In un’intervista esclusiva a FocusRisparmio, il presidente degli investment services, analizza il divario tra USA ed Europa, il ruolo chiave della tecnologia e le nuove opportunità negli alternativi e nel wealth management
Joerg Ambrosius, presidente degli investment services di State Street Bank
Supportare i più grandi investitori globali in un contesto sempre più sfidante non è un compito semplice. Una consapevolezza rafforzata in Joerg Ambrosius, presidente degli investment services di State Street Bank, dalla partecipazione all’ultima edizione del World Economic Forum in cui molti sono stati i temi dibattuti, se non discussi, fra i più importanti policymaker e leader di corporation al mondo. FocusRisparmio lo ha incontrato di ritorno da Davos per una discussione sul futuro del settore finanziario globale.
Quali sono state le principali impressioni raccolte quest’anno?
L’entusiasmo da parte dei rappresentanti americani era palpabile, sia per le prospettive economiche che per le opportunità di business. Al contrario, molti rappresentanti europei hanno riconosciuto che il divario economico tra Stati Uniti ed Europa si sta ampliando. Un tema chiave emerso è che il Vecchio Continente deve agire rapidamente per evitare di perdere competitività. Alcuni vedono la situazione attuale come un’ulteriore sfida mentre altri la considerano un’opportunità per un rilancio, purché si adottino riforme e semplificazioni necessarie per attrarre investimenti internazionali.
Quali sono i fattori chiave di questo divario tra Europa e Stati Uniti? La tecnologia è uno di questi?
Assolutamente. Quando si analizza la performance economica e degli indici di mercato negli Stati Uniti, l’impatto delleMagnificent Seven è enorme. Queste aziende hanno contribuito significativamente alla crescita economica e, di conseguenza, stanno creando un divario tecnologico evidente tra USA ed Europa. L’intelligenza artificiale è stato un altro grande tema di discussione a Davos. Tuttavia, mentre molti parlano di AI, è fondamentale distinguere tra machine learning, che utilizziamo già da oltre un decennio per ottimizzare processi e produttività, e intelligenza artificiale generativa, che è ancora nelle prime fasi del suo sviluppo. Gli Stati Uniti sono avanti sia in termini di accettazione che di sviluppo di questa tecnologia rispetto all’Europa.
Quali sono le sfide per l’adozione dell’AI nel settore finanziario?
Un punto di cui non si parla molto ma che è fondamentale è la formazione della forza lavoro: le persone devono essere preparate per sfruttare al meglio queste tecnologie. La seconda è che, sebbene l’AI possa migliorare l’efficienza, il suo utilizzo diffuso comporta anche costi elevati che molte aziende inizialmente sottovalutano.
Tornando all’Europa, è difficile implementare riforme strutturali a causa delle complessità politiche?
Questo è uno dei nodi principali. L’Unione Europea ha molteplici livelli decisionali: Bruxelles, i singoli Stati e persino governi regionali. Anche negli USA esistono vari livelli di governo, ma la realtà è che avviare un’attività o accedere a finanziamenti risulta più semplice. Tuttavia, abbiamo esempi recenti di Paesi europei che sono riusciti a rilanciare le proprie economie attraverso leadership forti e riforme mirate: è accaduto in Italia con Draghi e ora sta avvenendo in Grecia, che è tra le economie in più rapida crescita del continente.
Guardando al futuro dell’asset management, quali sono i trend principali?
Due tendenze chiave stanno guidando il settore. Il primo è la crescita degli investimenti passivi e degli ETF, inclusi gli ETF attivi, che stanno diventando un’opzione efficiente per la gestione degli asset. Il secondo è la rotazione degli investimenti verso i private markets, con un focus su private equity, real estate, infrastrutture e soprattutto private credit. Un comparto che sta crescendo rapidamente, specialmente negli Stati Uniti, dove ha superato il finanziamento bancario tradizionale.
Quali sfide pone questa evoluzione per i gestori?
Il private credit è un’area redditizia, ma non ancora standardizzata e armonizzata. Nessun player ha raggiunto economie di scala significative e il settore sta lottando per attrarre specialisti. Per noi di State Street, la soluzione è investire in tecnologia per rendere più efficiente l’operatività nei private markets e arrivare all’adozione di standard operativi più chiari. Inoltre, il comparto dovrà affrontare la questione della liquidità: oggi, per alcuni strumenti, i tempi di trasferimento possono arrivare a 15 giorni mentre per i titoli quotati avviene in frazioni di secondo.
Fra le case di gestione e nel settore finanziario più in generale è in atto una fase di fusioni e acquisizioni. La questione dimensionale è davvero così rilevante?
Stiamo in effetti assistendo a un’ondata di consolidamenti nel settore bancario e dell’asset management. La necessità di scala è evidente: anni fa, si diceva che un gestore dovesse avere almeno 1.000 miliardi di dollari di asset per essere competitivo. Oggi questa soglia è cresciuta ulteriormente, con player che superano i 10.000 miliardi. L’assenza di fusioni transfrontaliere in Europa dimostra che serve un mercato dei capitali più integrato per competere globalmente.
State Street sta lanciando nuovi servizi per rispondere a questi cambiamenti?
Stiamo pensando a come ampliare la nostra gamma di servizi specifici per il settore wealth management, che già da qualche anno offriamo al mercato italiano, per aiutare le piattaforme a scalare più rapidamente e operare in modo più efficiente. In Europa, il wealth management è ancora dominato da banche e assicurazioni, mentre negli USA il mercato si sta consolidando intorno alle piattaforme indipendenti.
E per quanto riguarda le criptovalute, tema rilevante in ottica wealth?
Iniziamo con il dire che la tokenizzazione e digitalizzazione degli asset sarà una trasformazione importante. State Street ha già adottato tecnologie di machine learning e distributed ledger, ma per quanto riguarda le criptovalute restano aperte questioni relative a conformità normativa e antiriciclaggio.
La nostra priorità come custodian è garantire la sicurezza degli investitori, indipendentemente dalla forma dell’asset. La nostra view di banca depositaria è che l’ambito della custodia rimarrà un terreno altamente regolato per garantire all’investitore accesso, valorizzazione e liquidabilità degli asset. Per questo ci aspettiamo che l’evoluzione di questo processo di digitalizzazione avverrà ancora su base regionale per un periodo significativo.
Infine, qual è la sua visione sul futuro dell’ESG?
Il tema ESG si sta evolvendo in direzioni diverse tra Europa e Stati Uniti, rendendo difficile per le aziende globali navigare tra normative differenti. Tuttavia, il consenso a livello internazionale è che il cambiamento climatico sia una realtà. La sfida ora è trovare il giusto equilibrio tra incentivi e regolamentazione, senza danneggiare la crescita economica.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio