A luglio l’indice composito scivola al livello più basso da otto mesi. Male Francia e Germania. Per i gestori, giovedì Lagarde aumenterà i tassi dello 0,25%. E potrebbe replicare a settembre
Altra brusca frenata dei Pmi dell’Eurozona. Gli indici anticipatori dell’attività economica si sono rivelati tutti inferiori alle stime per il mese di luglio, con l’indicatore dell’industria sceso ai minimi da 38 mesi. In decisa contrazione anche i dati tedeschi e francesi, che gelano le ultime speranze di un terzo trimestre in ripartenza per l’economia regionale. Dati che non scalfiscono le certezze degli investitori: la Banca centrale europea continuerà la sua lotta all’inflazione e giovedì procederà con un nuovo aumento dei tassi d’interesse dello 0,25%. Più contrastanti, invece, le previsioni per il successivo meeting di settembre.
Nell’area euro il Pmi manifatturiero Hcob redatto da S&P Global è calato a 42,7 punti dai 43,5 previsti. Male soprattutto i servizi, che si sono attestati a 51,1 dai 51,5 attesi degli analisti, e l’indice composito, sceso a 48,9 contro una stima di 49,7. Il peggioramento, si legge in una nota, fa prospettare un possibile inasprimento della contrazioneeconomica nei prossimi mesi. Circostanza che, a sua volta, potrebbe spingere le aziende a rinunciare ai loro piani di assunzione. La pressione inflazionistica, tuttavia, segna un calo, con i prezzi di vendita ancora in rialzo ma al ritmo più lento da quasi due anni e mezzo: quelli delle aziende manifatturiere sono scesi a un tasso mai osservato dal picco della crisi finanziaria del 2009, quelli del terziario viaggiano sui minimi da 21 mesi.
Nuovo scivolone per la Germania, il cui manifatturiero ha deluso le attese ed è crollato ai minimi da 38 mesi (38,8 contro 41) mentre i servizi si attestavano a quota 52 (53,1 le previsioni). Due dati che hanno fatto contrarre il Pmi composito a 48,3 punti dai 50,3 del consensus. L’economia tedesca è quindi entrata in territorio di contrazione, zavorrata dal peggioramento della produzione industriale e da un terziario che continua a perdere slancio. Non va meglio per la Francia, che ha iniziato il terzo trimestre 2023 con la più netta riduzione dell’attività dal novembre 2020. L’indice Pmi dell’industria d’Oltralpe è infatti calato a 44,5 da 46 di giugno, facendo registrare il dato peggiore da 38 mesi. L’indicatore composito si è attestato a quota 46,6, mai così giù da 32 mesi. Una contrazione, sottolinea la nota Hcob, che testimonia il costante deterioramento delle condizioni economiche.
Anche se il terzo trimestre parte con numeri neri, i gestori credono che l’Eurotower andrà avanti nella stretta monetaria. Ne è convinto in primis Cyrus de la Rubia, chief economist della Hcob, che rimarca come la manifattura continui a essere il tallone d’Achille dell’Eurozona. “Gli ultimi dati Pmi non piaceranno ai responsabili della Bce, visto che i prezzi del settore privato continuano a mostrare insidie. La presidente Christine Lagarde continuerà a rimanere della propria idea di rialzare i tassi di interesse di 25 punti base nella prossima riunione”, afferma.
Tomasz Wieladek, chief european economist di T. Rowe Price
“Francoforte aumenterà il tasso di deposito di 25 punti base, portandolo al 3,75% questa settimana, come è stato praticamente preannunciato nella riunione di giugno. E ciò avverrà indipendentemente dai dati dei Pmi o dall’indagine sui prestiti bancari”, assicura Tomasz Wieladek, chief european economist, di T. Rowe Price. Ecco perchè, secondo l’esperto, giovedì i mercati baderanno soprattutto alle parole di Lagarde. “Persino alcuni dei policymaker più rigoristi affermano che la mossa di settembre dipenderà dalle previsioni e dai dati. La presidente vorrà rafforzare questo messaggio nel corso della conferenza stampa, anche se storicamente mandare messaggi di questo tipo non si è rivelato facile”, ha precisato l’analista. Che ha concluso: “ I mercati prenderanno una direzione da falco o da colomba, indipendentemente dalle reali intenzioni di Francoforte”, spiega.
Wieladek è anche convinto che i dati delle indagini di settembre mostreranno un’Eurozona in recessione. E l’indagine di Francoforte sul credito bancario, in uscita questa settimana, dovrebbe confermare tale view. “Tuttavia, poiché i mercati del lavoro reagiscono con un ritardo significativo, la Bce effettuerà comunque un rialzo a settembre. È solo dopo quella data, quando l’indice core inizierà a scendere, che l’Eurotower potrà interrompere il suo ciclo di rialzi”, precisa.
Secondo Des Lawrence, senior investment strategist di State Street Global Advisors, per giovedì è scontato un ritocco di un quarto di punto. Specie dopo la recente revisione al rialzo delle stime d’inflazione da parte della stessa banca centrale. Molto più rilevante, a suo dire, sarà quindi la traiettoria dei tassi per le riunioni successive. “Le previsioni di un aumento dei prezzi e la consapevolezza che le pressioni salariali stanno diventando ‘una fonte sempre più significativa di carovita’ evidenziano maggiori probabilità di un ulteriore rialzo in occasione del meeting di settembre”, afferma. Per questo, secondo lui, non sarebbe irragionevole un altro aumento di 25 punti base dopo l’estate. “Al di là di questo, riteniamo che ci siano buoni motivi per mantenere i tassi di policy stabili su questi livelli per qualche tempo”, precisa.
Konstantin Veit, portfolio manager european rates di Pimco
Per Konstantin Veit, portfolio manager di Pimco, piuttosto che fornire indicazioni certe su ciò che accadrà in autunno, il Consiglio direttivo farà riferimento al prossimo ciclo di proiezioni macroeconomiche degli esperti Bce e consentirà una valutazione completa delle dinamiche dei prezzi a settembre. “Il mercato prevede un aumento dei tassi di 25 punti base, seguito da altri 20 punti nelle riunioni successive, con l’inizio dei tagli nel primo trimestre del 2024. Pur ritenendo ragionevole un terminal rate prezzato al 3,95%, continuiamo a nutrire dubbi sul fatto che la Bce proceda ad allentare la stretta così presto come atteso, data anche la natura persistente dell’inflazione sottostante”, chiarisce.
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