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Secondo gli asset manager, per i mercati contano più utili e inflazione delle urne. Ma l’impatto si farà comunque sentire, soprattutto su tech, sanità, dollaro e rendimenti
Urne pronte negli Stati Uniti. Gli americani sono chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera e 35 del Senato, in una consultazione che deciderà gli equilibri del Congresso nella seconda parte del mandato del presidente Donald Trump. Come sempre avviene per le elezioni di Midetrm, anche questa volta il voto sarà più un responso di gradimento sull’operato della Casa Bianca che altro. E i democratici partono in vantaggio: secondo l’ultimo sondaggio nazionale di Nbc, il 52% vuole un Congresso a guida dem, contro il 45% che preferisce i repubblicani e un 3% di indecisi. Per i mercati, l’esito conta soprattutto per le possibili ricadute sulle politiche economiche dell’amministrazione, dalle misure fiscali alla regolamentazione, fino al commercio. Tra i gestori il sentiment è improntato alla cautela, ma senza allarmismi. La vittoria blu, almeno alla Camera, è largamente scontata, e quasi nessuno scommette su cambi di rotta radicali. Anzi, un certo grado di stallo legislativo per molti potrebbe rivelarsi un fattore di stabilità, riducendo il rischio di sorprese politiche. A pesare di più sulle prospettive, per gli analisti, saranno altri fattori: inflazione elevata, rendimenti in rialzo, tenuta degli utili e redditività degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Da qui la scelta di tutti di non posizionare i portafogli sull’esito probabile della consultazione, ma di prepararsi a più scenari.
Impatto quasi nullo: le difficoltà arriveranno nel 2027
Per Mabrouk Chetouane e Romain Aumond, rispettivamente head of global market strategy e quantitative strategist di Natixis IM, il risultato è praticamente già scritto. I mercati, infatti, attribuiscono ai dem una probabilità tra il 70% e il 90% di riconquistare il Parlamento e la perdita della Camera da parte del partito di Trump è considerata scontata. L’incertezza riguarda il Senato e da qui, secondo i due strategist, nascono due scenari: o un’onda blu travolge il Congresso o i repubblicani riescono a tenere la camera alta con una maggioranza risicata. Nel breve termine, assicurano, “l’impatto macroeconomico sarà con tutta probabilità praticamente nullo: è improbabile che l’esito delle elezioni di medio termine rallenti l’economia statunitense, caratterizzata da resilienza e da una ripresa del settore manifatturiero”. A loro avviso è, però, più probabile che nel 2027 sorgano difficoltà durante le discussioni sul tetto del debito e sui disegni di legge di bilancio.
Congresso diviso o onda blu
Nel caso di un Congresso diviso, secondo Chetouane e Aumond, gli stalli istituzionali sarebbero più frequenti e più pesanti: episodi di shutdown come quello del quarto trimestre 2025, quando i consumi pubblici calarono del 5,7% annualizzato sottraendo un punto di crescita al Pil, tornerebbero a pesare sull’economia. “Questo contesto determinerebbe una maggiore volatilità dei tassi di interesse a lungo termine alla luce degli imminenti scontri politici tra i due partiti e potrebbe anche mettere in pausa qualsiasi potenziale ciclo di aumenti dei tassi della Fed anticipato dal mercato”, avvertono. In caso di un’onda blu, invece, per i due strategist Trump si ritroverebbe con un margine di manovra molto limitato, confinato a commercio e politica estera, con i democratici pronti a ridimensionare i tagli fiscali a favore della spesa sociale. “Il presidente potrebbe comunque ricorrere al veto per bloccare le proposte politiche in contrasto con le misure da lui introdotte finora, ma un uso estensivo di questo potere potrebbe rivelarsi dannoso per la democrazia e per il suo partito in vista del 2029”, osservano.
View costruttiva sull’azionario
Quanto all’azionario a stelle e strisce, la view di Valentin Bissat, chief economist and senior strategist di Mirabaud AM, resta relativamente positiva, grazie a crescita economica e utili. Tuttavia, avverte, “il contesto di rischio si è deteriorato“. A suo parere, un esito elettorale favorevole, combinato con profitti solidi, potrebbe consentire all’equity di registrare un rialzo. Di contro, “uno scenario negativo vedrebbe l’incertezza politica aggiungersi a un’inflazione persistente alimentata dai prezzi dell’energia, a rendimenti più elevati, a spread creditizi più ampi o a utili deludenti nel settore dell’AI”. Questi fattori macroeconomici e di mercato, rimarca, “sono più rilevanti per le nostre prospettive rispetto alle elezioni stesse”. Per l’esperto, il rischio maggiore sarebbe però una vittoria schiacciante dei dem, che alimenterebbe nel medio termine l’incertezza su regolamentazione e fiscalità, soprattutto per i settori che hanno guidato il mercato. “Tecnologia e intelligenza artificiale sono tra i più esposti, in particolare alla luce della loro importanza per l’attuale leadership di mercato degli Stati Uniti e della possibilità di un maggiore controllo normativo”, evidenzia. Aggiungendo che anche energia, finanza e sanità potrebbero risentirne.
