Il team delle strategie obbligazionarie della SGR racconta la view dei prossimi mesi sul mercato del credito corporate, e in particolare sul settore high yield che continua a restare interessante
Il credito è un’isola felice. Ne sono convinti in Quaestio Capital Manager, dove tirano le somme di questo primo semestre e tracciano il quadro in merito al posizionamento dei portafogli per i restanti mesi del 2025. Non che non sia successo tanto (o di tutto) in questi primi sei mei definiti quasi “storici” dal team obbligazionario che ha incontrato la stampa negli uffici milanesi. Ma la convinzione sui principali mercati obbligazionari resta salda: “La responsabilità fiscale è passata di moda”, dice subito il cio della società Christian Prinoth, “perciò il fixed income governativo non è più da considerarsi una safe asset”. Il credito, dunque, è un’isola felice, appunto. “Gli emittenti corporate si sono comportati in maniera opposta sia con livelli di leva sani che con cash flow che rimangono forti. Ci sembra ancora una classe d’attivo fondamentale nell’asset allocation dei nostri clienti soprattutto istituzionali”, afferma Prinoth.
Federico Valesi, cfa, head of Credit di Quaestio Capital SGR
Nei mercati dei titoli governativi, infatti, assistiamo ad un graduale irripidimento della curva dei rendimenti, soprattutto negli USA, dove i rendimenti a lungo termine sono aumentati nonostante segnali di rallentamento economico e un’inflazione in decelerazione. “Il Treasury decennale ha oscillato tra il 4,2% e il 5% durante il semestre, riflettendo una combinazione di aspettative sui tassi della Federal Reserve e un crescente disagio legato alla sostenibilità fiscale”, ricorda Federico Valesi, cfa, lead portfolio manager credit strategies. In Europa, di contro, il taglio dei tassi della BCE “ha portato ad un calo dei rendimenti a breve e a una stabilizzazione di quelli a lunga, soprattutto in Germania e Francia”. Nel credito corporate, invece, il quadro è stato più resiliente. “Gli spread dell’investment grade sono rimasti stabili o solo lievemente più ampi, nonostante il deterioramento delle condizioni macroeconomiche e l’inasprimento delle condizioni finanziarie”, continua Valesi. “Il mercato high yield ha vissuto una maggiore volatilità: dopo un inizio d’anno positivo, con flussi in entrata sostenuti e performance brillanti, i mesi primaverili hanno segnato un rallentamento, complice l’allargamento degli spread negli Stati Uniti e le rinnovate preoccupazioni sulla qualità del credito in alcuni segmenti ciclici. In Europa, la debolezza economica ha contribuito a mantenere compressi i premi al rischio, sostenuti dalla prospettiva di ulteriori interventi espansivi da parte della BCE”.
Focus sull’high yield
Alberto Biscaro, portfolio manager Credit Strategies di Quaestio Capital SGR
Si sa, il credito performa bene in un contesto di tassi che si riducono. Per questo, secondo gli esperti, i prossimi mesi saranno comunque positivi per i bond societari. Gli operatori rimangono focalizzati sul tema del carry, prediligendo strategie che massimizzino il rendimento da coupon in contesti di tassi stabili. Debito emergente, obbligazioni strutturate di alta qualità e segmenti selezionati del credito high yield rappresentano, al momento, le aree con il miglior rapporto rischio/rendimento. In particolare l’high yield europeo continuerà ad essere un sorvegliato speciale. “Nel primo semestre 2025 ha fatto registrare un total return di 2,70%, del tutto in linea con il rendimento espresso dall’asset class ad inizio anno (5.20%). Un dato che può apparire sorprendente alla luce della enorme volatilità che ha seguito il Liberation Day di aprile, ma in fondo giustificabile dalle dinamiche osservate finora per tassi e spread”, spiega Alberto Biscaro, cfa, portfolio manager credit strategies. Biscaro ricorda come l’imprevedibilità dell’amministrazione Trump abbia certamente un peso sulle aspettative di crescita: questo rappresenta un aspetto cruciale per un’asset class correlata all’andamento economico. Il tasso di default per le aziende high yield è pari a 4.3% a livello globale, ma c’è un gap tra il mercato americano (5,8%) e quello europeo (2.2%). “Il mercato high yield europeo quest’anno è stato trainato soprattutto da alcune storie idiosincratiche con performance estremamente positive (quali ad esempio Eutelsat, l’alternativa europea a Starlink) più che da temi settoriali. Vale però la pena sottolineare come il settore bancario sia diventato meno rappresentato all’interno del mercato, visto il passaggio ad investment grade di molte obbligazioni bancarie”, continua Biscaro. Al momento, infatti, il settore dell’high yield europeo è passato da 383 a 365 miliardi di euro. Ma diversi emittenti, soprattutto dell’Europa dell’est, si sono affacciate sul mercato per farsi conoscere dagli investitori europei.
Filippo Moroni, portfolio manager Credit Strategies di Quaestio Capital SGR
Le valutazioni attuali nel mercato del credito high yield europeo si collocano su livelli prossimi ai minimi decennali in termini di spread. Per questo, secondo la SGR, è necessario avere un approccio prudente nel posizionamento, soprattutto su alcuni comparti più ciclici. Come spiega Filippo Moroni, portfolio manager Credit Strategies, il team di Quaestio SGR resta costruttivo sui bancari: “preferiamo titoli di banche national champion, eventualmente nella forma di strumenti Additional Tier 1” e sulle utilites, “il settore mostra una bassa sensibilità al ciclo economico e ospita opportunità nei titoli ibridi di emittenti con merito creditizio investment grade, come nel caso di A2A”. Al contrario sono selettivi sull’automotive (Aston Martin) e sul settore chimico. Una buona dose di alpha, invece, potrebbe arrivare da alcuni emittenti attivi nel settore del riciclo dei rifiuti, come l’italiana Itelyum. “Rimaniamo poi costruttivi su Auchan, che a fronte di condizioni operative in indebolimento ha annunciato l’intenzione di voler riorganizzare il debito attualmente presente a livello della holding company, trasferendolo nella operating company che detiene la proprietà degli immobili”, afferma Moroni. Guardando anche alle aree geografiche, invece, si seguono le emittenti dell’est Europa, come la banca Transilvania in Romania o la società elettrica bulgara Eastern European Electric Company.
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