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Moneyfarm: il 38% non ha paura di mettere a frutto la liquidità, ma per il 26% prevale il timore di perdere tutto. Il 37% si sente tranquillo nel tenere i risparmi sul conto. E al 18% basta recuperare l’inflazione per dirsi soddisfatto
Concentratissimi a risparmiare ma molto meno attenti a far fruttare i loro soldi. Gli italiani si confermano bloccati da un paradosso, in cui la ricerca di sicurezza e la paura di sbagliare frenano, e spesso bloccano, la crescita del patrimonio. La nuova fotografia emerge dall’ultima indagine di Moneyfarm, secondo cui l’84% degli intervistati pensa regolarmente a come spendere meno, il 75% a come migliorare le proprie competenze professionali e il 71% a come aumentare le entrate, ma appena il 63% riflette su come investire meglio il proprio gruzzolo.
Risparmi controllati 7 volte al mese
L’investimento, insomma, continua a essere percepito come un tema più complesso rispetto alla gestione quotidiana del bilancio familiare. Tra chi pensa ogni giorno a come accantonare prevalgono le donne (36% contro il 26% degli uomini). I risparmi vengono inoltre controllati in media 7,2 volte al mese, con quasi la metà del campione che lo fa almeno una volta alla settimana e il 19% ogni giorno, soprattutto grazie ad app e servizi online.
Liquidità e bisogno di sicurezza
Quando però si passa a decidere come impiegare la liquidità, il bisogno di sicurezza prevale. Il 37% si sente infatti tranquillo con i risparmi sul conto corrente, mentre il 35% prova disagio all’idea di poter gestire meglio il patrimonio (23%) o di subire gli effetti dell’inflazione (12%). Questi numeri, sottolinea l’head of wealth di Moneyfarm Andrea Rocchetti, trovano conferma negli oltre 1.600 miliardi di euro parcheggiati dalle famiglie in conti correnti e depositi, a fronte di un patrimonio finanziario complessivo che ha superato i 6.480 miliardi, come certificato dall’ultimo Rapporto Fabi. “Una liquidità enorme, spesso lasciata ferma per un bisogno di sicurezza più emotivo che razionale: se investiti con criterio, questi fondi potrebbero generare valore nel tempo senza sacrificare la protezione dai rischi”, osserva l’esperto.
Il denaro tra protezione e ansia
Dall’indagine emerge che per la metà degli intervistati il denaro rappresenta soprattutto una sicurezza per il futuro, mentre per il 26% è sinonimo di benessere, inteso come realizzazione personale (13%) o fonte di felicità (13%). Oltre la metà (51%) lo considera poi uno strumento per realizzare progetti ed esigenze concrete, mentre solo uno su cinque lo vive come un obiettivo da accumulare. Nel complesso prevale un atteggiamento positivo: il 73% descrive il proprio rapporto con i soldi come sereno e l’11% lo definisce un rapporto ‘d’amore’. Resta però un 19% che lo associa all’ansia, quota che sale al 25% tra le donne e tra i 18-34enni, mentre scende al 12% tra gli over 55.
La “prudenza” frena anche la previdenza complementare
I giovani sono quelli che più spesso provano un senso di colpa nel lasciare il denaro fermo sul conto (33%). I 35-54enni risultano invece i più sereni (44%), mentre gli over 55 si rivelano i più indifferenti (17%). La prudenza si riflette anche sulla previdenza complementare: secondo la Relazione Covip 2025, gli iscritti ai fondi pensione sono 10,4 milioni, meno del 40% della forza lavoro. Oltre sei lavoratori su dieci, come rimarca Rocchetti, non si stanno costruendo una pensione integrativa, non solo per ansia o timore verso gli investimenti, “ma anche per scarsa consapevolezza dei vantaggi fiscali e contributivi, per una questione di procrastinazione nelle scelte di lungo periodo, di limitata conoscenza finanziaria o di sfiducia verso gli strumenti di investimento in generale”.
Tra paura di perdere tutto e basse aspettative di rendimento
Le emozioni incidono in maniera ancora più evidente quando si parla di investimenti. Il 38% dichiara di non provare particolari timori sugli investimenti, ma tra gli altri prevale la paura di perdere tutto (26%), seguita dal timore di un crollo dei mercati (19%) e di ricevere consigli non adeguati (17%). Donne e giovani mostrano maggiore avversione al rischio: il 31% teme di perdere tutto, contro il 21% degli uomini e il 17% degli over 55. Prudenti sono anche le aspettative di rendimento: il 16% si ritiene soddisfatto anche solo evitando perdite, il 18% recuperando l’inflazione e il 31% con un rendimento annuo tra il 3% e il 5%. Solo per il 13% è necessario superare il 5%. Tra gli over 55 prevale la priorità della conservazione del capitale (42%), mentre il 36% dei più giovani punta a rendimenti tra il 3% e il 5%.
Cautela anche nei fondi pensione e con gli aumenti di stipendio
Sempre secondo la Covip, oltre il 45% degli iscritti alla previdenza complementare investe in comparti garantiti o obbligazionari, contro appena il 14% dei comparti azionari. Una cautela che, secondo Rocchetti, incide sui rendimenti attesi e realizzati: “Un disallineamento che vale la pena correggere soprattutto su orizzonti di medio-lungo termine e specialmente se si ricercano rendimenti superiori all’inflazione”, avverte. L’estrema cautela emerge anche nell’uso di un eventuale aumento di stipendio: solo il 4% spenderebbe subito l’intera somma aggiuntiva, mentre il 96% ne destinerebbe almeno una parte al risparmio. Oltre la metà (53%) ne accantonerebbe almeno un quarto o la metà, il 43% almeno il 75% e il 18% metterebbe da parte l’intero importo.
Un rapporto troppo emotivo
“L’indagine conferma quanto il rapporto con il denaro e gli investimenti sia profondamente emotivo”, riflette Rocchetti, evidenziando il divario tra l’attenzione quasi quotidiana al controllo delle finanze e la fatica ad affrontare gli investimenti con serenità, tanto che quasi un italiano su cinque associa il denaro a un sentimento di ansia. “Comprendere queste dinamiche è essenziale per sviluppare maggiore cultura finanziaria e trasformare l’incertezza in scelte informate”, conclude.
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