Un’asset allocation per diversi scenari
Dal punto di vista dell’asset allocation, secondo Bissat il credito potrebbe risultare vulnerabile qualora l’incertezza politica contribuisse ad un ampliamento degli spread, mentre i bond sovrani potrebbero trarre vantaggio da un più ampio clima di avversione al rischio o da un rallentamento della crescita. “In conclusione, non abbiamo riposizionato il portafoglio specificatamente in previsione delle Midterm: il nostro approccio consiste nell’evitare di scommettere sull’esito delle elezioni e nel prepararci invece ai diversi scenari possibili”, spiega. Aggiungendo di avere dimezzato, di recente, l’esposizione all’high yield, allungato la duration e incrementato le allocazioni in titoli di Stato, migliorando la diversificazione nel caso in cui la crescita dovesse rallentare o gli spread creditizi dovessero ampliarsi. “Inoltre, manteniamo un’esposizione al tema dell’AI, ma con un approccio incentrato sulla qualità”, precisa.
Il vero timore: le presidenziali 2029
Anche per Colin Graham, head of multi asset strategies di Robeco, una vittoria blu alla Camera non porterebbe cambiamenti politici significativi: “Il margine per una legislazione di rilievo è limitato e i mercati si sentono in genere a loro agio con un po’ di stallo, purché questo riduca l’incertezza”, osserva. Il vero timore, per l’esperto, è un altro: “Se i democratici non riuscissero a strappare voti ai repubblicani, ciò ci farebbe dubitare della loro capacità di condurre con successo una campagna per le presidenziali: questo potrebbe rivelarsi più rilevante per i mercati rispetto alle implicazioni immediate”.
Titoli tech e sanità da monitorare
Lo scenario di base di Graham è che i listini superino in fretta l’impatto del voto per tornare a guardare a crescita, inflazione e profitti. “I rischi maggiori sono un nuovo aumento delle aspettative di inflazione, rendimenti obbligazionari più elevati o un deterioramento della dinamica degli utili”, mette in guardia. La tecnologia, a suo avviso, resta il settore chiave, con un’amministrazione che ha sempre sostenuto gli investimenti in AI, e anche la sanità è un terreno dove il voto può influenzare il sentiment. “Non orientiamo i portafogli in funzione di un esito elettorale specifico, ma gestiamo il rischio”, afferma, chiarendo di aver leggermente ridotto l’esposizione alle azioni dei mercati emergenti, in parte per gestire il rischio di concentrazione legato all’AI, e di essere più cauto sui titolo di Stato. Gli stimoli fiscali che sostengono i listini, avverte, si esauriranno nel corso del 2027 e, “man mano che l’inflazione si radica nelle aspettative, gli investitori obbligazionari potrebbero diventare meno propensi ad accettare pienamente la tesi secondo cui gli aumenti di produttività guidati dall’AI forniranno una significativa contropartita disinflazionistica”.
Le conseguenze per dollaro, tassi e debito
Saverio Berlinzani, chief analyst di ActivTrades, ragiona su due scenari opposti. Nel primo, Trump mantiene entrambe le Camere: “Ciò dovrebbe rappresentare un’opportunità per gli investitori che vedono nella continuità la garanzia di manovre pro-crescita”, sostiene. Solo che l’espansione sarebbe finanziata a debito e, per l’esperto, la combinazione di fattori come stimoli fiscali e dazi potrebbe alimentare le pressioni inflazionistiche, spingendo la Fed a mantenere i tassi più elevati. Sul fronte obbligazionario, aggiunge, si assisterebbe poi ad “un calo dei prezzi dei titoli di Stato e conseguente aumento dei rendimenti, guidato sia dalle aspettative di inflazione sia dal premio al rischio per l’incremento del debito pubblico”. Infine, la linea protezionista favorirebbe flussi difensivi verso il dollaro. Nel secondo scenario i dem conquistano almeno una Camera, aprendo una fase di stallo istituzionale. Il primo effetto, secondo Berlinzani, potrebbe essere un indebolimento del biglietto verde, penalizzato da incertezza politica e rallentamento degli stimoli. “Ma i problemi veri sorgerebbero in sede di decisioni da prendere sul piano fiscale, perché sarebbe più difficile far passare nuovi pacchetti di spesa o tagli alle tasse: la politica di bilancio diventerebbe neutrale o restrittiva, moderando le stime di crescita”, mette in guardia. Un deficit atteso più basso, poi, alleggerirebbe la pressione sull’offerta di debito, favorendo la discesa o stabilizzazione dei rendimenti e togliendo sostegno al dollaro. “Con la politica interna bloccata, l’amministrazione potrebbe concentrarsi su estero e commercio, con più volatilità, che però attenuerebbe in parte la debolezza della valuta Usa grazie al suo status di bene rifugio”, conclude.
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