Fida ha passato in rassegna i prodotti che investono nel reddito fisso statunitense. Tra i comparti spiccano high yield e MBS che hanno trascinato i rendimenti di fondi e ETF. Ecco i migliori a un anno e nel triennio
I dati più recenti sul mercato obbligazionario statunitense offrono un quadro eterogeneo, evidenziando un panorama di performance che racconta una storia di adattamento e solidità in un contesto macroeconomico caratterizzato da un’inflazione in progressivo raffreddamento. Gli investitori, ancora scottati dal ciclo di rialzo dei tassi d’interesse più rapido degli ultimi decenni, hanno trovato opportunità selettive soprattutto nel segmento high yield e nei titoli garantiti da asset.
Comparti in evidenza
Il segmento degli Obbligazionari USA Corporate High Yield, con un rendimento annuo del 14% e un risultato triennale del 18%, emerge chiaramente come il vincitore. Questo dato si inserisce in un contesto di moderazione dei tassi di default aziendali e di una ripresa della fiducia degli investitori verso emittenti ad alto rischio, favorita da un miglioramento delle prospettive economiche negli Stati Uniti. In un anno in cui la Federal Reserve ha rallentato il ritmo dei rialzi, segnalando una possibile stabilizzazione della politica monetaria, gli investitori hanno premiato i rendimenti più elevati offerti da queste obbligazioni. Nonostante la volatilità triennale del 7%, il drawdown contenuto al 9% sottolinea una certa resilienza del settore.
Un altro segmento in evidenza è quello degli Obbligazionari USA Asset e Mortgage Backed, che hanno registrato un rendimento annuale del 10%.
Monica Zerbinati, financial analyst di Fida
La crescente domanda di titoli garantiti da asset, come i mortgage-backed securities, riflette una preferenza per strumenti con un rischio di credito relativamente basso ma con rendimenti ancora attraenti. L’espansione del mercato immobiliare statunitense, in parte dovuta al calo dei costi di costruzione e alla stabilizzazione dei prezzi delle case, ha supportato questo segmento.
Gli obbligazionari governativi statunitensi, tuttavia, offrono un quadro meno omogeneo. I titoli a breve-medio termine hanno performato meglio rispetto a quelli a medio-lungo termine, con i fondi obbligazionari USA Governativi (Breve-Medio Termine) che hanno guadagnato il 10% annuo, contro il 6% dei fondi focalizzati sui titoli a medio-lungo termine. Questa dinamica è spiegabile con l’inversione della curva dei rendimenti, che ha penalizzato le scadenze più lunghe in un contesto di persistente incertezza sui tassi futuri.
Nonostante ciò, i fondi e gli ETF che investono in obbligazioni governative presentano una volatilità significativa, come evidenziato dai drawdown superiori al 13% per i titoli a breve-medio termine e oltre il 12% per quelli a medio-lungo termine. Questo riflette l’impatto delle aspettative di mercato sui tassi di interesse e l’aggiustamento continuo dei prezzi delle obbligazioni in risposta ai dati economici, come i report sull’inflazione core e i tassi di disoccupazione.
Un’altra tendenza significativa riguarda i fondi ed ETF denominati in euro e coperti dal rischio cambio, che hanno subito pesanti perdite su base triennale, con drawdown superiori al 15%. La forza del dollaro statunitense, sebbene moderatasi nella seconda metà del periodo analizzato, ha continuato a rappresentare un ostacolo per gli investitori non statunitensi. Questi strumenti, come gli Obbligazionari (Euro Hdg) USA, hanno riportato rendimenti negativi su base triennale (−10% per i fondi e −11% per gli ETF), evidenziando come le coperture valutarie possano pesare sulla performance complessiva in un periodo di forte volatilità valutaria.
Guardando al futuro
Il mercato obbligazionario USA si trova a un punto di svolta. L’insediamento del Presidente Donald Trump per un nuovo mandato ha suscitato aspettative contrastanti sui mercati. Durante il precedente mandato, Trump ha promosso una politica fiscale espansiva, caratterizzata da significativi tagli alle tasse e un aumento della spesa pubblica, che hanno inizialmente sostenuto l’economia ma hanno anche contribuito a un aumento del debito pubblico. Nel suo programma attuale, Trump ha sottolineato l’intenzione di ridurre ulteriormente la regolamentazione, favorire l’energia tradizionale e perseguire una politica commerciale più protezionistica.
Tali misure potrebbero avere implicazioni rilevanti per il mercato obbligazionario. Da un lato, un aumento del debito pubblico potrebbe esercitare pressioni al rialzo sui rendimenti dei Treasury a lungo termine. Dall’altro, eventuali tensioni commerciali potrebbero sostenere una domanda di attività rifugio, come i titoli di Stato. Nel segmento corporate, l’orientamento verso una minore regolamentazione potrebbe favorire il settore high yield, sebbene le incertezze legate alla politica commerciale possano pesare su alcuni comparti industriali.
