Negli ultimi 20 anni il risparmio delle famiglie è mutato profondamente. Le reti di consulenza mostrano una riduzione della quota destinata alle gestioni collettive e un aumento degli investimenti diretti ad azioni e obbligazioni
Crisi globali, tassi d’interesse azzerati, ritorno dell’inflazione, nuove regole e un rapporto sempre più maturo tra risparmiatori e consulenti. In poco più di due decenni il risparmio delle famiglie italiane ha attraversato una sequenza di shock che ne ha modificato in profondità la struttura e le logiche di allocazione. Dai portafogli fortemente concentrati sul risparmio gestito dei primi anni Duemila si è passati a combinazioni più articolate, in cui convivono fondi, strumenti amministrati, titoli di Stato, ETF e soluzioni assicurative. Le reti di consulenza finanziaria rappresentano un osservatorio privilegiato di questa trasformazione. Attraverso le loro scelte di portafoglio si leggono i cambiamenti nel rapporto con il rischio, le fasi di fiducia e di ripiegamento, ma anche una crescente attenzione alla personalizzazione degli investimenti. Dal 2005 al 2025 la composizione dei portafogli dei clienti seguiti dai consulenti abilitati all’offerta fuori sede è cambiata radicalmente, accompagnando l’evoluzione dei mercati e il passaggio della consulenza da modello distributivo a servizio sempre più centrale nelle decisioni finanziarie delle famiglie. Nel 2005 il portafoglio tipo delle reti era fortemente concentrato sul risparmio gestito tradizionale. Fondi comuni e Sicav rappresentavano la componente prevalente dell’asset allocation, in linea con un’impostazione ancora fortemente orientata alla delega di gestione. Il contesto macroeconomico dell’epoca, caratterizzato da rendimenti obbligazionari relativamente stabili e da una volatilità percepita come contenuta, favoriva soluzioni standardizzate e un ruolo più limitato dell’investimento diretto.
La crisi finanziaria del 2008 segna il primo vero punto di discontinuità. Non tanto per un’immediata rivoluzione delle scelte di portafoglio, quanto per l’avvio di un processo graduale di riposizionamento. La fiducia verso alcune soluzioni di gestione attiva viene messa alla prova, mentre l’intero settore entra in una fase di forte pressione sui margini. Negli anni successivi, con l’avvio delle politiche monetarie ultra-espansive e l’azzeramento dei tassi, il quadro si evolve ulteriormente. Tra il 2010 e il 2015 iniziano a emergere segnali più chiari di cambiamento. Il patrimonio complessivo delle reti cresce, ma la sua composizione si diversifica. Accanto ai fondi, aumentano le gestioni patrimoniali e iniziano a guadagnare spazio anche i prodotti assicurativi e previdenziali. Allo stesso tempo, cresce l’attenzione per il risparmio amministrato, anche se in modo ancora contenuto. Il passaggio diventa strutturale nel decennio successivo. Tra il 2015 e il 2025 la consulenza passa progressivamente da modello distributivo a servizio relazionale e personalizzato.
Carlo Giausa, vicedirettore generale e direttore centrale Wealth Management Advisory & Solutions di Mediobanca Premier
“L’evoluzione nella composizione dei portafogli delle reti tra il 2005 e il 2025 è la conferma dei macro fenomeni che hanno, e stanno, interessando la nostra industry: diminuzione dei prodotti con delega e gestione attiva e aumento dell’advisory su titoli, ETF e su prodotti assicurativi e previdenziali”, osserva Carlo Giausa, vicedirettore generale e direttore centrale Wealth Management Advisory & Solutions di Mediobanca Premier. Non si tratta soltanto di una diversa allocazione tra asset class, ma di un cambio di approccio. I clienti chiedono maggiore trasparenza, più controllo sulle scelte e una costruzione di portafoglio coerente con obiettivi specifici. In questo contesto, l’investimento diretto in azioni, obbligazioni ed exchange traded funds diventa parte integrante del processo di consulenza, affiancando le soluzioni a gestione collettiva.
Largo all’amministrato
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