Il “big beautiful bill” rischia di far aumentare il debito federale di altri tremila miliardi di dollari. E rinforza il ‘sell America’. Ecco i possibili impatti secondo i gestori
Continua a salire la tensione sul debito pubblico americano. Dopo il downgrade di Moody’s, che ha tolto agli USA la tripla A, a fare paura è ora la “grande e bellissima” legge fiscale di Donald Trump che rischia di far schizzare l’esposizione federale attualmente a quota 36mila miliardi di dollari. Anche se mancano ancora i dettagli, il Committee for a Responsible Federal Budget stima infatti che il provvedimento causerà 3.000 miliardi di ulteriore deficit nei prossimi dieci anni, attraverso l’estensione dei tagli alle tasse del 2017 e l’aumento di una serie di spese, a cominciare da quella militare, solo parzialmente compensati da alcune modeste riduzioni.
Quanto basta per preoccupare i mercati: mercoledì i redimenti del Treasury a trent’anni è tornato sopra il 5%, mentre quello del decennale, il benchmark, è salito ben oltre il 4,5%. Non solo. Le vendite sui titoli del Tesoro americano si sono intensificate quando l’osservatissima asta per il collocamento del bond a vent’anni ha registrato una domanda ritenuta debole: solo 2,46 volte superiore all’offerta, rispetto al 2,63 registrato in quella precedente. Un risultato dovuto proprio alle preoccupazioni dei mercati per le mosse di bilancio della Casa Bianca.
Nonostante la contrarietà di una parte degli stessi Repubblicani, Trump è però intenzionato a portare avanti la sua “big beautiful bill”, con buona pace degli investitori secondo cui l’impatto sarà quello di spingere ulteriormente gli Stati Uniti lungo un percorso di crescita del debito. Dopo l’alert di Moody’s, anche Ray Dalio, il fondatore di Bridgewater Associates, ha messo in guardia sullo stato del bilancio a stelle e strisce. Il multimiliardario, uno dei più ascoltati e rispettati a Wall Street, ha infatti paventato il rischio che, per onorare i propri impegni, il governo federale inizia a stampare moneta, causando così enormi perdite agli investitori.
Il consolidamento fiscale non è un priorità di Trump
Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia
Il disegno di legge trumpiano rappresenta “un cambiamento profondo nelle priorità fiscali USA e potrebbe ridefinire il bilancio federale e la rete di protezione sociale per un intero decennio”, spiega Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia. A suo avviso sono tre le principali conseguenze. La prima è proprio l’impatto massiccio sul deficit federale che, in un contesto di debito crescente, “è un chiaro segnale di come il consolidamento fiscale non sia una priorità”. Le altre due riguardano il consolidamento dei tagli del 2017, bloccando politiche fiscali favorevoli a imprese e redditi alti, e la riduzione della rete di protezione sociale. “Con i tagli a Medicaid e Snap, milioni di americani a basso reddito potrebbero perdere accesso a cure e alimenti”, evidenzia l’esperto.
L’impatto sui mercati
In caso di approvazione, secondo Diodovich, l’impatto sui mercati azionari sarebbe contrastante. “I tagli fiscali favoriscono pmi e finanza, ma quelli a Medicaid e Snap possono penalizzare i consumi di base e il settore healthcare”, osserva. Aggiungendo che le azioni di auto elettriche e rinnovabili rischiano forti ribassi per l’eliminazione degli incentivi. Quanto al valutario, l’esperto vede un dollaro più forte nel breve ma debole nel lungo periodo. “Rendimenti americani più alti potrebbero attrarre capitali stranieri, rafforzando il biglietto verde. E i timori di pressioni inflazionistiche potrebbero ritardare i tagli dei tassi di interesse da parte della Fed”, analizza. Precisando che, nel medio-lungo periodo, le preoccupazioni degli investitori sul debito potrebbero incrinare la fiducia sull’economia USA e indebolirne la valuta. Infine, il mercato obbligazionario. “L’aumento del deficit comporta più emissioni di titoli pubblici, spingendo i rendimenti al rialzo e calo dei prezzi dei bond”, conclude Diodovich.
Di parere leggermente diverso Shannon Saccocia, chief investment officer wealth di Neuberger Berman, secondo cui il disegno di legge fiscale potrebbe essere l’elemento chiave per far aumentare la fiducia delle aziende e, quindi, per rilanciare gli investimenti e stimolare la crescita. “La data cruciale per gli investitori potrebbe essere il 4 luglio”, afferma. L’Independence Day è stato infatti indicato dal Segretario al Tesoro Scott Bessent come il giorno per finalizzare il disegno di legge fiscale e di spesa. L’esperta ricorda che tra le principali misure compare l’importo del reddito qualificato d’impresa (‘Section 199A’) che le imprese pass-through possono detrarre dalla loro imposta sarà aumentato dal 20% al 23% e reso permanente. È inoltre previsto un ritorno alla deduzione immediata per i costi di ricerca e sviluppo (R&S), eliminando la necessità di capitalizzarli e ammortizzarli su un periodo di cinque anni, come richiesto a partire dal 2022. La bozza introduce anche un ritorno all’approccio ‘Ebitda’ per il calcolo del limite di deducibilità degli interessi netti, considerato più favorevole, e consente una detrazione del 100% per i beni di produzione qualificati fino al 2028. Infine, lo status di ‘Piccolo Contribuente’ sarà esteso a un numero più ampio di aziende manifatturiere.
“Nel complesso queste misure rappresentano un cambiamento significativo per le imprese statunitensi, offrendo potenzialmente nuove opportunità per stimolare la crescita e gli investimenti”, assicura. Ricordando che però c’è ancora un lungo percorso da affrontare prima che questa bozza possa essere finalizzata e integrata nel più ampio processo di riconciliazione del bilancio. “Se una versione simile riuscisse ad essere approvata nel bilancio finale, potrebbe affrontare molte delle principali preoccupazioni espresse dalle imprese”, prosegue Saccocia. A suo parere, in combinazione con una maggiore chiarezza sulle politiche commerciali e con la possibilità di tassi moderatamente più bassi, queste misure potrebbero contribuire a migliorare il sentiment delle aziende nella seconda metà dell’anno. “Il risultato atteso sarebbe un aumento degli investimenti, della creazione di posti di lavoro e, di conseguenza, della crescita economica”, conclude.
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