In questo contesto, la performance dei migliori fondi comuni che investono nel debito USA fornisce ulteriori spunti di riflessione. Tra i fondi più performanti spicca l’AB FCP I Mortgage Income Portfolio, con un rendimento annuo del 15% e un sorprendente +33% su base triennale, attribuibile alla sua esposizione a strumenti garantiti da asset, che hanno beneficiato di condizioni di mercato favorevoli nel settore immobiliare. Analogamente, il GAM Star MBS Total Return ha ottenuto un rendimento annuo del 14%, confermando il ruolo centrale dei mortgage-backed securities in una strategia diversificata. I fondi orientati verso il segmento high yield, come il MSIF US High Yield Bond, hanno performato in linea con le attese, evidenziando la continua preferenza per obbligazioni a più alto rischio ma con rendimenti potenzialmente superiori. Tuttavia, è interessante notare come i costi correnti possano influenzare significativamente i risultati netti per gli investitori: i fondi con costi più contenuti, come l’Invesco USD Ultra-Short Term Debt (0,39%), risultano particolarmente attraenti in un contesto di maggiore sensibilità ai costi.
Gli ETF che investono nel debito USA aggiungono un ulteriore livello di diversificazione per gli investitori, con risultati interessanti in alcune categorie. Tra i migliori spicca l’Invesco Variable Rate Preferred Shares UCITS ETF, che ha registrato un rendimento annuo del 15%, trainato dalla resilienza del segmento delle obbligazioni corporate e dalla maggiore attrattività dei titoli a tasso variabile in un contesto di incertezza sui tassi d’interesse. Analogamente, l’Amundi US Inflation Expect. 10Y UCITS ETF ha offerto un rendimento annuo dell’11%, beneficiando delle aspettative sull’inflazione futura e di una gestione efficiente dei costi correnti (0,25%). Interessante anche il Vanguard USD Corporate Bond UCITS ETF, che con un rendimento annuo dell’11% si distingue per un rapporto costo/efficienza tra i più competitivi (0,09%). Tuttavia, la volatilità associata a molti di questi ETF, in alcuni casi superiore al 9%, evidenzia come sia cruciale bilanciare la ricerca di rendimento con una gestione attenta del rischio.
La corsa alle urne voluta riaccende il “Takaichi trade”, ma gran parte delle attese è già nei prezzi. Con azioni ai massimi, valuta sotto pressione e nuovi stimoli fiscali sul tavolo, il nodo per gli investitori si sposta altrove. Dalla BoJ ai rendimenti e a possibili effetti a catena sui mercati globali, ecco l’orizzonte tratteggiato dai gestori
PwC: nel 2025 operazioni stabili, ma il valore sale del 36% grazie ad AI e mega deal. Il nostro Paese fa meglio della media mondiale. Il 2026 si preannuncia ricco: investitori strategici e grandi fondi favoriti
Per Comgest, le nuove tecnologie sono motori di crescita di lungo periodo. Ma bisogna essere selettivi e puntare su nomi di qualità, come Alphabet, Oracle e Microsoft. Da non sottovalutare anche il settore sanitario
Il crollo della cripto sotto soglie tecniche chiave riapre il dibattito sulla sua natura di bene rifugio. Secondo il guru di Wall Street, l’assenza di un uso “organico” e la crescente finanziarizzazione via ETF possono innescare liquidazioni a catena. Con ricadute su aziende, mercati correlati e perfino l’oro
Francoforte resta in pausa e data-dependent: l’economia è “resiliente”, mentre l’inflazione è attesa stabilizzarsi al 2% nel medio termine. Per gli asset manager, Lagarde resterà ferma per un po’. Poi tutto è possibile
La domanda di cripto-attività cresce del 103% in due anni, trainata dai giovani. Deloitte: tra opportunità della blockchain e nuovi paletti regolatori con MiCA, il settore entra in una fase di maturazione. Ma restano elevati i rischi per gli investitori
Nuveen: il 96% investe in opportunità legate all'intelligenza artificiale. Atri due i megatrend chiave: transizione energetica e deglobalizzazione. Le tensioni geopolitiche spingono la diversificazione settoriale e geografica
Secondo una ricerca BlackRock-extraETF, i piani di accumulo in exchange traded funds triplicheranno nel giro di cinque anni. Ma già oggi sono sui massimi storici per volumi e numero di operazioni. Donne e giovani al centro della crescita, Italia tra i mercati più dinamici
CFA Society Italy: il sentiment degli operatori è salito al top degli ultimi quattro anni. Un clima di fiducia confermato da S&P e dall’asta record del Btp a 15 anni. Ma il debito tricolore resta un sorvegliato speciale
Il 9 febbraio debutta a Piazza Affari un nuovo segmento cripto: per 21Shares è un piccolo passo verso l’istituzionalizzazione del settore. Focus su scenari 2026 e strategie che combinano Bitcoin e oro per governare il rischio
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio