La debacle di Starmer alle elezioni locali, insieme a un quadro marco deteriorato, alimenta il timore sul crollo del governo e un’aumento dei deficit oltre le soglie di sostenibilità. Intanto il rendimento dei govies schizza alle stelle. Per i gestori, la politica monetaria ha le polveri bagnate
Il Regno Unito torna nel mirino dei mercati obbligazionari. Il forte rialzo registrato dai rendimenti dei Gilt sta infatti riaccendendo i timori di una nuova crisi sul debito sovrano in uno scenario che vede un nuovo fattore sommarsi all’inflazione e ai dubbi sulla sostenibilità fiscale del Paese: l’instabilità politica. A preoccupare gli investitori è infatti soprattutto il deterioramento del quadro interno, con il governo laburista di Keir Starmer indebolito dopo la pesante sconfitta alle elezioni locali e i mercati che iniziano già a prezzare il rischio di una svolta più espansiva sul fronte della spesa pubblica. Una situazione che, secondo i gestori, complica i piani della Bank of England.
L’attuale fase di tensione nasce dall’indebolimento della leadership di Downing Street. Il risultato molto negativo ottenuto dal Partito Laburista alle elezioni locali ha infatti fatto aumentate le pressioni interne per un cambio alla guida del governo, con la stampa britannica che da ministri e sottosegretari sarebbero pronti a dimettersi per accelerare la caduta del premier Starmer. Il quadro politico appare inoltre profondamente cambiato rispetto al passato: non solo il tradizionale bipolarismo tra Labour e Conservatori si sta progressivamente sgretolando sotto la spinta del Reform UK di Nigel Farage, accreditato ormai intorno al 35% dei consensi, ma Verdi e Liberaldemocratici stanno anche crescendo al punto che i due partiti di massa non raggiungono più il 40% delle intenzioni di voto. Una situazione che rende molto più difficile prevedere gli equilibri futuri e aumenta l’incertezza percepita dagli investitori, con il mercato preoccupato soprattutto del possibile insediamento di un governo favorevole a politiche fiscali più espansive in una fase già caratterizzata da inflazione elevata e crescita debole.
Rendimenti ai massimi dal 1998
Liz Truss, ex primo ministro del Regno Unito
La tensione si è riflessa immediatamente sul mercato obbligazionario. Il rendimento del Gilt trentennale è salito oltre il 5,80%, livello più alto dal 1998, mentre il decennale ha superato il 5,10% e si è portato sui massimi dal 2008. Dalle elezioni amministrative della scorsa settimana il tratto lungo della curva è salito di circa 25 punti base, con la sterlina in calo rispetto al dollaro fino a raggiungere l’area di 1,35. Movimenti che riportano inevitabilmente alla memoria la crisi del 2022, quando il governo guidato dall’allora premier Liz Truss provocò un violento sell-off dei governativi dopo l’annuncio di un maxi piano fiscale finanziato in deficit. Quella volta la Bank of England fu costretta a intervenire d’urgenza per evitare il collasso dei fondi pensione britannici esposti ai bond pubblici di lunga durata, facendo del cosiddetto ‛Truss effect’ il principale incubo della politica economica UK.
Lo scenario macroeconomico non aiuta. L’inflazione britannica resta sopra il target della BoE e a marzo si attestava ancora al 3,3%, mentre la crisi energetica legata alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente rischia di riaccendere ulteriormente le pressioni sui prezzi. È anche per questo che il mercato inizia a prezzare un aumento strutturale del costo del debito pubblico britannico, con il premio del decennale UK salito da inizio conflitto di circa 85 base contro i 44 del Bund tedesco e i 58 del BTP italiano. Una dinamica che, peraltro, sta iniziando a pesare anche sull’equity britannico: il rendimento medio del mercato azionario londinese si colloca infatti attorno al 5,55%, ormai molto vicino ai livelli offerti dal decennale governativo e addirittura inferiore rispetto al rendimento del titolo a 30 anni.
Per i gestori, la BoE non avrà vita facile
Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac
Inevitabile, dunque, il fiorire di ipotesi sulle prossime scelte di politica monetaria del governatore Andrew Bailey e dei suo colleghi. Se infatti mercati stanno scontando fino a tre rialzi dei tassi da parte della BoE entro fine dell’anno nel tentativo di contrastare le pressioni inflazionistiche, c’è chi crede che nessuno degli scenari appaia realmente rassicurante per gli investitori obbligazionari. È il caso di Kevin Thozet, membro dell’Investment Committee di Carmignac. “Se la banca centrale UK aumentasse i tassi una sola volta adottando un tono accomodante”, ha spiegato, “assisteremmo probabilmente a un irripidimento della curva”. Al contrario, l’esperto si prefigura ritorni sui bond in ulteriore crescita qualora ci fosse due rialzi e aumentassero i timori di un’accelerazione delle aspettative di inflazione”. Il rischio maggiore intravisto dal manager resta però quello di una perdita di fiducia strutturale nei confronti della sostenibilità fiscale britannica, soprattutto in presenza di un doppio deficit (pubblico e delle partite correnti) che rende il Paese particolarmente vulnerabile agli shock di mercato.
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