Mentre Dalio invoca un ‘whatever it takes’ in salsa cinese, Janus Henderson vede una svolta decisiva con importanti conseguenze per gli investitori. Per Pimco, è tempo di un nuovo approccio al Dragone
Il blitz politico targato Xi Jinping ha galvanizzato i mercati cinesi, che hanno accolto le maxi misure di stimolo con un balzo, prima della chiusura per i festeggiamenti della Settimana d’oro. Così, nonostante i dati macro continuino a mostrare un’economia in stato comatoso, settembre è passato in archivio con il maggiore rialzo mensile dell’ultimo decennio (+18%) e il guadagno settimanale più significativo dal 2008 (+16%). Entusiasmi a parte, però, la domanda che si pongono ora i mercati è se le misure messe in campo da Pechino riusciranno davvero a rianimare il Dragone o se le sfide strutturali che l’attendono abbiano invece bisogno di ben altro. In questo senso si è espresso anche Ray Dalio, fondatore del maggior hedge fund al mondo, nonché uno degli investitori più ascoltati ad ogni latitudine.
Per Dalio è ora di un ‘whatever it takes” in salsa cinese
Ray Dalio, fondatore di Bridgewater Associates
Mentre il mondo guarda alle banche centrali e alle tensioni geopolitiche, da mesi il fondatore di Bridgewater va ripetendo che il “problema reale” è il rallentamento cinese, serio rischio per i portafogli degli investitori globali. Per questo, sebbene abbia accolto gli stimoli di Pechino con favore, ha avvertito che è necessario fare “molto di più”. Il governo e la PBOC hanno varato una serie di misure per stimolare la crescita, stabilizzare il settore immobiliare e rivitalizzare i mercati azionari, ma affinché questo pacchetto possa rappresentare davvero “una svolta storica” per il Paese, per Dalio Xi Jinping dovrà seguire l’esempio di Mario Draghi mettendo in campo un vero “whatever it takes”.
Misure decisive
Secondo Victoria Mio, cfa head of greater China equities & portfolio manager di Janus Henderson, il pacchetto di Pechino segna un passaggio decisivo dal controllo del debito al sostegno della crescita. In particolare, è in grado di risolvere tre problemi del Dragone. Abbassando il coefficiente di riserva obbligatoria di 50 punti base, la banca centrale ha liberato circa mille miliardi di renminbi di liquidità, pari a 142,5 miliardi di dollari, che promettono di migliorare l’accesso ai finanziamenti e sostenere le attività commerciali. Sul fronte immobiliare, la riduzione dei tassi sui mutui esistenti dovrebbe offrire respiro a cinquanta milioni di famiglie, facendo risparmiare loro 150 miliardi di renminbi (21,1 miliardi di dollari) e stabilizzando il comparto. L’introduzione di una linea di swap da 500 miliardi di renminbi (71 miliardi di dollari) per l’acquisto di azioni da parte di broker e fondi, insieme al taglio di 20 punti base dei tassi, ha poi immesso nel mercato la liquidità necessaria. Mentre l’istituzione di una linea di rifinanziamento da 300 miliardi di renminbi (42,2 miliardi di dollari) per consentire alle quotate di effettuare riacquisti di azioni rafforzerà la fiducia degli investitori.
Mio è dunque convinta che questa svolta potrebbe essere cruciale per la resurrezione della Cina, grazie anche al contesto attuale. “Il taglio dei tassi da parte della Fed ha creato un ambiente più favorevole all’attuazione di misure di stimolo da parte dei responsabili politici cinesi, riducendo i timori di fuga di capitali o di svalutazione della moneta”, osserva. Sottolineando che, a differenza degli sforzi precedenti, le misure non riguardano solo la politica monetaria, ma anche le sfide del settore immobiliare, la stabilità del mercato azionario e la fiducia dei consumatori. E nelle prossime settimane potrebbero essere annunciate ulteriori iniziative.
Le conseguenze per gli investitori
Per l’esperta di Janus Handerson, tutto questo potrebbe essere il catalizzatore necessario per ripristinare la fiducia e sbloccare il valore nei mercati cinesi. Che in questo periodo offrono valutazioni interessanti. “L’indice Msci China ha un rapporto p/e a dodici mesi di circa 10,3x, cosa che lo rende uno dei mercati più convenienti. Ciò rappresenta un punto di ingresso unico per gli investitori alla ricerca di valore in un mercato con un notevole potenziale di crescita”, afferma. Non solo. A suo parere, la bassa correlazione della Cina con gli altri mercati globali, soprattutto nei periodi di volatilità, la rende un’eccellente opzione di diversificazione. Infine, Mio fa notare come i recenti annunci abbiano creato uno slancio positivo in settori quali tecnologia, beni di consumo, immobiliare, materie prime, sanità e finanza. “Le società di alta qualità con solidi fondamentali dovrebbero beneficiare della maggiore liquidità e delle politiche di sostegno”, assicura.
Al di là del bazooka di Xi, Adam Bowe e Stephen Chang, portfolio manager di Pimco, puntano l’attenzione sulle implicazioni a lungo termine dell’evoluzione dei driver economici cinesi. Uncambiamento che “renderà necessaria una rivalutazione dei settori e delle asset class” da preferire. Per i due esperti, sono quattro le tendenze chiave che, riaffermate anche dal recente Terzo Plenum, guideranno la crescita del Dragone nei prossimi tre-cinque anni: la riduzione della crescita del credito, la contrazione del settore immobiliare, l’aumento della capacità produttiva e gli investimenti in energia verde.
Dalla disinflazione alle materie prime: le implicazioni per i mercati
“Quando la Cina supererà i limiti di un’espansione alimentata dal debito e si orienterà verso nuovi motori di crescita, gli effetti di questa transizione si riverbereranno a livello globale”, affermano Bowe e Chang. È infatti probabile che Pechino diventi “un esportatore di disinflazione verso l’economia globale in un orizzonte secolare”, con i mercati emergenti a risentirne maggiormente. Nonostante il rallentamento della crescita, i due esperti prevedono poi che il consumo cinese di materie prime chiave aumenti, grazie agli investimenti nell’energia verde. “Tuttavia, questo incremento varierà a causa della continua contrazione del settore immobiliare”, precisano. “Ad esempio, mentre la domanda di minerale di ferro potrebbe diminuire a causa della riduzione della produzione di acciaio, quella di metalli come il rame e il nichel potrebbe aumentare a causa della loro centralità nelle tecnologie verdi”, chiariscono. Con l’Australia che sarà probabilmente uno dei Paesi più colpiti dal cambiamento.
Infine, la risposta politica alla crisi immobiliare, caratterizzata dallo stimolo dell’offerta attraverso una crescita manifatturiera trainata dalle esportazioni più che dall’aumento della domanda interna, secondo Bowe e Chang sta portando a una maggiore concorrenza con gli altri Emergenti. “Questo approccio potrebbe intensificare le pressioni competitive su questi Paesi, incidendo potenzialmente sulla loro crescita e sulle dinamiche di mercato”, evidenziano.
Insomma, secondo i due esperti Pimco per gli investitori è necessario ripensare l’approccio al Paese asiatico. “Quando Pechino si muoverà verso una crescita di qualità superiore, la composizione di questa espansione diventerà più critica dei dati principali su cui gli investitori si sono storicamente concentrati”, avvertono. Per questo, concludono, è consigliabile “valutare ora quali settori possono guadagnare o perdere da questi cambiamenti economici, esaminando le implicazioni a lungo termine dei mutamenti strutturali che guidano la crescita della Cina”.
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