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Più di uno su cinque ha già sottoscritto una polizza specifica negli ultimi tre anni. E oltre uno su quattro è intenzionato a farlo. L’indagine Nielsen-Prima Assicurazioni
Grandinate, frane, alluvioni e allagamenti non sono più percepiti come un rischio lontano. Tanto che quasi un italiano su due, il 47,9%, ha già cambiato o è pronto a cambiare il proprio approccio assicurativo a causa dell’aumento degli eventi atmosferici estremi legati al cambiamento climatico. Lo rivela una survey Nielsen commissionata da Prima Assicurazioni, da cui emerge che la maggiore frequenza di questi fenomeni meteorologici estremi sta spingendo una parte sempre più ampia della popolazione a proteggere con maggiore attenzione casa, auto e moto.
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Chi ha già agito e chi lo farà
L’indagine è stata effettuata su un campione di oltre mille italiani e mostra come la preoccupazione si sia già trasformata in azione per molti. Tra coloro che hanno cambiato approccio, il 22% degli intervistati dichiara di aver sottoscritto negli ultimi tre anni una polizza o una copertura specifica contro i danni causati da questo tipo di fenomeni. Un altro 25,9% si definisce ora più preoccupato rispetto al passato e intenzionato a dotarsi di una copertura per la casa, l’auto o la moto. Per quasi la metà degli italiani, insomma, l’aumento degli eventi estremi ha già inciso sulle scelte assicurative o potrebbe farlo a breve.
I previdenti
C’è poi anche chi si era mosso da tempo. Per quasi uno su quattro (24%) la protezione dai rischi climatici è infatti sempre stata una priorità e l’aumento degli eventi estremi non ha ovviamente cambiato il suo approccio. In sostanza, il contesto attuale non ha generato un nuovo bisogno, ma ha semplicemente rafforzato un’attenzione già presente.
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Il fronte dei meno sensibili
Infine, resta anche una quota di chi è meno attento al tema. Il 18,1% non aveva una polizza specifica e non intende sottoscriverne una nemmeno oggi, mentre il 10% non sa rispondere o non è interessato. Pur con una sensibilità in forte crescita, il tema della protezione dai rischi climatici continua quindi a essere percepito come secondario da una parte consistente della popolazione.
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