Per mercoledì i mercati scommettono su un nuovo aumento dello 0,25% nel livello dei tassi. Riflettori sulle parole di Powell per capire cosa accadrà dopo l’estate: fine dei rialzi o ulteriore ritocco? Ecco le view
Nessun colpo di scena ma orecchie dritte per cogliere qualsiasi segnale possa far intravedere la direzione più probabile per l’autunno. I mercati non hanno dubbi che mercoledì la Federal Reserve torni ad aumentare i tassi dello 0,25%, così come faranno i colleghi della Banca centrale europea il giorno successivo. Per questo l’attenzione è tutta sulle parole che il presidente Jerome Powell pronuncerà al termine della due giorni di riunione. Sul meeting di settembre, infatti, gli investitori sono divisi tra chi ritiene che il Fomc porrà fine alla maxi-stretta e chi invece non esclude l’ipotesi di un nuovo mini-aumento. Tutti però convengono sul fatto che saranno comunque i dati di inflazione e crescita dei prossimi due mesi a orientare in un senso o nell’altro i governatori americani.
“Lo scenario di base per la riunione di luglio prevede che la Federal Reserve aumenti i tassi di interesse di 25 punti base. Questo rialzo è quasi del tutto scontato dai mercati e dubito fortemente che la banca centrale vada contro le aspettative degli operatori”, commenta Erik Weisman, chief economist and portfolio manager di Mfs Im. Che però conferma i dubbi su un successivo prosieguo della stretta monetaria da parte dell’istituto, sottolineando come la decisione in un senso o nell’altro dipenderà in larga misura dalle rilevazioni macroeconomiche dei prossimi mesi.
Weisman non si aspetta troppe sorprese neppure dalla dichiarazione formale. “Powell si atterrà alla narrativa sull’importanza di riportare l’inflazione nella norma e ribadirà il bisogno della Fed di avere più elementi informativi per essere sicura di stare davvero vincendo la battaglia”, osserva l’esperto. Che aggiunge: “Poichè vuole un allentamento delle politiche finanziarie, che risulterebbe controproducente per il contenimento dell’inflazione, il governatore neppure permettersi di mostrarsi pessimista”. Per l’analista di Mfs Im, resta invece un mistero dove atterrerà l’economia a stelle e strisce: il percorso per un soft landing sembra infatti essere migliorato, con un’inflazione più debole e un mercato del lavoro in rallentamento, ma gran parte degli effetti ritardati degli aumenti dei tassi devono ancora manifestarsi. “Anche se la Fed terminerà il suo ciclo di rialzi questa settimana, gli ultimi 16 mesi di stretta potrebbero ancora spingere gli Stati Uniti verso la recessione”, avverte.
Per Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am
Per Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, gli ultimi dati sul carovita sono incoraggianti ed è possibile che quello di mercoledì sia l’ultimo rialzo. In particolare, a suo parere, nel rapporto sull’inflazione Cpi di giugno c’è una serie di dettagli che lascia ben sperare. “Le pressioni sui prezzi di fondo si stanno allentando, con il sottoindice dei beni core in contrazione dello 0,1% sul mese. E lo stesso si registra anche nei servizi, rincarati solo dello 0,3% sul mese”, evidenzia. Non solo. Jung fa notare che anche la misura super core di Powell (ossia l’inflazione dei servizi che esclude i prezzi degli affitti) è risultata stagnante, registrando il dato più basso da settembre 2021. Gli stessi canoni di locazione, poi, continuano a rallentare e confermano un indebolimento dei prezzi di questo mercato. “Sebbene le ultime rilevazioni siano in linea con un percorso verso un risultato non recessivo, continuiamo a prevedere una modesta contrazione del Pil nell’ultimo trimestre dell’anno”, precisa però l’economista.
Guillermo Felices, global investment strategist di Pgim Fixed Income
Secondo Guillermo Felices, global investment strategist di Pgim Fixed Income, il Fomc annuncerà un aumento dei tassi di 25 punti base per poi mettersi in pausa fino alla fine anno e riprendere con tagli molto graduali. “Sebbene i nuovi dati sull’attività siano stati più forti del previsto in giugno e luglio, così come positive sono state le notizie sull’inflazione, rimangono però per la natura appiccicosa della componente core dei servizi”, è la spiegazione dell’esperto. Per Felices, i governatori americani dovranno quindi spiegare come vedono la tenuta dell’economia statunitense. “Se accenneranno alla necessità di una politica monetaria restrittiva più a lungo, i rendimenti degli Ust all’estremità anteriore della curva potrebbero risalire con un possibile traballante aggiustamento della duration e degli asset rischiosi”, avverte.
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac, vede le prossime tre rilevazioni sull’inflazione Usa attestarsi allo 0,2% su base mensile. E fa notare come il mercato del lavoro stia mostrando segnali rassicuranti: le richieste iniziali per i sussidi di disoccupazione si sono attestate al di sotto delle aspettative e sui minimi da due mesi, a quota 228mila, mentre i salari mantengono il trend del +6% su base annua. “Entrambi i dati suggeriscono come Powell debba adottare un approccio ancora più progressivo alla politica monetaria, che si concretizzerebbe in un rallentamento della traiettoria rialzista dei tassi da parte della Fed in attesa di informazioni più concrete su una frenata dell’occupazione”, spiega. A suo dire, quindi, l’attuale contesto apre le porte a un possibile nuovo scenario: un aumento dei tassi policy dello 0,25% approvato in ogni meeting. “Ci aspettiamo che il 26 luglio la banca centrale decida di rialzare i tassi dello 0,25% e restiamo convinti della possibilità di un ulteriore aumento dopo la riunione di novembre”, conclude.
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