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Survey BofA: ad ottobre l’ottimismo cala ai minimi da giugno. Il rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari resta il principale rischio di coda. Tech sempre preferito. La Fed? Nessun aumento a fine mese
A ottobre il sentiment dei fund manager globali si è raffreddato e l’ottimismo è sceso al livello più basso dal giugno scorso. Il rischio di coda numero uno resta un rialzo disordinato dei rendimenti obbligazionari, mentre l’intelligenza artificiale si conferma il tema dominante nonostante i timori di una bolla continuino ad aumentare. È questo il quadro che emerge dalla consueta Global Fund Manager Survey di Bank of America, che rivela anche un dato molto interessante: per i gestori si attesta al 5,9% la soglia per i tassi dei Treasury oltre la quale varrebbe la pena passare dalle azioni ai bond.
Crescita e ottimismo in calo
L’indagine, condotta tra il 2 e l’8 ottobre tra 161 operatori con 453 miliardi di dollari di masse in gestione, mostra per la prima volta da diversi mesi una certa cautela nei confronti dell’economia globale: il 4% dei gestori si aspetta un indebolimento della crescita nei prossimi dodici mesi, mentre a settembre una percentuale netta dell’8% prevedeva un rafforzamento. Lo scenario di “no landing” è indicato come il più probabile dal 50% degli intervistati (55% a settembre), il minimo da giugno, mentre il 40% punta su un atterraggio morbido e solo il 6% su “un hard landing”. Tuttavia una consistente quota del 47% prospetta una fase di ‘boom’, con crescita e inflazione sopra il trend: il dato più alto da febbraio 2022.
Inflazione e rendimenti
Intanto, le attese sui prezzi si sono ammorbidite: si attestano infatti ai minimi da gennaio 2025, con una percentuale netta del 5% che ora prevede un calo dell’indice dei prezzi al consumo globale entro un anno. Anche il pessimismo sui bond è sceso ai minimi da maggio 2025: solo l’1% netto prevede tassi a lungo termine più alti, contro il 15% di settembre. La posizione short sui Treasury è la seconda più affollata, indicata dal 27% degli intervistati (18% a settembre).
Rischi di coda e bolla dell’AI
Quanto ai timori, se anche questo mese un rialzo disordinato dei rendimenti è visto come il principale rischio di coda dalla maggior parte dei gestori (31%), la bolla dell’AI (23%) resta salda al secondo posto. Seguono una seconda ondata di inflazione (20%) e un evento di credito legato agli hyperscaler (11%). Proprio le spese in conto capitale delle grandi società tecnologiche sono considerate la fonte più probabile di un evento di credito sistemico (39%), davanti al debito pubblico (28%). Il 57% non si aspetta comunque tagli ai capex sull’AI nei prossimi sei mesi, ma la quota di chi li prevede sale al 30% dal 14% precedente. Sulla possibilità di una bolla nel 2027, i fund manager si mostrano divisi: il 45% risponde sì, il 42% no.
Tech e semiconduttori sempre in testa
Passando al posizionamento, il ‘long’ sui semiconduttori globali resta il trade più affollato, indicato dal 45% dei gestori (in calo dal picco dell’82% di luglio). Inoltre, il sovrappeso sul tecnologico è ancora ai massimi da agosto 2020, con la quota che è ulteriormente cresciuta al 37% dal 30% di settembre. Allo stesso tempo, i gestori hanno operato la più forte riduzione dell’esposizione alle banche da marzo 2023. Un posizionamento così sbilanciato, osservano gli esperti BofA, rende i listini vulnerabili in caso di delusioni su crescita o utili. Il quadro sui profitti resta però solido: il 21% si aspetta infatti una crescita degli utili aziendali del 10% o più nei prossimi dodici mesi. Per questo i fund manager chiedono più dividendi, con il 7% che ritiene troppo bassi gli attuali payout ratio, record da dicembre 2013.
Fed e Midterm
Infine, a pochi giorni dal meeting della Federal Reserve del 28 ottobre, il 76% dei gestori non si aspetta un altro rialzo dei tassi. Quanto al voto politico delle Mideterm, lo scenario centrale è una Camera democratica e un Senato repubblicano. Tuttavia il 31% scommette sul ‘Democratic sweep’. In questo caso il 32% prevede rendimenti in rialzo e azioni in calo (dal 44% a settembre), il 22% una discesa di entrambi (dal 19%) e il 18% rendimenti in ritirata e azioni in aumento (dal 13%).
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