Ad agosto peggiorano i Pmi del settore, zavorrati da Germania e Francia. Anche la Spagna rallenta, mentre migliora l’Italia. E dai prezzi in salita rischio stop deflazione
Il manifatturiero del Vecchio Continente continua a soffrire e complica il piano di allentamento della Banca centrale europea. Ad agosto l’indice Pmi del settore redatto da S&P Global si è infatti attestato a 45,8 punti, in linea con i dati dei due mesi precedenti. Un risultato lievemente migliore del consensus (45,6) ma ancora al di sotto della soglia dei 50 punti che separa l’espansione dalla contrazione, dove ormai staziona da luglio 2022. A fare da zavorra si confermano Germania e Francia, che hanno registrato entrambe un peggioramento, mentre migliora l’Italia.
Cyrus de la Rubia, capo economista di Hamburg Commercial Bank
“Le cose stanno peggiorando e in fretta”, sottolinea Cyrus de la Rubia, chief economist di Hamburg Commercial Bank. “Il manifatturiero è bloccato in un vicolo cieco”, spiega, “in condizioni che vanno deteriorandosi allo stesso forte tasso da tre mesi e che spingono la recessione ad un pauroso ventiseiesimo mese”. Il flusso totale dei nuovi ordini è infatti sceso al tasso maggiore del 2024, provocando sforzi per tagliare i costi tramite riduzioni degli acquisti piuttosto che dell’occupazione e delle scorte. Giù anche la fiducia delle aziende, ai minimi da cinque mesi. Nonostante la rapida contrazione delle vendite, i prezzi sono però saliti per la prima volta da aprile 2023 e hanno il terzo mese consecutivo di incrementi dei costi operativi.
L’aumento dei prezzi preoccupa la BCE
“I nuovi ordini stanno rallentando ulteriormente e i prezzi d’acquisto stanno continuando a crescere da giugno”, fa notare de la Rubia, secondo cui l’unica consolazione è che le aziende sono riuscite a trasferire parte dei maggiori costi ai clienti. Proprio i rincari fanno pensare, secondo gli esperti Hcob, che la fase deflazionistica nel manifatturiero potrebbe ormai essere al capolinea. E, come spiega il chief economist, ciò rischia di rappresentare un problema per la BCE: “Lotta con il carovita persistente nel terziario contando sulla contrazione dei prezzi del manifatturiero per mantenere la disinflazione sotto controllo”. A pesare, dal suo punto di vista, sono stati soprattutto i maggiori costi di trasporto. “Benché l’aumento dei prezzi nel manifatturiero sia ancora modesto, l’Eurotower certamente terrà sotto controllo gli sviluppi”, avverte.
Si aggrava il malato tedesco. Peggiora anche la Francia
Sul tavolo di Francoforte c’è però anche l’aggravarsi della situazione tedesca, dove la contrazione del manifatturiero si fa ogni mese più profonda. Ad agosto l’indice Pmi è arretrato a quota 42,4 dal 43,2 di luglio. Si tratta del terzo calo consecutivo ed è il valore più basso da marzo. “La recessione del settore si sta trascinando molto più a lungo di quanto ci si aspettasse”, analizza de la Rubia, che sottolinea comela diminuzione sempre più marcata degli ordini stia “spegnendo le speranze di una rapida ripresa”. Male anche la Francia, dove l’indicatore ha segnato il deterioramento più consistente da sette anni ed è sceso a 43,9 punti dai precedenti 44. In particolare, i nuovi ordini sono diminuiti a un ritmo che si era visto solo nei mesi della pandemia o della crisi finanziaria globale.
Spagna e Italia resistono
Persino il manifatturiero spagnolo, cresciuto per il settimo mese consecutivo, ad agosto ha registrato un un ritmo più lento e un calo della fiducia delle imprese al minimo storico annuale. L’indice Pmi si è infatti attestato a quota 50,5, in calo rispetto ai 51 punti di luglio e ai 52,3 di giugno. “La recente traiettoria trimestrale indica chiaramente una tendenza verso una fase di stallo”, mette in guardia l’economista junior di Hcob Jonas Feldhusen. Continua invece a piccoli passi la lenta risalita dell’Italia, il cui indice si è attestato a 49,4 punti dai 47,4 di luglio. Per il nostro Paese si tratta del terzo mese consecutivo di incremento e, secondo gli esperti della società tedesca, il dato indica come l’industria tricolore si stia “riprendendo”. “La tendenza al ribasso riportata nelle altre nazioni dell’eurozona in questi ultimi mesi rende il risultato positivo”, osserva l’economista Tariq Kamal Chaudhry. Chiarendo come la situazione resti comunque tutt’altro che ideale, in quanto le aziende hanno ridotto la produzione in scia ai bassi livelli di nuovi ordini e alle condizioni di mercato generalmente deboli.
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