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State Street: cresce il peso di fiducia, cybersecurity, regolamentazione e infrastrutture di mercato. E aumentano allocazioni e distribuzione. Custodia, pagamenti e fondi gli ambiti più coinvolti
L’adozione istituzionale degli asset digitali accelera e le priorità degli investitori cambiano: meno discussioni sulla tecnologia, più attenzione a fiducia, cybersecurity, regolamentazione e infrastrutture di mercato. È il quadro che emerge dal ‘Digital Assets Study 2026’ di State Street, condotto su 300 asset manager, asset owner e wealth manager a livello globale. Oltre la metà (51%) degli intervistati è ora convinto che i digital asset diventeranno mainstream entro cinque anni, se non lo sono già, contro il 42% del 2025 e l’11% del 2024, mentre solo per il 3% non lo saranno mai. Intanto salgono le allocazioni medie, che attualmente si attestano attorno all’11% e dovrebbero arrivare al 17% nel giro di tre anni.
Aumenta la preparazione operativa
Insieme alla fiducia, aumenta anche la preparazione operativa. Oltre un terzo degli intervistati (35%) gestisce o distribuisce già digital asset, mentre un altro 28% ha relazioni con i fornitori e dispone dell’infrastruttura necessaria per iniziare a farlo nel caso emergesse una domanda da parte dei clienti. Un cambio di passo evidente, secondo Angus Fletcher, head of digital asset solutions di State Street, che mostra come il mercato stia ormai maturando: “Cinque anni fa, la maggior parte delle istituzioni cercava di capire se i digital asset fossero rilevanti. Oggi il dibattito è molto più concreto: gli investitori dedicano meno tempo a discutere della tecnologia e si concentrano maggiormente su infrastrutture, operatività, regolamentazione e rischio”.
Parole d’ordine: regole e sicurezza
Prova ne è che anche i criteri di scelta dei fornitori riflettono questa maturazione. L’esperienza nell’operare all’interno di un quadro normativo adeguato è indicata infatti dal 69% degli intervistati come la caratteristica più importante per un provider di servizi per digital asset. Seguono la cybersecurity, citata dal 54%, e la solidità finanziaria, al 47%.
Custodia, pagamenti e fondi gli ambiti più coinvolti
Quanto all’impatto concreto di questi asset, per gli istituzionali ad avvertirlo maggiormente saranno i servizi di custodia (66%), i pagamenti (54%) e l’emissione di fondi (51%). Proprio emissione e tokenizzazione dei fondi sono la priorità strategica, indicata dal 52% del campione. Sul fronte dei benefici attesi, la riduzione dei costi e l’efficienza sono il principale vantaggio per il 53% degli intervistati, mentre il regolamento più rapido è quello più frequentemente citato (67%), seguito dall’acquisizione di nuovi clienti (58%) e dall’aumento della liquidità (53%).
Il denaro digitale al centro
Tra i temi più rilevanti emersi dallo studio, spicca il denaro digitale, che il 45% degli intervistati giudica molto importante per la propria strategia sui digital asset. Il principale caso d’uso è il regolamento degli asset tokenizzati (64%), mentre le forme preferite sono le stablecoin in dollari emesse da banche (49%) e i depositi tokenizzati (48%). “Spesso ci si concentra sui titoli tokenizzati, ma il regolamento richiede comunque una forma di denaro affidabile: è per questo che il denaro digitale si è spostato molto più vicino al centro della strategia istituzionale”, spiega Donna Milrod, chief product officer di State Street, secondo cui gli investitori vedono digital asset e denaro digitale come elementi destinati a svilupparsi insieme, perché l’uno dipende dall’altro. L’adozione è però ancorai una fase iniziale: solo il 24% utilizza già il denaro digitale o è pronto a farlo, ma il 46% prevede di esserne in grado entro i prossimi dodici mesi.
Crescono allocazioni e distribuzione
Intanto, le allocazioni continuano a salire: dall’11% attuale si prevede un aumento al 17% nel prossimo triennio, rispetto al passaggio dal 7% al 16% ipotizzato nello studio del 2025. A trainare la crescita della distribuzione saranno soprattutto gli investitori istituzionali, ai quali circa l’82% degli asset manager prevede di offrire questi asset. Sul fronte dei prodotti, i fondi tokenizzati guidano lo sviluppo: gli Etf e i tradizionali fondi long-only sono i veicoli preferiti per distribuire asset digitali e l’84% degli intervistati prevede versioni tokenizzate dei prodotti già esistenti.
AI e modelli ibridi
Un ruolo di primo piano lo gioca anche l’intelligenza artificiale, che è vista come un fattore abilitante cruciale: per il 57% è infatti fondamentale o molto importante per le proprie attività legate ai digital asset, comprese le applicazioni negli smart contract, nella cybersicurezza e nella gestione dei dati. Quanto al futuro dell’infrastruttura, i modelli di mercato ibridi sembrano destinati a restare: quasi un intervistato su cinque ritiene infatti che una struttura completamente on-chain non sostituirà mai l’attuale modello basato su infrastrutture tradizionali e digitali insieme.
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