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Passata la volatilità post ‘Liberation day’, i deflussi azionari si sono attenuati. Prosegue la fuga dal dollaro, piacciono euro e sterlina. Cala l’interesse per l’equity UE. Gli Institutional Investor Indicators di State Street
Aprile è stato un mese particolarmente turbolento anche per gli investitori istituzionali che, come tutti, hanno dovuto affrontare l’estrema volatilità scatenata dal ‘Liberation day’ di Donald Trump. Nonostante questo, però, l’indice di propensione al rischio è leggermente migliorato e ha terminato i trenta giorni su un livello completamente bilanciato. È quanto emerge dagli Institutional Investor Indicators di State Street relativi al mese scorso, stando ai quali si conferma la fuga dal dollaro, a fronte di un forte interesse per euro e sterlina, e iniziano ad affievolirsi i flussi verso l’azionario del Vecchio Continente.
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Meno liquidità e più obbligazioni in portafoglio
Gli indicatori delle partecipazioni di State Street mostrano che le allocazioni degli investitori a lungo termine verso le azioni hanno continuato ad invertire la rotta all’inizio dell’anno rispetto ai picchi massimi raggiunti dopo la crisi finanziaria globale. Tuttavia, durante il mese di aprile, i deflussi si sono attenuati rispetto alla marcata riduzione registrata a marzo in termini di allocazioni, con un calo ulteriore dello 0,3%. La quota detenuta in liquidità è invece calata in misura ancora maggiore, con una riduzione dello 0,5% del peso totale in portafoglio, a vantaggio delle obbligazioni che hanno beneficiato della riallocazione degli asset.
“Nonostante l’elevata volatilità inframensile, le misure complessive della propensione al rischio risultano bilanciate nei portafogli istituzionali”, analizza Timothy Graf, head of Emea macro strategy di State Street Markets. L’esperto fa anche notare che, in termini di prezzi, i mercati azionari hanno compiuto un percorso completo, iniziato con la violenta reazione ai dazi il 2 aprile e terminato con una ripresa in vista di accordi negoziati e nella speranza che gli effetti peggiori delle restrizioni commerciali verranno alla fine attenuati.
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“Nel corso dei trenta giorni il peso delle azioni, l’asset class più rischiosa, ha continuato a ritirarsi verso i livelli medi di lungo periodo, mentre nei flussi valutari è ancora evidente la ricerca di sicurezza”, osserva Graf. Precisando tuttavia che, nonostante le preoccupazioni per una stagflazione dovuta allo shock dei dazi, le posizioni in liquidità si sono ridotte in misura ancora maggiore e gli asset obbligazionari a scadenza più lunga hanno registrato il maggiore aumento mensile del loro peso in portafoglio degli ultimi due anni e mezzo.
Sottopeso sul dollaro USA, meglio quello canadese
Non sono cambiate invece le vendite sul biglietto verde. Tanto che le posizioni sul dollaro statunitense mostrano ora il primo sottopeso da tre anni a questa parte. Tuttavia, i flussi sugli asset sottostanti sono stati più sfumati di quanto non suggerisca la narrativa dei mercati finanziari sul tema ‘Sell America’. “Gli investitori esteri continuano a essere venditori moderati di Treasury statunitensi, ma i flussi azionari transfrontalieri verso gli Stati Uniti si collocano nel decile più alto degli ultimi cinque anni”, sottolinea Graf. Il dollaro canadese sta invece riscuotendo un rinnovato interesse, con forti acquisti nonostante le tensioni commerciali e il calo dei prezzi del petrolio. I flussi azionari transfrontalieri verso il Canada restano invece tiepidi e prossimi alla neutralità.
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Cala l’interesse per l’equity europeo
Quanto all’azionario europeo, dopo l’impennata del primo trimestre, i flussi iniziano a moderarsi, anche se la domanda di euro come valuta alternativa al dollaro si conferma relativamente forte. Resta poi debole anche l’interesse per i titoli di Stato del Vecchio Continente, mentre proseguono le vendite iniziate con la spinta verso una politica fiscale più espansiva avviata all’inizio dell’anno. Lo stesso vale per i Gilt, dove i deflussi si sono rivelati consistenti. Graf evidenzia però che, nonostante questo, gli istituzionali iniziano a interessarsi maggiormente alla sterlina, con una riduzione delle vendite a fronte di una posizione di sottopeso. “Mentre scriviamo, le valute asiatiche stanno registrando forti rialzi come parte di una più ampia strategia di copertura dal dollaro, con un ritorno alla valuta di base, con i flussi azionari transfrontalieri nella regione che sono passati da negativi a positivi nelle ultime due settimane”, chiarisce. Conclude infine asserendo che i timori legati al protezionismo commerciale sono sempre presenti, ma sembrano essersi attenuati in Asia emergente. Almeno per ora.
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