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Per l’head of European Equities della società, il boom dei titoli EU non è solo una questione di riarmo. E riserva opportunità anche in settori ‘laterali’ come banche o infrastrutture. Ma le incognite all’orizzonte impongono di essere selettivi e investire solo nelle aziende meno esplorate del mercato
Il mercato azionario europeo è tornato alla ribalta. Dopo anni di sottoperformance rispetto agli Stati Uniti, il piano di spesa tedesco e la stabilizzazione delle politiche monetarie della BCE stanno infatti alimentando un rinnovato interesse presso gli investitori globali. Eppure, tra i dazi del presidente USA Donald Trump e l’evoluzione della guerra in Ucraina, non mancano incognite potenzialmente capaci di rimescolare le carte. Ecco perché Mirabaud Asset Management non cede a facili entusiasmi e mantiene un approccio selettivo, andando a caccia di opportunità solo tra aziende meno esplorate dal mercato. FocusRisparmio ha raggiunto Hywel Franklin, che nella società ricopre il ruolo di head of European Equities, per approndire la sua view e capire qualcosa in più di un’espressione cara alla casa di gestione svizzera: ‘campioni di nicchia’.
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Considerando l’attuale scenario economico e politico, caratterizzato dall’incognita Trump e da una progressiva divergenza nelle strade di Fed e BCE, quali prospettive vede per il mercato azionario europeo nel 2025?
Il nostro outlook è, in realtà, piuttosto positivo. Proprio la presenza di una forte paura per le sorti dell’Europa offre infatti prezzi bassi, che possono tradursi in rendimenti più solidi nel lungo termine. Se guardiamo alla crisi dell’Eurozona del 2012, il sentiment era molto negativo ma nei due anni successivi le azioni europee sono salite del 70%. Lo stesso è accaduto durante la pandemia, facendone un ottimo punto di ingresso. Quando Christine Lagarde sottolinea il rischio rappresentato dai dazi e il potenziale impatto sulla crescita, si tratta di questioni a cui il mercato sta in realtà già pensando e per le quali le aziende si stanno preparando da tempo: tutti elementi, quindi, che sono già stati in buona parte scontati nelle quotazioni. Siamo insomma ottimisti sulle prospettive attuali, anche se la vera domanda è quali aziende sapranno prosperare in tale contesto.
Come si spiega il grande interesse che l’equity del Vecchio Continente è tornato a suscitare nelle ultime settimane? Ha che fare solo con il boom dei titoli legati alla difesa, quindi con la corsa al riarmo, o c’è anche altro? E quali impatti potrebbe avere un’eventuale accordo di pace in Ucraina?
Non si tratta solo dei titoli della corsa al riarmo, ma di una serie di azioni che hanno registrato ottimi risultati. E non parlo necessariamente di quest’anno, visto che la Germania e altri Paesi hanno registrato solidi risultati già prima del 2025. Ovviamente l’aumento della spesa per la difesa rappresenta un fattore di supporto, anche in considerazione della cifra monstre che la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen ha annunciato di voler mettere sul tavolo, ma è fondamentale capire con quale tempistica verrà effettivamente attuata e su cosa verrà allocata. Più in generale, non va dimenticato che il Vecchio Continente è sempre stato capace di risollevarsi dalle difficoltà adottando misure di supporto a livello sia monetario che dall’effetto stabilizzante. È esattamente ciò che abbiamo visto nel momento in cui il cancelliere tedesco in pectore Friedrich Merz ha ripreso le parole di Mario Draghi, “whatever it takes”, inviando un chiaro segnale che è giunto il momento di agire per un impegno di spesa concreto.
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In quali aree geografiche e/o settori conviene investire all’interno dell’Europa?
In Mirabaud Asset Management il focus è sulle singole aziende. Detto questo, non si può negare che il mercato offra opportunità riconducibili a più di un sotto-insieme di riferimento: da un lato, ci sono aziende che hanno pagato l’eccessivo pessimismo attorno al loro settore pur avendo un’esposizione minima ai rischi percepiti dagli investitori; dall’altro, esistono realtà in forte crescita in comparti futuribili ma che scambiano ancora a sconti significativi rispetto ai loro competitor globali. Le banche, ad esempio, hanno sovraperformato le big tech USA e si confermano tra i segmenti azionari più redditizi a livello globale. Inoltre, si potrebbe sostenere che la componente infrastrutturale delle spesa per la difesa rappresenta un’area altrettanto interessante. Dal punto di vista geografico, l’Irlanda si è dimostrata piuttosto resiliente e ci ha portato a esporci maggiormente. Caso diverso per la Francia: Parigi ha avuto maggiori difficoltà quando i mercati hanno reagito negativamente al rischio politico ma proprio questa dinamica ci ha offerto l’opportunità di investire in alcune delle migliori aziende locali che in realtà non sono state realmente influenzate da questi fattori.
Quali caratteristiche ha il fondo sotto la sua gestione?
Adottiamo un approccio altamente mirato su aziende poco conosciute, cercando titoli che non sono nel radar dei gestori tradizionali. Abbiamo ad esempio un’esposizione a realtà belga, un mercato raramente considerato da altri manager, perché riteniamo che questi ‘campioni di nicchia’ possano generare un valore significativo nei portafogli sul lungo periodo. Per questo motivo, destiniamo intenzionalmente la maggior parte della nostra allocazione a società con una capitalizzazione inferiore ai due miliardi di euro, poiché è in questa fascia che si concentra gran parte dell’innovazione in Europa. Al contrario, la media dei competitor nel segmento small & mid cap tende a comprare titoli con un valore di mercato medio pari a circa quattro miliardi. Questa strategia, unita a un team più piccolo e dinamico ma anche a un solido processo di analisi quali-quantitativa e a una visione del rischio sfaccettata, rappresenta alcuni dei fattori che davvero ci distinguono.
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Su cosa si basa strategia e come cambierà la composizione del portafoglio nei prossimi mesi?
Il nostro portafoglio è composto da un numero selezionato di titoli, tra 25 e 40, e investiamo esclusivamente in quelli per cui abbiamo una forte convinzione. Fare previsioni precise è sempre complesso, soprattutto in un contesto di mercato così dinamico come quello attuale. Ecco perchè riteniamo fondamentale mantenere un approccio flessibile e adattarsi rapidamente alle evoluzioni del quadro per cogliere le migliori occasioni.
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