Per il ceo Emea della società, l’equity del Vecchio Continente è in ascesa. Ma serve una sinergia tra pubblico e privato per mantenere alta l’attenzione del mercato
Patrick Thomson, ceo Emea J.P. Morgan Asset Management
In un mondo attraversato da rapide trasformazioni, gli operatori del risparmio gestito si trovano di fronte a sfide epocali. Cambiamenti climatici e tensioni geopolitiche hanno infatti ridefinito le priorità strategiche dei grandi asset manager globali. Ecco allora che la gestione attiva può essere un ottimo modo per navigare il contesto attuale. Ne è convinto Patrick Thomson, ceo Emea di J.P. Morgan Asset Management, che nella discussione di apertura lavori del media summit 2025 organizzato dalla società, ha posto il focus anche sull’importanza della tecnologia e degli investimenti ESG come chiavi per interpretare il quadro attuale. Una ricetta valida anche e soprattutto per l’Europa, capace adesso di attrarre nuovamente l’interesse degli investitori internazionali.
Come il mondo guarda all’Europa. E cosa manca ancora
Ma se i 27 risultano oggi più interessanti per gli operatori di mercato, sembra voler sottolineare Thomson, non è soltanto grazie al passo indietro dell’eccezionalismo americano.Va infatti considerata anche la generale stabilità di cui beneficia il Vecchio Continente. “Il mercato europeo sta guadagnando trazione tra gli investitori istituzionali”, ha chiarito, precisando che “politiche fiscali comuni e gli incentivi all’unione dei fondi pensione stanno attirando capitali in uscita dagli Stati Uniti”. “Investire in Europa è tornato a essere una strategia competitiva”, è stata la sua sintesi. Ma per evitare che l’attenzione scemi, non ha mancato di precisare l’esperto, è necessario definire una sinergia tra pubblico e privato “anche solo per una comunicazione più efficace e chiara”. Un obiettivo per il quale “la leadership attiva diventa “fattore determinante” per guidare il cambiamento.
ESG, tecnologia e gestione attiva
“In un contesto di forte cambiamento e instabilità globale come quello attuale”, ha proseguito Thomson, “è fondamentale adottare un approccio di gestione attiva”. Dal suo punto di vista, l’esperienza ci insegna che i modelli del passato non garantiscono sempre gli stessi risultati per il futuro e questo stile ci permette di cogliere i vantaggi anche di uno scenario simile. Vantaggi che, chiarisce, “sono tanto più individuabili se l’investitore accoglie un’ottica di lungo termine”. A ciò si accoda poi l’impegno ESG. Anche se il settore degli investimenti sostenibili ha subito il contraccolpo negli ultimi mesi a causa delle promesse elettorali di Donald Trump, per la società resta infatti un asset centrale. E lo stesso vale nel caso dell’Europa, sostiene Thomson, sia pur con visioni differenti. In altre parole, “la sensibilità alla tematica oggi cambia in base al Paese. Ciò che la Net Zero significa per la Francia, è diverso da ciò che può significare per la Germania, ad esempio”. Questo vuol dire che l’impegno verso la finanza etica “resta una costante per gli investitori globali”.
Il terzetto di ingredienti per il successo si chiude con la tecnologia,intesa però sia come asset che come campo di innovazione per le società stesse. “L’utilizzo intensivo di dati e innovazioni rappresenta la nostra leva competitiva”, ha fatto sapere il ceo, che ha spiegato come oltre 600 milioni di dollari siano stati allocati dalla società in trasformazione digitale solo nel 2025. Una somma destinata ad aggiornare piattaforme, infrastrutture cloud e strumenti di analisi predittiva.
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