Gli esperti della casa si attendono un soft landing dell’economia globale, sostenuto da politiche monetarie accomodanti. E per il portafoglio prediligono l’equity degli Stati Uniti, nonostante il nodo elezioni, mixato con obbligazioni high yield. Non senza un pizzico di oro
Azionario USA e bond europei. Con un focus sul segmento high yield e sull’oro. Si può riassumere così la strategia per i prossimi mesi che UBS Asset Management ha presentato il 2 ottobre a Milano in occasione del suo consueto marketoutlook. Secondo la casa di gestione svizzera è infatti questo il mix che meglio si addice ad affrontare un periodo come quello che attende gli investitori, caratterizzato da grande volatilità ma che dovrebbe anche vedere l’economia dirigersi verso un soft landing. Una view che pone l’accento anche sul nodo delle elezioni americane e sull’importanza di alcune commodities come fonte di diversificazione per il portafoglio.
Teresa Gioffreda, investment strategist di UBS Asset Management Italia
A tratteggiare lo scenario macroeconomico è stata Teresa Gioffreda, investment strategist della casa svizzera. “Ci aspettiamo un soft landing dell’economia globale”, ha spiegato, “con le politiche monetarie delle banche centrali che potranno continuare a essere accomodanti grazie a un’inflazione ancora in calo almeno fino alla fine del 2024”. Per quanto riguarda in particolare gli Stati Uniti, che pesano per il 60% sull’indice azionario globale, è opinione dell’esperta che non ci siano squilibri del settore privato tali da causare nuovi shock: “Il debito delle famiglie resta sotto controllo e la disoccupazione supera solo di poco la soglia di guardia del 4%”. Non va peggio in Europa, dove una attività produttiva indebolita dalle difficoltà della Germania potrà essere compensata da inflazione stabile e ampi spazi di intervento della BCE proprio sul fronte dei tassi di interesse. E se il mondo occidentale pare destinato nel suo complesso a rallentare senza fermarsi, anche la situazione in Cina e Giappone viene considerata dalla strategist vicina a una svolta: “Pechino si appresta a varare politiche fiscali espansive per sostenere la ripresa della domanda interna, mentre il Paese del Sol Levante si avvia a una stagione di tassi in crescita e rafforzamento dello yen”.
Il nodo elezioni
La vera incognita all’orizzonte sembra dunque essere rappresentata dalle presidenziali americane, un appuntamento elettorale il cui esito viene considerato da molti cruciale per il mercato azionario USA e per le politiche di bilancio del Paese. Secondo Gioffreda, tuttavia, questa lettura è vera solo in parte. C’è infatti uno scenario, annoverato dall’esperta tra i probabili, in corrispondenza del quale gli esiti delle urne risulterebbero molto meno determinanti per le vicende economiche: un Congresso diviso. “Considerando il responso degli ultimi sondaggi e la necessità di riconferma per molti senatori democratici”, spiega l’analista di UBS AM, “ci aspettiamo che il parlamento e nello specifico la camera alta siano non riescano a esprimere una maggioranza forte”. Prospettiva che dovrebbe mitigare le misure ‘estreme’ promesse da ciascuno dei due candidati, come l’innalzamento delle tariffe commerciali del tycoon o l’aumento di tasse della leader progressista, e dalla quale scaturisce una preferenza relativa della cassa di gestione per Stati Uniti rispetto al resto del mondo.
Quanto alle strategie da adottare, Gioffreda ha spiegato come la società intenda interpretare il contesto di valutazioni elevate a livello di indice con un atteggiamento neutrale. “Privilegiamo gli Stati Uniti rispetto ai mercati sviluppati a causa di un più solido profilo degli utili e dell’esposizione limitata alla debolezza del settore manifatturiero”. Sulle azioni europee prevale invece il sottopeso, giustificato dall’esperta con dati economici “deludenti” e che compensano in negativo le basse valutazioni. Quanto al resto del mondo, è opinione della strategist che il cambiamento positivo della politica cinese possa contribuire a “migliorare la performance dei mercati emergenti” mentre la spesa legata all’intelligenza artificiale dovrebbe sostenere gli esportatori di semiconduttori. C’è poi il filone delle materie prime, considerate un’esposizione strutturale da mantenere per coprire il portafoglio dall’inflazione e dai rischi geopolitici: “Abbiamo un leggero sovrappeso sull’oro”, ha precisato a tal proposito Gioffreda, precisando che la domanda continuerà a essere dalle banche centrali”.
