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Nel rapporto sulla competitività, l’ex presidente BCE chiede la svolta politica. E di agire su innovazione, decarbonizzazione e sicurezza. “Un asset sicuro comune? Cruciale per la Capital markets union”
La sfida è “esistenziale” e vale 800 miliardi di euro l’anno di investimenti aggiuntivi: tra il 4,4%-4,7% del PIL UE 2023, il doppio del Piano Marshall che salvò il Vecchio Continente dopo la seconda guerra mondiale. Si apre con questa premessa l’atteso rapporto sulla competitività dell’Unione Europea messo a punto da Mario Draghi. Un vademecum per la salvezza dell’Europa in cui l’ex premier italiano fornisce circa 170 proposte di riforma “urgenti e concrete”, “attuabili da subito”, e nel quale invoca soprattutto un “cambiamento radicale”. A partire dalla nascita di strumenti di debito comune, sul modello del Recovery Fund, per rafforzare l’economia e la sicurezza dell’Area.

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Il “bazooka politico” di super Mario
“Draghi ha ritirato fuori il bazooka”, è stato il commento di molti parlamentari europei. Probabilmente perché la vera novità del piano, al di là delle ricette concrete, è il cambio di passo proposto per l’Unione. D’altra parte l’assunto è che non c’è più tempo. “Abbiamo raggiunto un punto limite: se non si agisce risulterebbero compromessi il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà”, ha avvertito l’ex banchiere centrale. Di qui la proposta di un maggiore utilizzo del voto a maggioranza qualificata, a scapito di quello all’unanimità, che migliorerebbe il ritmo con cui vengono adottate le principali iniziative legislative. In sostanza, viene chiarito nel dossier, quando l’azione è ostacolata dalle procedure esistenti, “l’opzione migliore è che gruppi di Stati membri con vedute affini ricorrano alla cooperazione rafforzata”. Praticamente un’Europa a più velocità, come già invocato mesi fa dall’ex numero uno della BCE a proposito della Capital Markets Union. Si va avanti con chi ci sta. Secondo l’economista italiano, l’UE ha bisogno di una politica industriale molto più coordinata ma anche di decisioni più rapide e di investimenti massicci se vuole tenere il passo con Stati Uniti e Cina. Molti stati membri hanno infatti già adottato risposte alla nuova realtà, ma la loro efficacia è rimasta limitata per mancanza di coordinamento. Inoltre, viene sottolineato, i diversi livelli di sussidi tra Paesi sono un fattore di disturbo per il mercato unico, la frammentazione limita la scala necessaria per competere a livello globale e il processo decisionale è complesso e lento.
La ricetta salva-UE
Quanto ai campi di intervento, Draghi ritiene che i maxi investimenti di cui si parla debbano andare a rafforzare tre ambiti chiave: innovazione, decarbonizzazione e sicurezza. Pena “una lenta agonia”. “Se l’Europa non riesce a diventare più produttiva”, si legge, “saremo costretti a scegliere”. E ancora: “Non saremo in grado di diventare un leader nelle nuove tecnologie, un faro di responsabilità climatica e un attore indipendente sulla scena mondiale. Non saremo in grado di finanziare il nostro modello sociale. Dovremo ridimensionare alcune, se non tutte, le nostre ambizioni”. La crescita sta infatti rallentando da molto tempo nell’UE. “Ora non possiamo più ignorarlo: le condizioni sono cambiate”, ha scandito Draghi in conferenza stampa.
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Innovazione
Per non perdere definitivamente la partita dell’innovazione con USA e Cina, secondo l’ex governatore di Bankitalia, è necessario aumentare investimenti in ricerca e sviluppo che sono tragicamente “tornati ai livelli di vent’anni fa”. E soprattutto rimuovere le barriere alla commercializzazione. Le aziende innovative decise a crescere sono infatti bloccate da normative incoerenti e restrittive. La conseguenza è che “molti imprenditori europei preferiscono cercare finanziamenti dai venture capitalist statunitensi e ampliare la propria attività nel mercato statunitense”. Prova ne è che tra il 2008 e il 2021, circa il 30% degli ‘unicorni’ del Vecchio Continente sono emigrati Oltreoceano.
Decarbonizzazione e competitività
Altro punto chiave è ridurre i prezzi dell’energia e puntare a una decarbonizzazione che non strangoli la competitività ma sia volano di crescita. Se però UE è leader mondiale in tecnologie pulite come turbine eoliche e elettrolizzatori o anche carburanti a basse emissioni di carbonio, Draghi ritiene ci sia il rischio che il blocco non riesca a cogliere questa opportunità. Il tutto mentre gli USA continuano a correre grazie all’IRA e la Cina fa enormi passi avanti.
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Sicurezza
La questione energetica è strettamente connessa a quella della sicurezza: l’Europa deve cioè “ridurre le dipendenze”. E questo, secondo Draghi, dovrà rappresentare la base di una “politica di sicurezza economica” che sia parte integrante della politica estera comune. “L’UE dovrà sviluppare una vera e propria politica economica straniera”, viene chiarito, “che coordini gli accordi commerciali preferenziali e gli investimenti diretti con le nazioni ricche di risorse”. viene chiarito. Necessario è anche “attuare rapidamente la legge sulle materie prime critiche”, da integrare a stretto giro “con una strategia globale che copra tutte le fasi della catena di approvvigionamento dei minerali critici, dall’estrazione alla lavorazione al riciclaggio”. Non solo: per rafforzare la posizione dell’Europa nella fase di approvvigionamento, sarà poi fondamentale creare “una piattaforma europea dedicata alle materie prime critiche”.
Difesa
La sicurezza passa poi anche dalla capacità di difesa. Per questo, l’ex numero uno della BCE raccomanda di “aumentare i finanziamenti” in ricerca e sviluppo e di concentrarli su “iniziative comuni”. Questo approccio, si legge, potrebbe essere sviluppato attraverso “nuovi programmi a duplice uso e una proposta di progetti europei di difesa di interesse comune” per organizzare la necessaria cooperazione industriale. “Nessuno Stato membro può finanziare, sviluppare, produrre e sostenere efficacemente tutte le capacità e le infrastrutture necessarie per mantenere la leadership” nelle tecnologie più avanzate, viene fatto notare.
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Necessario uno strumento di debito comune
Ovviamente, per aumentare innovazione, competitività, sicurezza e difesa non si può prescindere da massicci investimenti. Per questo, un’altra cosa su cui bisogna affrettarsi è la nascita di uno strumento di debito europeo.“Serve un asset sicuro comune? La risposta è sì. Sapete tutti come la penso: è uno strumento funzionale per raggiungere i nostri obiettivi”, ha spiegato l’ex governatore di Bankitalia in conferenza stampa. Anche in questo caso “serve una valutazione comune su quali siano i pericoli e le ricadute. E questo è un ambito in cui i Paesi membri devono mettersi d’accordo”, ha precisato Draghi. Ricordando che “asset comuni servono per completare l’unione dei mercati dei capitali”, altra riforma portare a compimento con urgenza. Per l’economista italiano un common safe asset “non è l’indicazione di un obiettivo per sé bensì di uno strumento: se si trovano altre strade che è più facile percorrere per ragioni politiche seguiamole”, ha chiarito. L’importante, anche in questo caso, è agire in fretta.
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