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Al rialzo le stime di inflazione. Per Powell c’è più incertezza con Trump, ma una recessione è improbabile. Gli investitori sperano in una riduzione a giugno
Come atteso dai mercati, la Federal Reserve non ha toccato i tassi di interesse americani, lasciandoli nella forchetta compresa fra 4,25 e 4,50%. In un clima di “aumentata incertezza”, come ribadito anche dal presidente Jerome Powell, la banca centrale Usa preferisce rimanere in modalità ‘wait and see’, anche se inizia a pesare i primi effetti delle politiche trumpiane. Le previsioni di crescita sono state infatti notevolmente ridotte, mentre quelle sull’inflazione sono state riviste al rialzo. Non cambia però la stima sulla traiettoria del costo del denaro, con la maggioranza dei governatori che si aspetta ancora una riduzione di 50 punti base entro fine 2025, esattamente come a dicembre.

Il commento di Alessandro Tentori, CIO Europe di Axa Investment Managers
Crescita più lenta, inflazione in rialzo
Secondo la Fed, nel 2025 l’economia a stelle e strisce si espanderà solo dell’1,7%, decisamente meno del 2,1% previsto tre mesi fa. Nel 2026 e nel 2027 segnerà poi +1,8%, contro il +2% e il +1,9% della view di dicembre. Il tasso di disoccupazione salirà al 4,4% quest’anno e al 4,3% nei successivi due, decisamente oltre i minimi degli ultimi anni e sopra il 4,1% registrato a febbraio. L’inflazione, invece, è destinata ad aumentare, anche se non in maniera persistente. E si attesterà rispettivamente al 2,7% (da 2,5%), al 2,2% (da 2,1%) e al 2% (dato confermato). La misura core Pce, quella preferita dalla banca centrale, dovrebbe chiudere l’anno al 2,8%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto alla stima precedente, mentre per i successivi due le attese sono rimaste invariate, con un ritorno all’obiettivo visto per fine 2027.
Una recessione non è all’orizzonte, ma gli effetti dei dazi ci sono già
“L’economia statunitense è complessivamente forte, ma i dati indicano un’elevata incertezza economica”, ha sottolineato Powell in conferenza stampa, rassicurando sul fatto che comunque la Fed “non prevede una recessione”. Quello che è certo, però, è che “le attese sull’inflazione sono state riviste al rialzo e i dazi sono stati un fattore trainante”. “L’incertezza sui significativi cambiamenti adottati dalla nuova amministrazione e sui loro effetti economici è alta”, ha rimarcato il presidente dell’istituto centrale, secondo cui i nuovi dazi commerciali “stanno già avendo degli effetti rialzisti” sui prezzi Usa, anche se “è difficile quantificarli in maniera precisa”. Intanto, il Fomc ha anche deciso di rallentare il ritmo di riduzione dei titoli, abbassando il limite di rimborso mensile sui Treasury da 25 miliardi a 5 miliardi di dollari e lasciando a 35 miliardi quello su agency bond e asset backed securities.
Il dot plot mostra ancora due tagli nel 2025
Alla luce di tutto questo, Powell ha quindi ribadito che non c’è nessuna fretta di tagliare i tassi, che la Fed “è ben posizionata per affrontare i rischi e le incertezze” e che in questo momento è meglio “aspettare per una maggiore chiarezza”. Quanto ai tassi, il dot plot indica che entro fine anno il costo del denaro dovrebbe attestarsi al 3,75-4%, 50 punti base in meno del livello attuale. Ora sono nove i governatori che prevedono due tagli, mentre sono saliti da quattro a otto coloro che se ne aspettano uno o nessuno. Due infine scommettono su tre sforbiciate e nessuno osa oltre: tre mesi fa erano in cinque ad aspettarsi tre o più riduzioni. Resta invece invariata la direzione dei prossimi anni: 3,25-3,75% a fine 2026, 3-3,25% a fine 2027 e 3% nel medio periodo.
Aumentano le speranze di un taglio a giugno
La reazione dei mercati all’atteso meeting del Fomc è stata positiva, con Wall Street che ha chiuso in rialzo. Secondo le stime Lseg, i trader stimano ora una probabilità del 62,1% che Powell riprenda a tagliare i tassi a giugno, in aumento rispetto al 57% del pre-riunione. “Come previsto, la Fed ha adottato un tono cauto questo mese, rimanendo in attesa di chiarimenti sulle prospettive di crescita e sulle modifiche alla politica commerciale”, commenta Whitney Watson, global co-head and co-chief investment officer of Fixed Income and Liquidity Solutions di Goldman Sachs Asset Management. Per l’esperta le revisioni delle proiezioni lasciano in qualche misura “la sensazione di un’atmosfera da stagflazione”, con previsioni di crescita e inflazione che si muovono in direzioni opposte. “Per il momento l’istituto centrale è in modalità ‘wait and see’, per verificare se il recente rallentamento si trasformerà in qualcosa di più serio”, conclude.
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