Per molti analisti l’attuale contesto, caratterizzato dalle vendite su Treasury, dollaro e asset USA, favorisce le economie, le valute e l’obbligazionario asiatico
Da America First ad Asia First il passo rischia di essere breve. Le ondivaghe politiche commerciali, i dubbi sulla sostenibilità fiscale e, più in generale, la scarsa fiducia nell’operato di Donald Trump stanno infatti seriamente offuscando l’idea dell’eccezionalismo americano, spingendo molti investitori ad andare (o a tornarsene) in Asia. E sono molti i gestori convinti che l’attuale contesto di mercato, caratterizzato dalle vendite su Treasury e dollaro, favorisca le economie, le valute, l’obbligazionario e anche i mercati degli asset rischiosi asiatici. Che possono quindi costituire un approdo sicuro nella tempesta trumpiana.
“I recenti timori del mercato sono legati a questioni strutturali e cicliche”, spiega Christiaan Tuntono, senior economist Asia Pacific di Allianz GI. Per l’esperto, tra le ragioni strutturali ci sonoil declassamento degli USA da parte di Moody’s e l’approvazione della ‘big, beautiful bill’ voluta dal presidente, che hanno riportato l’attenzione degli investitori sulla sostenibilità del debito a stelle e strisce. Da un punto di vista ciclico, invece, a pesare sono le politiche aggressive di Trump in materia di immigrati clandestini, inadempienze sui prestiti agli studenti e dazi commerciali, che hanno intaccato la fiducia di consumatori e investitori. “Si prospetta pertanto un forte rallentamento della crescita del prodotto interno lordo statunitense nel secondo trimestre 2025, con conseguente aumento delle probabilità di recessione nel corso dell’anno”, avverte Tuntono.
La fuga in Asia
L’esperto sottolinea quindi come tutto questo abbia anche portato a una diversificazione degli investimenti a livello globale in asset denominati in valute diverse dal dollaro statunitense. “A nostro avviso l’attuale contesto di mercato favorisce le economie, le valute e i mercati degli asset rischiosi dell’Asia”, aggiunge, indicando due ragioni principali. La prima è che le pressioni sul biglietto verde contribuiscono a sostenere le valute asiatiche, concedendo alle banche centrali dell’Area margine per abbassare i tassi di interesse. “Di recente le autorità monetarie di India, Filippine, Thailandia, Cina e Indonesia hanno tagliato il costo del denaro, e ci aspettiamo che altre seguano il loro esempio. Data l’incertezza sugli scambi con l’estero, tassi di interesse più bassi aiutano a sostenere la domanda interna e la crescita economica della regione”, spiega.
Altro motivo sta poi nel fatto che i timori sulla sostenibilità del debito a stelle e strisce inducono a coprire i tassi di cambio e riportare i capitali in Asia. “Queste operazioni sostengono le valute asiatiche e i mercati azionari e obbligazionari di questa area”, chiarisce. Per questo, anche se lo status di valuta di riserva mondiale del biglietto verde e degli asset denominati in dollari resta insostituibile, Tuntono invita gli investitori a prestare attenzione alla volatilità del sentiment di mercato e ad adottare un approccio flessibile nel posizionamento. “L’attrattiva degli asset finanziari USA dipende dalla relativa stabilità del contesto macro statunitense rispetto a quello non statunitense, che a nostro avviso rimane dinamico”, afferma.
La resilienza dell’obbligazionario asiatico
Kenneth Akintewe, head of Asian Sovereign Debt di Abrdn
Kenneth Akintewe, head of asian sovereign debt di Aberdeen Investments, si sofferma in particolare sulle obbligazioni asiatiche che, fa notare, nell’attuale contesto di incertezza si sono distinte per la loro stabilità. Dietro questa resilienza, per l’esperto ci sono anche una serie di fattori strutturali oltre ai già citati dubbi sull’affidabilità degli USA. “L’inflazione nella regione è in genere contenuta, spesso inferiore agli obiettivi delle banche centrali, e potrebbe calare ulteriormente a causa del rallentamento del commercio globale e della domanda interna”, spiega. Precisando che, essendo l’Asia una grande importatrice di materie prime, beneficia anche del calo dei prezzi energetici.
Anche Akintewe sottolinea quindi come molti investitori asiatici (in particolare Cina e Giappone) abbiano iniziato a ridurre la propria esposizione al debito americano e come molte banche centrali stiano diversificando i portafogli valutari, puntando maggiormente sui mercati obbligazionari regionali. “Questa tendenza potrebbe consolidarsi nel tempo, trasformandosi in una scelta strutturale”, avverte. Rimarcando come negli ultimi vent’anni i mercati del reddito fisso asiatico siano cresciuti in profondità, liquidità e qualità del credito. Ma non solo. Per l’esperto uno dei principali punti di forza della regione risiede anche nella prudenza fiscale: a differenza di molti paesi sviluppati e di altri emergenti, le economie asiatiche hanno infatti mantenuto finanze pubbliche relativamente sane. E come esempio cita la Corea del Sud, Singapore, Taiwan e Hong Kong. “Anche Paesi con un debito più elevato, come l’India, la Malesia o la Thailandia, hanno mantenuto sotto controllo il debito estero, limitando la vulnerabilità a shock esterni”, precisa.
Un porto sicuro nella tempesta
Altro aspetto da non sottovalutare, secondo Akintewe, è il fatto che la domanda di debito asiatico è sostenuta anche dai mercati domestici. “Le compagnie assicurative e gli istituti finanziari locali sono sempre più attivi nel bilanciamento tra attivi e passivi, rafforzando l’interesse per le obbligazioni locali. Questo equilibrio tra domanda e offerta contribuisce a curve dei rendimenti stabili e a una volatilità contenuta, fatta eccezione per alcune economie di frontiera”, argomenta. Facendo notare come i premi a termine siano così generalmente più bassi rispetto a molti altri mercati emergenti e più stabili rispetto a quelli dei Paesi sviluppati.
La sua conclusione è dunque che la solidità fiscale, la crescente domanda interna e l’evoluzione strutturale dei mercati obbligazionari regionali rendono l’Asia un’area di crescente interesse per gli investitori. “In un contesto incerto, questi bond offrono stabilità, diversificazione e rendimenti competitivi. Per chi cerca asset capaci di affrontare le tempeste dei mercati, questa asset class rappresenta una scelta strategica”, assicura.
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