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Per l’acting head of Italy Distribution della società, che al Salone 2025 ha presentato lo studio Innovage, un italiano su due vuole vivere meglio anziché più a lungo. Ma non investe nel modo giusto. Gli advisor figure chiave per farlo, ma serve virare verso un modello olistico e prodotti ad hoc. Non senza l’aiuto delle istituzioni
Secondo i più recenti rapporti demografici, l’aspettativa di vita globale è destinata ad aumentare di quasi cinque anni entro il 2050. E un contributo significativo a questo incremento verrà proprio dall’Italia, dove i sessantacinquenni hanno oggi di fronte a loro una media di altri 21,1 anni da condividere con amici e familiari. Si tratta di dunque un trend secolare foriero di tante novità e che non può essere ignorato da nessun settore, men che meno da quelli del risparmio gestito e della consulenza. Ecco perché Invesco, che ha già affrontato il tema in un sondaggio realizzato insieme e BVA Doxa, ha scelto di presentarsi al Salone del Risparmio 2025 con una nuova ricerca intitolata Innovage e incentrata sul ruolo che la longevity economy avrà nel ridefinire i modelli di servizio dell’industria finanziaria di qui ai prossimi anni. FocusRisparmio ha raggiunto Frank Di Crocco, acting head of Italy Distribution della società, per approfondire le evidenze dello studio e capire in che direzione si sta muovendo l’advisory.

Cosa vi ha spinto a sviluppare questa ricerca e quali sono i dati che più vi hanno colpito?
Con questo progetto, realizzato insieme ad Eumetra, abbiamo voluto esplorare cosa significhi investire in un mondo in cui la longevità non è più un’eccezione ma la norma. L’obiettivo è stato quindi quello di portare alla luce i cambiamenti di mentalità, bisogni e aspettative che stanno ridefinendo il concetto stesso di consulenza patrimoniale alla luce di un simile cambio di paradigma. E, tra i dati più significativi emersi, c’è sicuramente la forte attenzione dei clienti alla qualità della vita: oltre un intervistato su due ritiene prioritario vivere bene, piuttosto che a lungo. Orientamento che suggerisce come, per integrare benessere finanziario e personale, sia necessario un approccio più olistico alla gestione patrimoniale. Anche perché, il valore che si cela dietro al fenomeno è enorme: uno studio di Oxford Economics e Technopolis Group stima, ad esempio, che entro il 2025 la longevity economy arriverà solo in Europa a valere 5,7mila miliardi di euro.
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Quali le implicazioni per la consulenza?
Siamo di fronte a una rivoluzione culturale ed economica che ridefinisce completamente i concetti di età, di pensione e persino di lavoro. Per il consulente finanziario significa aprirsi a nuove conversazioni con il cliente, che includano non solo obiettivi finanziari ma anche altre esigenze: dalla salute alla protezione della famiglia, dal benessere alla pensione fino all’educazione dei figli. Il professionista degli investimenti deve dunque diventare un vero e proprio partner di vita, capace non solo di proporre soluzioni d’investimento ma anche di accompagnare le persone in un percorso fatto di scelte consapevoli e sempre orientate al lungo termine. Questo significa anticipare i bisogni, spiegare il valore della pianificazione quando ancora non è percepito e aiutare a costruire portafogli sia resilienti che flessibili. Un passaggio che richiede maggiore personalizzazione, più empatia, più vicinanza. Serve un cambio di passo: da una gestione centrata solo su rendimento e rischio, a un modello che consideri anche la sostenibilità del tenore di vita lungo tutto l’arco dell’esistenza umana.
Nel rapporto consulente-cliente c’è anche un tema di prodotti?
Il cliente si aspetta oggi una guida affidabile, che sappia combinare la strategia con la protezione e la visione di lungo termine. Questo comporta anche un ripensamento dell’offerta: strumenti previdenziali e assicurativi devono essere maggiormente integrati nei portafogli, non come optional ma in qualità di veri e propri pilastri. In parallelo, cresce la domanda di soluzioni che combinino crescita e protezione ma anche personalizzazione e flessibilità.
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Una vita più lunga implica una riorganizzazione dei portafogli di investimento già esistenti, che vanno pensati per durare di più e fronteggiare maggiori imprevisti. Su quali asset class focalizzarsi in tal senso?
Le strategie orientate al reddito, come le soluzioni Income, giocano un ruolo sempre più centrale in questa nuova visione della longevità. Offrono flussi regolari che possono supportare un tenore di vita costante, specialmente nella fase post-lavorativa. Ma non basta: è fondamentale una costruzione di portafoglio resiliente, che combini obbligazionario di qualità all’equity sostenibile e a una gestione attenta della liquidità. Anche la diversificazione geografica e settoriale torna a rappresentare un elemento distintivo per affrontare un orizzonte temporale che si allunga.
Che ruolo giocherà in queste dinamiche la tecnologia?
Da un lato, è tema d’investimento strategico perché rappresenta un potente driver di crescita e innovazione. Gli enormi progressi nell’intelligenza artificiale, nella robotica applicata alla sanità o nella silver economy lo dimostrano chiaramente. Dall’altro, è anche uno strumento che potenzia la consulenza perché la rende più efficiente, più accessibile e più scalabile. Le piattaforme digitali, grazie alla loro capacità di integrare diverse funzionalità e servizi, offrono in questo senso un esempio calzante: rendono infatti l’esperienza utente più fluida e personalizzata, permettendo inoltre di monitorare i bisogni del cliente in tempo reale e di proporre soluzioni su misura in modo tempestivo.
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La ricetta per interiorizzare il concetto di longevità passa anche da servizi finanziari più accessibili e flessibili. Quali sforzi si aspetta dalle istituzioni in questo senso? E cosa è invece chiamata a fare l’industria?
La nostra ricerca mostra chiaramente che, sebbene ci sia una conoscenza diffusa del tema e delle sue implicazioni sui portafogli, manca ancora l’azione concreta. Più della metà degli intervistati sa quanto sia importante pianificare, ma solo una minoranza ha avviato un percorso concreto. Questo ‘divario attitudinale’ rappresenta uno degli ostacoli principali alla costruzione di un futuro finanziario solido. E la radice del problema è spesso culturale. L’educazione finanziaria, in questo contesto, è lo strumento più potente a nostra disposizione per promuovere un approccio consapevole alla longevità e le istituzioni sono chiamate a promuover ancora di più rispetto a quanto fatto finora. Ma occorre ripensarla: non può più limitarsi a insegnare concetti tecnici, deve diventare una leva capace di far emergere il valore delle scelte finanziarie nella vita quotidiana delle persone.
Come vi state muovendo in Invesco sui vari versanti citati?
Il nostro primo impegno è quello di continuare a rafforzare la gamma di soluzioni Income, tematiche e multi-asset, pensate per affrontare un futuro più lungo. Non smettiamo però neppure di investire in formazione e strumenti a supporto della consulenza, per accompagnare i professionisti in questo nuovo paradigma. Infine, attraverso approfondimenti e ricerche di mercato, vogliamo contribuire al dibattito culturale con l’offerta di dati, analisi e spunti che aiutino tutti gli attori del settore a ripensare il futuro del risparmio alla luce della longevità.
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