Per il cio credit e MM dell’affiliata di Natixis IM, BCE e Fed non si sono divise ma si trovano solamente in punti diversi dello stesso tragitto. Una condizione che genererà nuove opportunità nel reddito fisso, soprattutto in Europa. Ma occhio a Trump
Philippe Berthelot, cio Credit e MM di Ostrum AM (Natixis IM)
Dopo due anni sulla cresta dell’onda, il reddito fisso viene indicato da molti investitori come un’asset class destinata a registrare una flessione. Una previsione fondata non solo sui possibili effetti del ciclone Trump, che potrebbe avere impatti negativi sui Treasury americani, ma anche e soprattutto sull’apparente disallineamento nella politica monetaria delle due principali banche centrali occidentali: Banca centrale europea e Federal Reserve. Per Philippe Berthelot, cio Credit e MM di Ostrum AM, non è propriamente così. BCE e Fed, infatti, non si sono divise ma si trovano semplicemente in punti diversi dello stesso percorso. In occasione dell’evento annuale organizzato a Parigi dalla capogruppo Natixis IM, la redazione di FocusRisparmio ha raggiunto il manager per approfondire questa view.
È vero infatti che la Fed si è presa una pausa ma la nostra previsione è che a partire da giugno ricomincerà a tagliare ed entro la fine dell’anno avrà perfezionato almeno due sforbiciate per un totale 50 punti base. Del resto, il presidente Jerome Powell è stato chiaro sul fatto che segnali di un rallentamento dell’economia USA stiano iniziando a manifestarsi con maggiore evidenza. Mi aspetto due ritocchi al ribasso anche dalla BCE, di modo da portare il tasso terminale sotto il 2% e compensare una crescita del PIL che dovrebbe fermarsi all’1% per l’intera Eurozona. In questo scenario non va sottovalutata però l’imponderabilità della variabile dazi, che potrebbe cambiare le carte in tavola ravvivando l’inflazione.
Ha parlato di dazi. Quale sarà l’effetto Trump sui mercati USA e in particolare su quelli obbligazionari?
Il tycoon è una scheggia impazzita la cui direzione rimane tuttora difficile da prevedere. E la conferma viene dai continui dietro-front rispetto al Canada ma anche all’Europa e alla Cina. Sebbene sul lungo termine mi aspetti cambiamenti relativi, nel breve periodo non si può quindi escludere che gli annunci del presidente USA generino molta volatilità. Questa è proprio la ragione del divario che si è venuto a creare nelle ultime settimane tra il mercato azionario americano e quello europeo, con i titoli del Vecchio Continente in rampa di lancio mentre quelli a stelle e strisce arrancano. Quanto al reddito fisso, mi aspetto che il credito si mantenga un’asset class resiliente mentre la traiettoria dei Treasury resta nebulosa e ne fa un segmento difficile da approcciare in questo momento.
Come vede invece il reddito fisso del Vecchio Continente? Quali i segmenti favoriti?
L’obbligazionario corporate high yield resta favorito per via delle buone performance che sta dimostrando di avere, ma anche il debito sovrano non mancherà di riservare opportunità interessanti. Con la Germania che ha annunciato un piano di investimenti strutturali monstre e l’iniziativa europea per il riarmo promossa direttamente dalla presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, piano che mobiliterà circa 800 miliardi su un periodo di dieci-dodici anni, mi aspetto infatti una forte emissione di titoli di Stato nel medio-lungo termine: questa spinta dovrebbe far abbassare i rendimenti nel breve termine ma farli alzare nel lungo, come dimostra il picco del 3% toccato proprio dai Bund alla vigilia dell’annuncio di un aumento del debito da parte del premier tedesco in pectore Friedrich Merz. Si tratta di un repricing che sarà gradito prima di tutto dagli investitori istituzionali.
Cosa si aspetta dal mercato italiano?
La performance dell’Italia è stata impressionante, con l’economia tricolore che negli ultimi mesi ha fatto meglio di quella tedesca e francese in termini relativi. Senza contare che Roma, a differenza di Parigi e altri capitali dell’Eurozona, mantiene un avanzo primario e ha visto i suoi indici di credito registrare significativi miglioramenti. Sullo sfondo resta però la spada di Damocle dei dazi, visto che il Paese ha un surplus commerciale con gli Stati Uniti di 42 miliardi ed è secondo solo alla Germania.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio