Una ricerca della casa mostra che, anche entrando sempre sui massimi di mercato, si sarebbero ottenuti rendimenti superiori. Rosti: “Diversificazione, disciplina e orizzonte lungo restano i veri driver della creazione di valore”
Anche l’investitore più sfortunato può guadagnare. È il paradosso evidenziato dall’ultima ricerca di Vanguard, secondo cui rivolgersi ai mercati finanziari solo nei momenti peggiori degli ultimi trent’anni avrebbe comunque generato rendimenti ampiamente positivi. Un risultato, frutto di un esercizio teorico ispirato agli effetti delle recenti tensioni internazionali su Borse e portafogli, che rafforza il mantra portato avanti dall’industria del risparmio gestito: nel lungo periodo, la permanenza conta più del tempismo.
Lo studio analizza uno scenario volutamente estremo: un risparmiatore che, per tre decenni, abbia allocato capitale esclusivamente in prossimità dei picchi di mercato e quindi si sia esposto appena prima dei principali ribassi globali. E il risultato che ne esce, nonostante questo tempismo sistematicamente sfavorevole, è netto: un investimento complessivo di 45mila euro si sarebbe trasformato in circa 155.580 euro a febbraio 2026, con un guadagno pari a oltre il 246%. Numeri che, pur in presenza di drawdown anche significativi nel breve periodo, evidenziano la capacità dell’azionario di generare valore nel tempo. Come sottolineato da Simone Rosti, responsabile per Italia e Sud Europa di Vanguard, “il tempo trascorso sul mercato conta molto più del tentativo di individuare il momento giusto per entrarvi”.
Crisi, ribassi e recuperi: la prova della disciplina
Il percorso dell’investitore ipotetico è costellato da alcune delle fasi più turbolente della storia recente dei mercati. Il primo investimento, nel 1997, precede la crisi asiatica e genera una perdita immediata. Poco dopo, nel 1998, il default russo e il caso Long-Term Capital Management amplificano ulteriormente le perdite. Ancora più significativo è l’ingresso nel 2000, al picco della bolla dot-com: nei due anni successivi il portafoglio arriva a perdere oltre il 30%. Eppure, nel tempo, la simulazione mostra come ogni shock venga sistematicamente riassorbito. Tanto che, alla vigilia della crisi finanziaria globale del 2008, i contributi iniziali risultano già in guadagno. E lo stesso schema si ripete con il crollo legato al Covid-19 nel 2020 o anche con le fasi più recenti segnate da inflazione, guerra e volatilità sui mercati. Il denominatore comune è la capacità dei mercati di recuperare e superare i livelli precedenti, premiando la permanenza investita.
Il confronto con un’alternativa prudente rafforza ulteriormente il risultato. Vanguard evidenzia infatti come mantenere gli stessi 45mila euro in liquidità per l’intero periodo avrebbe portato a un valore di circa 56.871 euro, pari a un rendimento del 26,4%. Una differenza che traduce nero su bianco il costo opportunità del non investire e il rischio di restare ai margini dei mercati per timore della volatilità. “Ritardare le allocazioni o smantellarle porta spesso a perdere opportunità”, ha affermato Rosti, sottolineando come massimi e minimi rappresentino una componente fisiologica dei mercati anziché degli eventi eccezionali.
Perché il lungo periodo premia
Alla base di questa dinamica vi sono fattori strutturali che sostengono la crescita degli asset rischiosi nel tempo. L’espansione economica, i progressi della produttività, l’innovazione e il reinvestimento dei dividendi hanno storicamente contribuito a spingere i mercati verso nuovi livelli. Anche in presenza di shock esogeni, come crisi finanziarie alle tensioni geopolitiche, questi driver tendono a prevalere nel lungo periodo. Il messaggio della ricerca appare allora chiaro: non è necessario essere perfetti nel timing per ottenere risultati soddisfacenti. Ciò che conta è piuttosto mantenere un approccio disciplinato, restare investiti e costruire portafogli ampiamente diversificati. “Mantenere disciplina e differenziare le fonti di rendimento mentre si, attraversano le fasi di volatilità può generare risultati solidi anche nelle condizioni più difficili”, ha concluso Rosti. In un contesto di mercati sempre più complessi e incerti, la lezione è tanto semplice quanto controintuitiva: il vero rischio non è entrare nel momento sbagliato, ma restare fuori troppo a lungo.
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