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Nel nuovo regime di tassi più alti, i Treasury soffrono l’esposizione alla curva mentre corporate e high yield mostrano maggiore tenuta sul medio periodo. Decisiva la copertura valutaria per l’investitore europeo, che migliora il profilo rischio-rendimento. L’analisi e le classifiche di FIDA
Tassi nominali e reali stabilmente più elevati, curva ancora prudente sulle mosse della Federal Reserve e premio a termine non trascurabile: è chiaro il quadro in cui si muove oggi il mercato del reddito fisso USA. Un contesto in cui l’esposizione alla duration si conferma il principale fattore di rischio, mentre il contributo del carry torna centrale nella costruzione dei rendimenti. È quanto emerge dai dagli indici di Finanza Dati Analisi (FIDA), società di ricerca con focus sull’industria del risparmio gestito, che ha analizzato per FocusRisparmio l’andamento delle principali categorie di fondi ed ETF sull’obbligazionario a stelle e strisce per scovare indicazioni di investimento e stilare le classifiche dei prodotti più performanti. Ecco i risultati.
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Treasury sotto pressione: la duration pesa sui rendimenti
Per quanto riguarda i titoli di Stato, la dinamica dell’ultimo anno conferma la vulnerabilità della duration. Nel campione ETF la categoria Obbligazionari USA Governativi evidenzia un rendimento a un anno pari a circa -7%, con un drawdown a tre anni intorno al -10% e una volatilità triennale prossima al 6%. Anche il comparto a breve-medio termine mostra un ritorno a un anno negativo, precisamente nell’ordine del -8%, con drawdown a tre anni prossimo al -10%. Il medio-lungo periodo si attesta invece a circa il -6% a un anno, con perdite a tre anni poco superiori al -10%. Nel perimetro fondi il quadro è sostanzialmente allineato: si registra circa -6% annuo, con drawdown a tre anni intorno al -10% e volatilità di pari periodo a circa il 6%. L’insieme dei dati suggerisce che, in una fase in cui il mercato continua a prezzare tassi reali positivi e una politica monetaria non pienamente accomodante, l’esposizione alla duration rimane il principale fattore di rischio sistematico.
Corporate IG: il carry sostiene il medio periodo
La componente corporate presenta una struttura più equilibrata sul medio periodo. Tra i passivi la categoria segna circa -5% a un anno ma +7% a tre anni, con drawdown triennale prossimo al -9% e volatilità attorno al 6%. Nei fondi si registra un -6% a un anno e un +6% a tre anni: si tratta di una lettura coerente con un contesto in cui il carry ha progressivamente compensato l’impatto dell’aumento dei rendimenti governativi, pur in presenza di una fase di volatilità nel breve. L’universo high yield è quello che una maggiore capacità di recupero su orizzonti temporali ampi: nel caso dei fondi tradizionali, vanta infatti un risultato a tre dell’11% con un drawdown prossimo al -10%. Il premio per il rischio creditizio ha dunque contribuito in modo significativo alla performance cumulata, a fronte di una volatilità superiore rispetto all’investment grade ma coerente con la natura dell’esposizione.
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La copertura in euro migliora il profilo rischio-rendimento
Particolarmente indicativa è la dinamica delle categorie Euro Hedged USA, che rappresentano il riferimento più appropriato per un investitore in euro. Nei fondi la performance viaggia sul 3% a un anno e sul 9% a tre anni, con perdite intorno al -6%. Nel campione ETF il dato è analogo a parità di orizzonte temporale: rispettivamente +4% e +9%. L’allineamento tra universo attivo e passivo segnala che, su questa esposizione aggregate coperta, il fattore beta ha avuto un ruolo prevalente rispetto alla dispersione tra gestori. La componente high yield, nel perimetro dei prodotti attivi, mostra circa +4% a un anno e +18% a tre anni con drawdown triennale contenuto intorno al -3%. Il profilo rischio-rendimento risulta più efficiente rispetto ai governativi a lunga duration, grazie alla combinazione tra carry e copertura valutaria.