Neutralità sui mercati azionari
Rapporto prezzo/utili basato sull’utile per azione a 12 mesi rispetto alla media a dieci anni (indici MSCI). Dati al 31 settembre 2024. Fonte: Refinitiv, UBS
Ma attenzione all’obbligazionario
Secondo Anaïs Brunner, fixed income strategist della società, anche i mercati obbligazionari vanno messi nel mirino. “Sebbene i rendimenti siano scesi rispetto a un anno fa”, sostiene inatti la specialista, “rimarremo su livelli interessanti fino a quando le banche centrali non intensificheranno i tagli dei tassi”. Entrando nel dettaglio delle preferenze, l’esperta di UBS evidenzia un sovrappeso in termini di duration sia sugli USA sia sull’Eurozona. Non solo. “Consideriamo interessanti le obbligazioni corporate con rating investment grade e siamo positivi ma selettivi anche su quelle in valuta locale”, spiega. Dal suo punto di vista, gli emergenti sono infatti stati in grado di mantenere prima l’inflazione sotto controllo, grazie a politiche monetarie più proattive, e ora si preparano a beneficiare di una politica più accomodante da parte delle banche centrali occidentali. “Ci piace anche l’high yield europeo”, conclude, “perché negli anni ha migliorato la liquidità e i fondamentali”.
Una panoramica del posizionamento sul reddito fisso
Fonte: UBS AM Fixed Income Investment Forum di fine agosto 2024
Secondo l’Osservatorio Sottoscrittori 2026 di Assogestioni, Millennials e Gen Z sono passati dal 15% al 18% dei clienti totali. E tra i nuovi ingressi del 2025 la quota sale al 32%. Ma i giovani continuano a detenere solo il 7% delle masse. Per i gestori, la sfida è trasformare il primo approccio in investimento strutturato e duraturo
Gli Oat tornano nella bufera mentre il Parlamento cerca di approvare la manovra 2027. Per gli analisti, i titoli transalpini resteranno vulnerabili, ma il contagio al resto dell’Area è per ora contenuto
Sale e supera i 1.000 miliardi il patrimonio degli investitori istituzionali italiani, che registra rendimenti positivi della categoria in linea con la tenuta dei mercati nonostante uno scenario congiunturale complesso. E la prospettiva è quella di un possibile ulteriore sviluppo del settore, anche grazie alle recenti novità normative
Per il gestore Ulrich Gerhard, l’inflazione persistente potrebbe spingere Fed e BCE a nuovi rialzi. Ma le scadenze a breve offrono un profilo interessante grazie al carry e alla minore sensibilità ai tassi. La scelta degli emittenti resta il fattore decisivo per intercettare le opportunità e contenere il rischio di credito
Sale e supera i 1.000 miliardi il patrimonio degli investitori istituzionali italiani, che registra rendimenti positivi della categoria in linea con la tenuta dei mercati nonostante uno scenario congiunturale complesso. E la prospettiva è quella di un possibile ulteriore sviluppo del settore, anche grazie alle recenti novità normative
Pil rivisto al rialzo anche per il prossimo anno. Su le stime si inflazione (3,2%). Il conflitto potrebbe fermare l’economia e spingerci in recessone, mentre sui titoli di Stato pesa la ‘fame’ di credito globale
Per Hania Schmidt, head of Quantitative Investment Strategies EMEA della casa, il segmento può farsi strada in mercati sempre più concentrati e soggetti a rotazioni. Merito dell’unione di dati, tecnologia e giudizio umano. “Ma per generare valore servono segnali diversificati e modelli adattivi”
Survey BofA: ad ottobre l’ottimismo cala ai minimi da giugno. Il rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari resta il principale rischio di coda. Tech sempre preferito. La Fed? Nessun aumento a fine mese
Secondo Morningstar, gli afflussi netti in Europa da gennaio a settembre 2026 hanno superato superando i 26,8 miliardi dell’intero anno precedente. Il patrimonio sale a 117,1 miliardi, mentre cresce la concorrenza tra gli operatori e aumenta l’interesse per le strategie azionarie sistematiche
Il numero uno di Goldman Sachs si dice preoccupato più per i movimenti bruschi dei rendimenti che per il loro livello assoluto: “Non solo un’anomalia storica”. Ma il ceo di J.P. Morgan intravede nuovi rialzi e mette in guardia gli investitori. Ma sull’AI sono concordi: ci sono dei rischi
Geopolitica, politiche economiche espansive e intelligenza artificiale stanno ridisegnando gli equilibri globali. Per gli esperti di Wellington Management, il nuovo scenario impone di ripensare l'allocazione del capitale, ma apre anche opportunità per la gestione attiva, i mercati privati e le infrastrutture
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio