebbero i partiti dall’incarico loro assegnato”. Questa “è una tragedia”, ha chiosato.
Le possibili conseguenze
Dalio si è detto convinto che le conseguenze di un eventuale fallimento dei tentativi di disinnescare la minaccia saranno molto pesanti. “Abbassare i tassi di interesse e svalutare la moneta è la strada che i responsabili delle politiche di governo tendono a percorrere quando un Paese ha troppo debito ma in questo modo il sistema politico degli Stati Uniti non riuscirà a tenere sotto controllo il problema”, ha spiegato. Poi ha evocato lo spettro del fallimento, descrivendo con precisione il quadro che potrebbe venire a delinearsi nei prossimi anni: “Già oggi le proiezioni indicano grandi disavanzi e sappiamo che i costi del servizio del debito cresceranno rapidamente fino a comprimere altre voci di spesa, perché è altamente improbabile che la domanda di titoli di Stato aumenti in misura sufficiente a coprire l’offerta da collocare sul mercato”.
L’intervento di Dalio è arrivato proprio nei giorni in cui al Congresso USA si discuteva sulla misura fiscale voluta da Trump, che dovrebbe ridurre la spesa pubblica di 1.200 miliardi di dollari fino al 2034 ma a fronte di un calo del gettito erariale per 4.500 miliardi. Tra i provvedimenti inseriti nel disegno di legge, passato al Senato, figura infatti l’estensione in via permanente dei tagli alle imposte sul reddito introdotte nel 2017 dalla prima amministrazione del tycoon e in scadenza quest’anno. Sarà però anche abbassato da dieci a cinque anni il limite di 40mila dollari delle detrazioni federali per le tasse statali e locali mentre, sul lato della spesa, ci dovrebbero essere tagli dolorosi a programmi sanitari come Medicaid e Supplemental Nutrition Assistance.
Ma il vero rischio è la svalutazione del dollaro
Dalio si è già espresso più volte sulla questione e uno dei punti fermi della sua linea di pensiero è che, prima ancora del default, il vero problema per gli States di quello di una clamorosa svalutazione del dollaro. All’indomani del downgrade di Moody’s, ad esempio, il multimiliardario è intervenuto via social a rincarare la già massiccia dose di nervosismo sui mercati e ha prospettato a questo proposito uno scenario ben peggiore di quello paventato dalla società. “Le agenzie di rating tendono a sottovalutare i rischi effettivi legati al credito perché si limitano a valutare la possibilità che un governo non ripaghi il proprio debito”, ha spiegato, per poi avvertire: “Il pericolo ben più grave è che i Paesi fortemente indebitati decidano di stampare moneta per onorare i propri impegni, con la conseguenza che i detentori dei titoli subiscano perdite non perché ricevono meno denaro ma perché quello che incassano vale meno”.
Ad agosto, l’occupazione americana è salita tre volte le attese. I mercati vedono più probabile un aumento dei tassi il 16 settembre, ma per i gestori sarà decisivo il prossimo dato sull’inflazione
Secondo McKinsey e World Economic Forum il settore potrebbe crescere da 630 miliardi di dollari nel 2023 a 1.800 miliardi entro il 2035. Per WisdomTree la riduzione dei costi di lancio sta aprendo la strada a una nuova economia orbitale, mentre GAM vede opportunità anche in Europa
Il primo intervento del nuovo presidente della banca centrale USA a Jackson Hole convince il chief economic adviser di Allianz. Promossa la scelta di abbandonare la forward guidance e soprattutto la riflessione sulle trasformazioni strutturali dell’economia
Il Gnl è schizzato ai massimi da cinque mesi. Per gli analisti della società di assicurazione del credito, le quotazioni resteranno a lungo elevate, ma uno shock è improbabile. Ecco perché e i settori più a rischio
Secondo l’accademico, euforia, debito monstre e valutazioni alle stelle ricordano le due precedenti crisi. E se il peggio dovesse concretizzarsi travolgerà non solo gli investitori diretti ma anche i risparmiatori
Uno studio di Morningstar propone un framework per capire quando la crescita delle masse gestite rischia di compromettere il processo di investimento. Dalla liquidità al comportamento del gestore, nessun indicatore è decisivo da solo: è la convergenza di più segnali a rivelare se il successo stia iniziando a trasformarsi in limite
Secondo un nuovo studio di Accenture, otto manager su dieci sono pronti ad accrescere gli investimenti. La bolla? Non fa paura. Ma la cautela cresce ed emerge l’urgenza di ottenere un ritorno
Il CFA Italy Radiocor Sentiment Index sull’Italia resta negativo a -22,7 punti. Peggiorano le aspettative sull’Eurozona, mentre negli USA si rafforzano i timori sull’inflazione. Piazza Affari tiene, ma resta la prudenza sui settori ciclici
Il balzo del petrolio e le attese di una stretta delle banche centrali hanno riportato i mercati obbligazionari sotto pressione. Per BlackRock, il reddito è tornato centrale ma serve selettività
Ad agosto il carovita è balzato al 3,3% spinto dai costi energetici, mentre il dato core è arretrato. Per i gestori, una nuova stretta è in arrivo ma per i prossimi mesi ogni ipotesi resta sul tavolo
Da Jakson Hole, il presidente dell’istituto centrale ha aperto a un aumento dei tassi, facendo salire le probabilità di un intervento già il 16 settembre. I gestori però frenano: ecco perché
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio