Capgemini: grazie alle borse, patrimoni su dell’8,7% a 98.300 miliardi di dollari: maggior aumento dal 2018. USA in testa. In Italia gli Hnwi salgono a 358 mila. Più azioni in portafoglio
La corsa dei mercati azionari ha creato nel 2025 quasi due milioni di nuovi Paperoni nel mondo, portando il totale a 25,3 milioni di individui. Parallelamente la ricchezza globale ha messo a segno il maggior incremento dal 2018, pari all’8,7%, raggiungendo la quota record di 98.300 miliardi di dollari. È quanto emerge dal World Wealth Report 2026 del Research Institute di Capgemini, che ogni anno misura i patrimoni degli individui con attività investibili pari ad almeno un milione di dollari. Gli USA si confermano in testa ma anche l’Europa è tornata a brillare, con l’Italia che conta 358 mila Hnwi e un totale di 734 miliardi.
Tra le diverse fasce patrimoniali, sono stati quelli con oltre 30 milioni di dollari a registrare i guadagni più elevati. Merito della maggiore esposizione a un’ampia gamma di asset quotati e ad alcune classi di attivi privati ad alte performance. Alla fine dello scorso dicembre la popolazione globale dei cosiddetti Uhnwi sfiorava i 250 mila individui, segnando un aumento del 9,4% su base annua e mantenendo il primato di segmento patrimoniale a più rapida crescita per il secondo anno di fila. Queste persone hanno visto le loro casse aumentare del 9,7%, ben oltre il ritmo di incremento dell’intero segmento Hnwi. E pur rappresentando circa l’1% dei Paperoni, concentrano il 34,8% della ricchezza totale.
Effetto mercati in cinque regioni su sei
Il principale motore dei patrimoni in cinque regioni su sei sono stati appunto i mercati azionari, sostenuti dal rally legato all’intelligenza artificiale. In Nord America la popolazione Hnwi è salita del 9,1% a 8,7 milioni, con gli Stati Uniti che hanno confermato il loro primato mondiale grazie a 736.000 nuovi super ricchi. In Canada l’incremento è stato invece del 6,7%, con 30 mila nuovi individui. A registrare l’allungo maggiore è stata però l’area Asia-Pacifico, dove la ricchezza è aumentata del 10,5% e i Paperoni del 9,4%. Qui ha fatto da motore la domanda di semiconduttori che ha sostenuto i mercati azionari. Tra i migliori performer si annoverano anche Giappone e Cina, dove si contando rispettivamente 436.000 e 154.000 nuovi milionari, ma anche India e Australia si sono difese (+11.300 e +18.100). Africa e America Latina hanno entrambe registrato un incremento dei super ricchi, rispettivamente del 4,1% e dello 0,3%. Segno meno per il Medio Oriente, dove la categoria si è invece ridotta dell’1,4% a causa di tre fattori: calo del petrolio, conflitti regionali e delle tensioni sul mercato del lavoro.
Europa in ripresa. I Paperoni italiani sono oltre 358 mila
In Europa, dopo il calo registrato nel 2024, la popolazione di super ricchi è salita del 6,5% in scia alla stabilizzazione dei mercati e al rallentamento dell’inflazione. Il Lussemburgo si è distinto tra i Paesi a maggior crescita, con un incremento del 13,5% dei milionari. La Germania ha registrato un aumento dell’11,1%, la Francia si è fermata al 2,7% e il Regno Unito al 2,6%. In Italia i Paperoni hanno raggiunto quota 358.410, per una ricchezza complessiva pari a 734,4 miliardi di dollari. La componente più ampia resta quella dei ‘Millionaires Next Door’ (patrimoni tra 1 e 5 milioni di dollari), che sono oltre 342 mila e detengono circa 576 miliardi di dollari. La fascia dei ‘Mid-Tier Millionaires’ (5-30 milioni) conta invece circa 15mila individui, per un patrimonio complessivo di 130 miliardi. Infine, gli Ultra-Hnwi sono circa 470 e concentrano quasi 29 miliardi.
Più azioni e meno asset alternativi in portafoglio
A gennaio 2026, la quota di investimenti azionari nei portafogli Hnwi è salita al 25% dal 22% dell’anno prima. Una crescita che è stata trainata soprattutto dai solidi risultati societari e dai forti guadagni del settore tech. Anche la componente obbligazionaria è aumentata, raggiungendo il 20% (+2 punti percentuali) grazie ai migliori rendimenti dei mercati dal 2020. A ridimensionarsi sono stati invece gli investimenti alternativi, che sono scesi al 12% di riflesso alla performance relativamente superiore delle Borse. Nonostante questo calo, l’interesse resta elevato: due Paperoni su tre (68%) dichiarano infatti di voler aumentare la propria esposizione al private equity.
Dario Patrizi, financial services director di Capgemini in Italia
“Gli Hnwi hanno oggi accesso a un maggior numero di asset class nei diversi mercati oltre a una maggiore scelta in termini di consulenti ed expertise e questo rappresenta un chiaro punto di svolta”, ha avvertito da Capgemini il financial services director in Italia Dario Patrizi, che ha evidenziato la stima secondo cui 1.500 miliardi di dollari di nuovi asset sono confluiti verso concorrenti delle società tradizionali tra il 2022 e il 2025. “I clienti in generale e quelli che beneficiano dei trasferimenti generazionali di ricchezza in quanto più giovani chiedono maggiore accesso ai prodotti ma anche personalizzazione più curata e consulenze realmente allineate al loro stile di vita”, prosegue. Ne deriva, a suo parere, che i player in grado di offrire questi servizi su larga scala grazie a informazioni e funzionalità basate sull’AI “definiranno la prossima era della gestione patrimoniale”.
Più competizione e aiuto dell’intelligenza aumentata
Il report sottolinea quindi l’aumento della competizione tra operatori del wealth management. Le relazioni esclusive con un singolo intermediario si sono infatti dimezzate negli ultimi sei anni: nel 2019 il 39% degli Hnwi collaborava con una sola società, mentre nel 2025 la quota è scesa al 19%. Uno dei principali fattori che spinge ad ampliare la rete di professionisti è l’accesso ai prodotti: l’88% dei Paperoni dice infatti di collaborare con più professionisti proprio per riuscire a effettuare più facilmente investimenti alternativi. Il tutto mentre wealthtech, single-family office e piattaforme di consulenza finanziaria automatizzata conquistano sempre più quote di mercato ai danni dei soggetti tradizionali, attirando clienti che si sentono poco soddisfatti dall’offerta dei prodotti o dalla qualità dei servizi. Non a caso solo il 17% definisce la propria esperienza fluida e personalizzata, mentre il 42% afferma di dover ripetere più volte obiettivi e preferenze. Una criticità che le società, si legge nel report, dovranno affrontare integrando l’intelligenza per unire uomo e tecnologia.
Le criticità, tuttavia, vanno oltre la tecnologia. Quasi tutte le società (97%) segmentano infatti ancora i clienti principalmente in base agli asset in gestione, senza cogliere le sfumature comportamentali che definiscono il reale modo in cui gli Hnwi interagiscono. Anche in questo caso, il problema centrale resta il modello operativo tradizionale: oltre la metà (60%) dei dirigenti del wealth management riconosce che le proprie società non dispongono di una visione unificata del cliente, il che determina processi frammentati e duplicazione degli sforzi. Sebbene l’ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi favorisca la fidelizzazione, Capgemini ritiene che la creazione di valore tangibile passi da adeguato coordinamento e una gestione efficace lungo tutto il customer journey. Poiché il 41% del tempo degli advisor è assorbito da attività operative, il 76% desidera sistemi basati su AI in grado di automatizzare il lavoro routinario mentre il 61% chiede accesso a un ecosistema integrato di specialisti per rispondere efficacemente a esigenze finanziarie e non. Quando le società riescono a offrire una customer experience di qualità, il 53% dei clienti raccomanda il proprio wealth manager ad altri e il 47% consolida presso la stessa società una quota maggiore di asset, con un impatto diretto sulla quota di portafoglio gestita.
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