Differenze interne e scelte di costruzione del portafoglio
Nel complesso, l’evidenza empirica suggerisce una chiara differenziazione interna all’obbligazionario USA. I Treasury, in particolare sulle scadenze medio-lunghe, rimangono esposti alla variabile tasso e al premio a termine mentre il corporate investment grade presenta un profilo di recupero sul medio periodo soprattutto grazie al carry. L’high yield, specie nelle versioni coperte in euro, ha invece beneficiato della remunerazione del rischio creditizio su orizzonti pluriennali. In un contesto di tassi più elevati e maggiore dispersione tra segmenti, la costruzione di un’esposizione all’asset class richiede quindi una valutazione puntuale della duration effettiva ma anche della qualità creditizia e della copertura valutaria: elementi che incidono in modo determinante sul profilo di rischio e sulla traiettoria dei rendimenti attesi.
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Le classifiche

Fonte: FIDA
Migliori 10 fondi Obbligazionari USA per perf. 1Y
Fondi autorizzati retail Italia
Dati ed analisi in EUR al 03/03/2026
Dalla top ten per performance a un anno dei fondi emergono diversi spunti operativi interessanti. In primis, la prevalenza di strategie corporate o miste corporate-governative: il credito, più che la componente puramente govies, si conferma infatti il principale driver di rendimento nel nuovo regime di tassi. Non a caso i primi posti sono occupati da fondi con esposizione significativa ai bond societari, come US Dollar Aggregate di Azimut Investments (+10,79% a un anno) e lo Strategic Income di Neuberger Berman (+7,23%), che incarnano un approccio diversificato ma con forte contributo del comparto societario. Accanto a questi prodotti si distinguono soluzioni che combinano i due segmenti con una gestione attiva della duration e incarnano un’impostazione più flessibile in grado di adattarsi alla fase di tassi elevati: ne sono esempi Interfund Bond US Plus (+4,62%) e il Series US Dollar Bond J2 di Fineco AM (+3,1). Si nota inoltre una presenza ricorrente di share class in dollari ma anche diverse versioni in euro, segnale di una domanda europea attenta al rischio valutario. Ricorrente infine anche l’approccio multi-segmento, talvolta con esposizioni a componenti cartolarizzate o asset mortgage backed: è il caso dello Star MBS Total Return di GAM e del Global Asset Backed Securities di MFS, che testimoniano una ricerca di rendimento attraverso spread specifici anziché tramite scommesse direzionali sulla curva. Nel complesso emerge un orientamento verso strategie che monetizzano il premio al rischio creditizio senza assumere eccessiva sensibilità alla duration lunga, privilegiando soluzioni bilanciate rispetto a un’esposizione concentrata sui Treasury.

Fonte: FIDA
Migliori 10 ETF Obbligazionari USA per perf. 1Y
Etf quotati su Borsa Italiana
Dati ed analisi in EUR al 03/03/2026
Dalla top ten degli ETF emerge un quadro coerente con quanto osservato sui fondi attivi, ma con alcune peculiarità proprie dell’universo passivo. Anzitutto la netta prevalenza di prodotti corporate: ben sette strumenti su dieci appartengono infatti a questa categoria, segnale che anche nel segmento indicizzato il credito ha rappresentato il principale motore di rendimento nel nuovo regime di tassi. Tra i prodotti migliori si distingue lo US Treasury Bond 7-10 Year UCITS di Invesco (+4,28%), unico governativo in territorio positivo insieme al comparto corporate, a indicare come la parte intermedia della curva abbia offerto un punto di ingresso relativamente più favorevole rispetto alle scadenze lunghe. Sul credito spiccano Xtrackers USD Corporate Bond UCITS (+4%) e Vanguard USD Corporate Bond UCITS (-5,04%) ma con solide performance a tre e cinque anni), che incarnano un’esposizione investment grade ampia e diversificata. Ricorrente è il domicilio irlandese, standard per gli exchange traded funds UCITS distribuiti in Europa, così come la struttura a replica fisica su indici Bloomberg di riferimento. Le volatilità si mantengono in un intervallo compreso tra il 5% e il 7%, con drawdown nell’ordine del -9%/-11% coerenti con un’esposizione prevalentemente investment grade e con duration significativa. Nel complesso emerge un orientamento verso strumenti core e a basso costo (expense ratio spesso inferiori allo 0,20%), utilizzati come mattoni strategici di portafoglio anziché scelte tattiche. Anche nel passivo il trade-off centrale resta dunque quello tra duration e premio al rischio, con il segmento societario che continua a offrire un profilo di recupero più robusto rispetto ai governativi a medio-lunga scadenza.
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