Per il gestore della casa, l’allungamento dell’età pensionistica impone di sviluppare un nuovo approccio agli investimenti. E il punto di partenza ideale consiste nelle strategie equity income. Ecco perché e come funziona il fondo della casa
Jon Bell, gestore del fondo Global Equity Income di BNY Investments
Con l’aspettativa di vita media che continua a crescere, come certificato da tutti i principali istituti di ricerca internazionali, la demografia si sta guadagnando un posto tra i maggiori temi di mercato del prossimo futuro. La longevità implica infatti il ripensamento dei modelli di risparmio e previdenza, imponendo agli investitori di modificare le proprie strategie per tenere conto di un orizzonte temporale più lungo e nel quale si moltiplicano non solo le opportunità ma anche i rischi. Ma se molti interpretano questo passaggio nella direzione di aggiungere al portafoglio reddito fisso, asset class storicamente considerata meno volatile, c’è chi crede che lo strumento chiave per gestire il cambio di paradigma sia rappresentato dall’azionario globale. Lo sostiene ad esempio Newton Investment Management, società di gestione di BNY Investments, che ha posto questo segmento al centro della strategia Global Equity Income. La redazione di FocusRisparmio ha raggiunto Jon Bell, gestore del fondo, per approfondire la sua view e capire le caratteristiche del prodotto.
Perché le azioni sono un asset importante per interpretare il fenomeno della longevità?
Secondo l’Onu, l’aspettativa di vita si attesta già oggi sugli 84,26 anni rispetto ai 71,45 del 1970. E il gruppo di lavoro sulla longevità dell’Ordine degli Attuari in Italia stima che chi si ritirerà dal lavoro nel 2030 vivrà in media altri 21,7 anni (uomini) e 25 anni (donne). Questo significa che un pensionamento può durare tra i 20 e i 30 anni, allungando sensibilmente l’orizzonte d’investimento e con esso la probabilità di affrontare periodi di inflazione elevata. Ecco allora che le azioni, meglio se globali, forniscono un’utile protezione dall’aumento dei prezzi. Le società con buona capitalizzazione, forte posizione di mercato e generazione di cassa robusta tendono infatti ad aumentare i dividendi nei periodi inflattivi e possono garantire reddito aggiuntivo oltre a evitare vendite forzate. In altre parole, le strategie equity perdono meno nei ribassi e recuperano più velocemente. È proprio così che il fondo BNY Mellon Global Equity Income ha saputo costruirsi una storia di successo, arrivando a offrire un rendimento del 3,6% ad aprile 2025.
Le strategie equity income possono quindi fungere anche da difesa nei mercati ribassisti?
La performance storica del nostro fondo mostra come esso tenda a sottoperformare nei cicli rialzisti, soprattutto nel periodo contraddistinto da tassi di interesse prossimi allo zero e da stimoli monetari. Tuttavia, è proprio nell’effetto di protezione del capitale sviluppato in corrispondenza di stagioni ribassiste che si è creata la sovraperformance cumulata. E se è vero che la performance relativa recente si è dimostrata molto volatile, emerge chiaramente quanto i rendimenti assoluti siano rimasti stabili: questo significa che la strategia ha saputo gestire bene l’alternanza nella leadership di mercato tornata a manifestarsi dal 2022 con la normalizzazione del contesto monetario.
Quali sono dunque le caratteristiche di BNY Mellon Global Equity Income?
Il portafoglio del fondo segue un approccio tematico, volto a identificare i driver strutturali di lungo periodo nei mercati e nelle economie. E poiché l’attuale quadro macro sta mostrando una transizione importante dalla deflazione all’inflazione, con fenomeni come la deglobalizzazione e il riarmo oppure gli aumenti salariali e la decarbonizzazione, la chiave interpretativa di questi mesi consiste nella ri-focalizzazione sui fondamentali di lungo periodo. Non è un caso se la strategia abbia saputo sovraperformare il benchmark dall’inizio del 2022, quando i tassi hanno iniziato a normalizzarsi. Questo malgrado la forza dei titoli growth nel 2023-2024, che ha spinto a livello estremi sia la concentrazione sia rischi di valutazione e ha fatto delle azioni a reddito le più economiche dalla bolla Nasdaq.
Ci sono anche delle scelte tematiche legate specificamente alla longevità?
A livello micro, i trend intercettati dall’allocazione del fondo sono essenzialmente tre: oltre al progresso tecnologico e alla transizione energetica, uno è rappresentato proprio dall’impatto della demografia sui sistemi sanitari. La strategia vanta infatti ad oggi il 18% degli asset investiti nel settore, rispetto al 10,4% del benchmark, di cui il 14% in farmaceutica e il 4% in apparecchiature mediche. E il fatto che a inizio anno il comparto abbia raggiunto i minimi valutativi pluriennali in scia ai timori per l’agenda delle autorità mediche USA non fa che aumentare le opportunità di investimento. Un’altra industria sulla quale stiamo investendo è l’assicurazione vita, i cui prodotti dovrebbero andare incontro a un surplus di domanda con l’incedere dell’invecchiamento. Il fondo è sovrappesato anche su questo tema, con esposizione a Stati Uniti e Asia.
Qual è, per un investitore attento alla pensione, il maggior vantaggio offerto da BNY Mellon Global Equity Income?
Il focus sui redditi fa del fondo uno strumento interessante sia nella fase di accumulo che in quella di decumulo post-pensionamento. Nella lunga storia dei mercati azionari, la capitalizzazione dei dividendi ha saputo giocare un ruolo chiave nei rendimenti grazie alla forza del reinvestimento. Come affermava Albert Einstein: “L’interesse composto è l’ottava meraviglia del mondo”. E per comprenderlo è sufficiente un piccolo esempio: un dollaro investito all’inizio del 1900 sarebbe diventato 575 dollari nel 2022 tramite soli guadagni di capitale mentre ne avrebbe generati quasi 73mila includendo i dividendi reinvestiti, con le cedole stesse a incidere per il 99% sulla cifra totale. Si tratta insomma di un vantaggio concreto, cui si somma la relativa stabilità dei dividendi rispetto alla volatilità dei ritorni di capitale.
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