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Secondo l’Osservatorio Sottoscrittori 2026 di Assogestioni, Millennials e Gen Z sono passati dal 15% al 18% dei clienti totali. E tra i nuovi ingressi del 2025 la quota sale al 32%. Ma i giovani continuano a detenere solo il 7% delle masse. Per i gestori, la sfida è trasformare il primo approccio in investimento strutturato e duraturo
Il risparmio gestito italiano comincia a cambiare volto. Forse non a sufficienza da modificare la fotografia patrimoniale del mercato, ancora saldamente concentrata nelle mani delle generazioni più anziane, ma quanto basta per intravedere i primi segnali di un ricambio destinato a diventare sempre più rilevante. La prova arriva dal segmento a maggior partecipazione retail dell’industria, quello dei fondi comuni, il cui stato di salute è ben fotografato nell’ultima edizione dell’Osservatorio Sottoscrittori di Assogestioni. Lo studio non si limita infatti a mostrare solo una crescita significativa della presenza di Millennials e Gen Z, che sono arrivati a rappresentare il 18% dei clienti dal 15% della rilevazione precedente, ma evidenzia anche un altro aspetto: il fenomeno accelera tra chi entra per la prima volta, con un terzo del milione e mezzo di nuovi clienti acquisiti nel 2025 che appartiene agli under 40. Un processo che, affiancato al dato secondo cui ragazzi e ragazze rappresentino appena il 7% delle masse complessive, impone all’industria di intensificare gli sforzi per adattare prodotti, servizi e modalità di relazione in modo da trasformare il primo approccio alla finanza in un investimento strutturato e di lungo periodo.
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Platea più ampia
Nel complesso, l’Osservatorio fotografa un mercato in espansione. I sottoscrittori di fondi comuni sono arrivati a 12,4 milioni, il 7% in più rispetto all’anno precedente e pari al 21% della popolazione italiana. Il patrimonio monitorato da Assogestioni ha raggiunto invece 679 miliardi di euro dai 608 miliardi del 2024, una crescita che non ha però modificato il principale tratto strutturale della platea: l’età media dell’investitore resta infatti pari a 61 anni e i Boomers continuano a rappresentare la componente più numerosa, con il 39%. È soprattutto guardando alla ricchezza, però, che il divario tra generazioni emerge con maggiore evidenza. Se gli over 65 detengono cioè il 66% delle masse, la metà del patrimonio è concentrata nella fascia tra 60 e 80 anni e un ulteriore 18% fa capo agli ultraottantenni. I più giovani, al contrario, rappresentano una quota crescente di clienti ma dispongono ancora di una capacità patrimoniale molto più ridotta. È il primo elemento da tenere presente per leggere la loro avanzata: il ricambio della platea precede quello della ricchezza. Anche per questo, il 36% di Millenials e Gen Z sul totale dei nuovi ingressi assume un peso particolare. Se il loro contributo alla platea complessiva è ancora limitato, tra chi si avvicina oggi ai fondi comuni la loro presenza è già molto più consistente. E secondo Romualdo Guidi, chief business officer di Fineco, il dato della società va nella stessa direzione, con un valore ancora più elevato: “Tra i nuovi clienti che hanno scelto la nostra società, la percentuale di giovani è pari al 50%”.
Dal PAC al portafoglio
Un’evoluzione che si riflette anche nelle modalità di ingresso. L’Osservatorio conferma infatti la crescente diffusione dei Piani di accumulo, particolarmente adatti a chi dispone di capitali iniziali contenuti e preferisce costruire progressivamente il proprio investimento. Ma anche qui, secondo Guidi…

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