Tra il rimbalzo dell’inflazione, un’economia moribonda e il difficile contesto internazionale, Bailey sceglie la cautela. Gli analisti vedono altri due tagli quest’anno, ma la strada è incerta
Anche la Bank of England sceglie la modalità ‘wait and see’. Come previsto dai mercati, e in linea con quanto deciso dalla Federal Reserve mercoledì, l’istituto centrale del Regno Unito ha lasciato i tassi invariati al 4,5%, dopo il taglio di un quarto di punto annunciato a febbraio. A pesare sulla scelta di Andrew Bailey e colleghi è stato soprattutto il nuovo rimbalzo dell’inflazione al 3%, ben al di sopra dell’obiettivo del 2%. Nonostante la preoccupante situazione dell’economia britannica, che a gennaio si è contratta a sorpresa dello 0,1%, i policymaker hanno insomma deciso di non rischiare, soprattutto alla luce dell’incerto contesto internazionale. E non hanno quindi offerto alcuna boccata d’ossigeno al governo laburista di Keir Starmer che sta tentando da mesi di riattivare la crescita.
La decisione è stata adottata dal Monetary Policy Committee a maggioranza, con otto voti favorevoli alla linea della cautela e il dissenso di un solo membro, che invece avrebbe preferito un taglio di 25 punti base. La scelta, come spiegato nello statement e dallo stesso governatore, è stata dettata dall’intensificarsi delle incertezze che pesano sull’economia, a causa di fattori interni e internazionali. “Vi è molta incertezza economica al momento”, ha sottolineato Bailey, invocando la necessità di monitorare “molto da vicino l’evoluzione di tendenze globali e domestiche”, pur rassicurando che il percorso resta quello di “un calo graduale” dei tassi. Il governatore ha anche fatto indirettamente riferimento ai potenziali contraccolpi della guerra dei dazi dichiarata da Donald Trump e ha insistito sull’impegno della banca centrale a garantire una prospettiva “d’inflazione bassa e stabile”.
Tagli senza precedenti
Quanto alla politica, la BoE non ha offerto la mano sperata. E alla titolare delle Finanze, Rachel Reeves, toccherà presentarsi mercoledì prossimo in Parlamento per illustrare una manovra di primavera già bollata dall’opposizione come una correzione di bilancio “d’emergenza”. Il programma prevede infatti, come anticipato dal giornale progressista Guardian, tagli alla spesa pubblica e al welfare “senza precedenti” fin dalla fase delle politiche di austerity d’inizio anni 2010. Tagli che si accompagnano alla parallela accelerazione degli stanziamenti per il riarmo e il bilancio della difesa fino al 2,5% e poi al 3% del PIL e destinati a pesare su milioni di britannici dopo l’aumento record delle tasse varato in autunno.
Secondo Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, l’aumento dell’incertezza sulle prospettive di inflazione e crescita ha indotto la BoE a mantenere il consueto approccio ‘graduale e cauto’ riguardo alla riduzione dei tassi. Tuttavia, fa notare, “la spaccatura nelle votazioni e la decisione di adottare un approccio più mirato, riunione dopo riunione, hanno introdotto un tono leggermente più da falco”. L’esperto continua comunque ad aspettarsi tagli trimestrali a partire da maggio, ma precisa che lo scenario da giugno in poi presenta due sfaccettature, con una serie di fattori domestici e internazionali in gioco, dall’inflazione alle tensioni geopolitiche. “Per gli investitori nel reddito fisso, è fondamentale monitorare attentamente i dati, mantenere un approccio dinamico nella gestione dei rischi e cogliere opportunità di valore relativo”, avverte.
L’unico approccio possibile è la cautela
Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam
Anche Jamie Niven, senior fixed income fund manager di Candriam, sottolinea l’inclinazione leggermente meno dovish del previsto, con uno solo membro a favore di un taglio. “È evidente che l’inflazione si è mossa in modo meno favorevole di quanto sperato dal comitato nei primi mesi del 2025, mentre la crescita del quarto trimestre del 2024 è stata leggermente migliore di quanto previsto nella riunione di febbraio. Pertanto, un approccio più misurato al taglio dei tassi è perfettamente logico”, commenta. A sua parere è quindi chiaro che l’istituto è in modalità ‘wait and see’ nel tentativo di determinare se a esercitare l’influenza maggiore saranno i prezzi più alti o la bassa crescita. “La preoccupazione maggiore per loro e per l’economia del Regno Unito è che persistano entrambi. In ultima analisi, riteniamo che la crescita sarà più debole e che l’inflazione tornerà eventualmente verso l’obiettivo, ma potrebbe essere necessario un po’ di tempo prima che ciò accada”, sostiene.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, fa notare che nonostante il temporaneo mantenimento dei tassi, gli economisti prevedono due tagli entro la fine dell’anno. “La BoE, proprio come la Federal Reserve, si trova di fronte alla difficile sfida di bilanciare crescita e inflazione: se da un lato bisogna sostenere la stabilità economica, dall’altro è necessario evitare che i prezzi continuino a salire”, osserva. Concludendo che “destreggiarsi tra queste pressioni contrastanti rimarrà una sfida cruciale per la banca centrale nei mesi a venire”.
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