Aipb: superate le stime per il 2026 con un semestre d’anticipo. Merito sia dell’effetto mercato che della raccolta. Amministrato e gestito con il turbo: preferiti i fondi comuni e le azioni
Il private banking italiano continua a correre e in sei mesi supera le attese per l’intero 2026. A fine giungo le masse hanno infatti toccato quota 1.524 miliardi di euro, ben oltre i 1.490 miliardi stimati per fine anno. Merito di circa 50 miliardi di effetto mercato e di 42 miliardi di raccolta netta, cui si aggiunge il contributo dei cambiamenti organizzativi. A certificarlo, come di consueto, è il Centro studi dell’Associazione italiana private banking, secondo cui amministrato e gestito si sono rivelati i comparti più dinamici e a guidare la crescita sono stati sopratutto fondi comuni e azioni.
Andrea Ragaini, presidente di Associazione Italiana Private Banking
AIPB fa notare come il risultato d’oro del primo semestre sia in realtà frutto del periodo aprile-giugno. Nei primi tre mesi dell’anno, infatti, con un contesto caratterizzato da maggiore volatilità e incertezza geopolitica, il settore era rimasto pressoché stabile e la raccolta positiva aveva compensato solo in parte il contributo negativo dei mercati finanziari. Nel secondo trimestre, invece, si è registrato un netto cambio di passo, con le masse in crescita del 7,8%: l’effetto mercato è passato da un bilancio negativo per 23 miliardi del periodo precedente a +73 miliardi, mentre i flussi hanno accelerato da 17 a 25 miliardi. Un recupero, sottolinea l’associazione, messo a segno in un quadro geopolitico ancora incerto, ma con mercati azionari in forte rialzo: negli USA, S&P 500 e Nasdaq hanno infatti registrato uno dei trimestri più positivi degli ultimi anni ed è stata particolarmente favorevole anche la performance del mercato italiano, con il Ftse Mib in rialzo di circa il 17%. Allo stesso tempo, i rendimenti dei titoli governativi sono rimasti su livelli elevati, continuando a sostenere l’interesse per la componente obbligazionaria. “La crescita non riflette soltanto la valorizzazione dei portafogli, ma anche la capacità del private banking di continuare ad attrarre nuovi patrimoni”, rimarca il presidente Andrea Ragaini.
Amministrato e gestito con il turbo
L’ottima performance del secondo trimestre ha riguardato tutti i comparti dei portafogli, ma la raccolta amministrata e quella gestita hanno conquistato la maglia rosa, mettendo a segno entrambe un allungo del 9,6%, oltre la crescita media complessiva. Tale risultato ha permesso alle due componenti di rafforzare ulteriormente il proprio peso e arrivare a rappresentare insieme oltre i due terzi delle masse del mercato servito. Segno più anche per raccolta diretta e prodotti assicurativi, che però hanno viaggiato a una velocità più contenuta. Sia il gestito che l’amministrato hanno beneficiato soprattutto della valorizzazione degli asset, in linea con il recupero dei mercati, ma anche di nuovi flussi, con quest’ultimo che ha registrato circa 11 miliardi di nuova raccolta, il contributo più elevato del trimestre. Positivi e in rafforzamento anche i flussi verso fondi comuni e gestioni patrimoniali.
La vivacità dell’amministrato è stata poi sostenuta anche dal collocamento del Btp Italia Sì, la nuova emissione del Tesoro rivolta ai risparmiatori individuali, che a giugno ha portato a casa circa 8,8 miliardi. Secondo i dati del Tesoro, la partecipazione degli investitori retail è stata stimata al 67%, di cui circa un terzo attribuibile al private banking, confermando il forte interesse che i titoli di Stato continuano a esercitare sulla clientela.
Fondi e azioni preferiti
A guidare la crescita dei due comparti più dinamici sono stati però soprattutto fondi comuni e azioni. Nel gestito, i primi hanno segnato l’incremento più consistente dell’intero asset mix, con circa 31 miliardi di masse in più nel trimestre, seguiti dalle gestioni patrimoniali, in aumento di circa 15 miliardi. Nell’amministrato, sono state invece le azioni a trainare la crescita, con circa 23 miliardi di masse in più. Prosegue poi l’aumento della componente obbligazionaria, che è cresciuta di circa 12 miliardi. Particolarmente dinamici, infine, anche gli Etf/Etn/Etc che, pur rappresentando ancora una quota contenuta dei portafogli private, hanno visto le masse investite salire di circa 5,5 miliardi.
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