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L’economia americana è cresciuta dell’1,4% nel quarto trimestre, ben sotto le previsioni. Il 2025 si chiude così con un’espansione del 2,2%. Indice PCE ai massimi da febbraio dello scorso anno
Brutte notizie per Donald Trump. Nel quarto trimestre il PIL degli Stati Uniti ha registrato una brusca frenata, causata principalmente dai 43 giorni di shutdown, crescendo solo dell’1,4%. Un risultato decisamente inferiore rispetto al +4,4% messo a segno nei tre mesi precedenti e anche al +2,8% atteso dagli analisti. Il 2025 dell’economia a stelle e strisce si chiude quindi con un’espansione del 2,2%, in rallentamento rispetto al 2,8% messo a segno nel 2024. Non va meglio sul fronte inflazione, che a dicembre ha segnato un’accelerazione. L’indice PCE (Personal Consumption Expenditures Price Index), il preferito della Federal Reserve, è infatti salito dello 0,4%, dallo 0,2% di novembre, ai massimi da febbraio dello scorso anno. Il consensus stimava un incremento dello 0,3%. Su base annuale è invece cresciuto del 2,9%, contro l’attesa di un +2,8%. Per i mercati, il quadro rafforza l’ipotesi che l’istituto centrale non taglierà i tassi di interesse statunitensi prima di giugno.
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Economia Usa in affanno
A pesare sulla crescita dell’ultima parte dell’anno è stato appunto il blocco delle attività governative, che ha causato una riduzione dei servizi forniti dai dipendenti del governo, una minore spesa federale per beni e servizi e una riduzione temporanea dei sussidi del Supplemental Nutrition Assistance Program. Il rapporto evidenzia poi un’espansione economica ‘a forma di K’, in cui le famiglie ad alto reddito non hanno problemi, mentre i consumatori a basso reddito sono in difficoltà a causa dell’elevata inflazione dovuta ai dazi e al blocco della crescita salariale. Inoltre, lo scorso anno l’economia a stelle e strisce ha creato solo 181mila posti di lavoro, dagli 1,459 milioni del 2024, il numero più basso di sempre, se si escludono il periodo della pandemia e quello della Grande Recessione del 2009.
Anche la crescita della spesa al consumo ha rallentato nel quarto trimestre, trainata solo dalle famiglie con redditi più elevati e dal risparmio, dal momento che l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto. Inflazione che si conferma ancora lontana dall’obiettivo. L’indice PCE core, quello al netto di energia e alimentari, a dicembre è infatti aumentato dello 0,4% su base mensile e del 3,0% sullo stesso periodo del 2024, in entrambi i casi oltre le stime. Per Trump la colpa è sempre della Fed e dell’opposizione. “Lo ‘shutdown democratico’ è costato agli Stati Uniti almeno due punti del PIL. Ecco perché lo stanno ripetendo, in versione ridotta. Basta shutdown! E poi, servono tassi d’interesse più bassi. Powell è il peggiore!”, ha scritto su Truth dopo la pubblicazione dei dati.
Nel medio termine il trend rimane solido
Adam Hetts, global head of multi-asset di Janus Henderson, sottolinea che se lo shutdown ha contribuito in modo significativo a ridurre la crescita del quarto trimestre, la riapertura fungerà da meccanismo di rimbalzo per il Pil del primo trimestre. Guardando a più trimestri, rimarca, “la chiusura prolungata è uno dei tanti venti contrari che l’economia statunitense ha superato per mantenere una solida tendenza a medio termine”. E tra tutti questi venti contrari, a suo parere è forse proprio la natura di “crescita senza occupazione” quella che introduce maggiore fragilità. Tuttavia, conclude, “i dati sull’occupazione di gennaio hanno invertito questa tendenza”.
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