Il fondatore di Bridgewater Associates lancia l’allarme su debito monstre e tassi elevati che potrebbero spingere gli Stati Uniti verso una crisi senza precedenti. Riduzione del deficit al 3% del PIL la sua ricetta per invertire la rotta. Ma attenzione ai dazi di Trump
Gli Stati Uniti si potrebbero ritrovare ad affrontare un “infarto economico” nei prossimi tre anni se non si prenderanno provvedimenti per contenere il debito. A lanciare l’allarme è Ray Dalio, fondatore dell’hedge fund Bridgewater Associates, che in un’intervista a Bloomberg ha evidenziato i rischi sistemici per l’economia della superpotenza a poco più di un mese dall’inizio della discussa amministrazione Trump. Un vecchio cavallo di battaglia che il guru è tornato a rilanciare dopo mesi dal suo ultimo intervento.
“Quando i debiti aumentano in modo considerevole rispetto ai redditi necessari per servirli”, ha detto Dalio in un podcast della testata finanziaria britannica, “è come se si accumulasse placca nel sistema circolatorio”. Per l’uomo d’affari il problema degli States non è quindi solo il livello delle passività, triplicato dal 2000 a oggi fino a raggiungere la cifra record di 36mila miliardi di dollari, ma altri due elementi: la traiettoria annuale del deficit, attualmente pari al 7,5% del PIL per un totale di 1.800 miliardi, e gli alti tassi di interesse che ancora frenano il tessuto produttivo.
Il ruolo degli investitori
L’appetito degli acquirenti stranieri per il debito statunitense viene indicato da Dalio come il parametro chiave da tenere d’occhio nella prospettiva di monitorare questi possibili sviluppi. A un certo punto i sottoscrittori potrebbero cioè rifiutarsi di comprare ancora, determinando un’impennata nei rendimenti dei Treasury e spingendo l’economia americana verso una recessione. “Ci stiamo avvicinando e la mia ipotesi è di tre anni”, ha precisato il miliardario. “Quando si raggiunge la parte del ciclo in cui è necessario prendere in prestito denaro per pagare il servizio del debito e i detentori di quei titoli dicono che è una situazione rischiosa”, ha concluso il guru, si innesca quella che viene chiamata “spirale della morte del debito”.
La crisi del debito imminente si somma però, per Dalio, anche alle crescenti preoccupazioni degli osservatorio di Wall Street sulla crescita. Il GDPNow tracker, un indicatore della Federal Reserve di Atlanta, ha infatti smentito le stime di crescita al 2,3% per il primo trimestre 2025 segnalando il rischio che il Pil USA si contragga del 1,5% nel periodo. Una retromarcia che potrebbe essere innescata dal calo dei consumi così come da una bilancia commerciale gravata da un disavanzo di 153,3 miliardi, con un aumento delle importazioni di 34,6 miliardi rispetto a un incremento dell’export di soli 3,3 miliardi. E la situazione promette di peggiorare con l’entrata a regime delle politiche tariffarie di Trump. Sebbene la maggior parte dei dazi non sia ancora entrata in vigore, cittadini e imprese hanno infatti già iniziato a fare incetta di beni esteri per evitare futuri aumenti dei prezzi.
Le soluzioni del guru
Tracciando parallelismi con la stagflazione degli anni ’70 e la Grande Depressione degli anni ’30, Dalio ha quindi avvertito che gli Stati Uniti potrebbero ritrovarsi in un contesto economico caratterizzato da bassa crescita e alto livello dei prezzi. Per evitare questo scenario, il gestore di hedge fund ha suggerito una riduzione del deficit al 3% del PIL attraverso un mix di aggiustamenti fiscali e tagli alla spesa pubblica. “Se le cose peggiorano”, ha ammonito, “potrebbero verificarsi eventi più estremi”.
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
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