Secondo i gestori, per i mercati il quadro non cambia radicalmente. Ma la vittoria dei democratici avrà delle ripercussioni. Dal tech ai Treasury fino al dollaro, ecco dove aspettarsi gli effetti più evidenti
Più che un’onda è stato uno tsunami. Negli Stati Uniti i democratici hanno stravinto le elezioni di medio termine, conquistando sia la Camera sia il Senato, e trionfando anche nelle camere statali e fra i governatori. Per il presidente Donald Trump e i suoi repubblicani si tratta di una sconfitta epica, riassumibile in un unico dato: per la prima volta in 38 anni hanno perso perfino in Texas. La reazione immediata dei mercati alla valanga blu è stata di forte nervosismo, con i listini e i futures in rosso e con il comparto tech a guidare i ribassi. Dopo qualche ora, però, le parole del tycoon, che si è detto disponibile ad accettare l’esito elettorale e a collaborare, e l’allontanarsi della minaccia di un’escalation in Iran hanno riportato il sereno. Per i gestori il responso delle Midterm non cambia radicalmente le carte in tavola, ma avrà certamente delle ripercussioni, soprattutto sul tech, ma anche su Treasury, dollaro, difesa, sanità e rinnovabili.
“L’onda blu in se stessa può non essere stata una sorpresa ma la magnitudine della vittoria è ciò che ha colto alla sprovvista i mercati”, ha spiegato a BloombergChris Weston, capo della ricerca di Pepperstone, commentando a caldo i risultati. A suo parere, infatti, “la reazione iniziale è stata un forte riprezzamento del rischio, con gli investitori che hanno fatto fatica ad attribuire un valore corretto ai settori esposti alla politica governativa”. Il quadro è però cambiato nel giro di qualche ora, come analizza Mike Bell, head of Market Strategy di RBC BlueBay, secondo cui il voto solleverà probabilmente un gran polverone a livello politico, ma i mercati difficilmente ne verranno travolti. “Il presidente può porre il veto su qualsiasi provvedimento dem, e questi ultimi non hanno seggi sufficienti per dare il via all’impeachment”, osserva, aggiungendo che le conseguenze potenzialmente più rilevanti per gli investitori si avrebbero se Trump, con le Midterm ormai alle spalle, decidesse di intensificare gli attacchi in Medio Oriente. “Se ciò accadesse e i prezzi dell’energia salissero, ne potrebbero risentire sia le azioni sia le obbligazioni”, avverte.
Nuovi equilibri
Quello che è certo che gli equilibri sono in parte cambiati. Come spiega Lizzy Galbraith, political economist di Aberdeen Investments, un Congresso a maggioranza dem sottoporrà l’agenda di Trump a un esame più rigoroso, anche se lui ha già dichiarato di voler ricorrere al veto. “È probabile che siano avviate indagini parlamentari sull’operato del presidente e dei suoi alleati, oltre che sul tema della sicurezza dell’intelligenza artificiale”, spiega. Tuttavia, sottolinea, il presidente manterrà comunque ampi poteri in materia di politica estera, comprese eventuali decisioni su un intervento in Iran, e il frequente ricorso agli ordini esecutivi in materia di immigrazione e politica commerciale riduce la probabilità di cambiamenti significativi in questi ambiti. “Ciò nonostante, l’entità dello spostamento degli equilibri potrebbe indurre i democratici ad aumentare le proprie ambizioni”, fa notare Galbraith, secondo cui è probabile che siano presentate iniziative legislative per introdurre una maggiore supervisione federale sull’AI e sullo sviluppo dei data center, così come misure volte a incentivare i progetti nel settore delle energie pulite. “Qualsiasi provvedimento dovrà tuttavia ottenere il sostegno bipartisan al Senato ed evitare il veto presidenziale, circostanze che ne limitano le possibilità di approvazione”, precisa.
Occhio a debito e Treasury
Per George Brown, senior economist di Schroders, non è detto che un governo diviso sia uno scenario favorevole per i mercati. E un primo elemento di tensione sarà il tetto al debito, che in base alle proiezioni attuali dovrebbe essere raggiunto tra la metà e la fine del 2027. “I repubblicani puntano a una maggiore spesa per la difesa, mentre i democratici chiedono di revocare i tagli al programma Medicaid. Un compromesso dell’ultimo minuto potrebbe soddisfare entrambe le richieste, il che, secondo le nostre stime, porterebbe a un allargamento del deficit pari a circa l’1% del Pil”, spiega. La questione centrale, secondo Brown, non è l’ulteriore indebitamento in sé, bensì ciò che segnala in termini di disciplina fiscale. “Se il compromesso politico si tradurrà sempre più spesso in deficit più ampi anziché in un consolidamento fiscale, gli investitori potrebbero richiedere un premio a termine più elevato per detenere Treasury a lunga scadenza”, avverte. Specificando che ciò crea un rischio “in due fasi”:“Inizialmente i rendimenti potrebbero scendere, a mano a mano che gli investitori sconteranno un’espansione fiscale di breve termine meno accentuata, per poi invertire la rotta e risalire con l’avvicinarsi dei negoziati, determinando un irrigidimento della curva dei rendimenti a causa di un premio a termine più alto”.
Secondo Andrew Jackson, head of Investments di Vontobel, un governo diviso può invece essere un sostegno, limitando un’ulteriore espansione fiscale. “Ma bloccare nuova spesa non equivale a ridurre il deficit esistente”, chiarisce l’esperto, secondo cui deficit persistenti e significative emissioni di titoli di Stato potrebbero quindi limitare il calo dei rendimenti a lungo termine, anche con un Congresso che controlla di più l’amministrazione. “Per le obbligazioni, l’inflazione e la politica della Fed probabilmente conteranno più dell’esito elettorale, mentre un nuovo rialzo dei prezzi dell’energia potrebbe complicare le prospettive”, precisa.
Tech sorvegliato speciale
Ipek Ozkaderskaya, senior analyst di Swissquote
Tuttavia, le preoccupazioni degli investitori sono per ora concentrate soprattutto sul possibile impatto del voto sugli investimenti legati all’intelligenza artificiale. Per Ipek Ozkardeskaya, analista senior di Swissquote, il timore è quello di un maggiore controllo, viste le implicazioni per l’occupazione e l’ambiente. “L’amministrazione Trump ha sostenuto con forza l’espansione dell’AI, nell’ambito del suo progetto volto a riportare la produzione industriale negli Stati Uniti e a vincere la corsa contro la Cina”, ricorda. Ora, a suo parere, per il presidente sarà più difficile far avanzare la sua agenda legislativa, mentre il sostegno al boom dell’intelligenza artificiale sarà probabilmente oggetto di un maggiore scrutinio. “Questi risultati intermedi potrebbero favorire un’ulteriore rotazione dal settore tecnologico verso altri segmenti del mercato”, sostiene.
Dello stesso parere gli analisti di TWC, secondo cui gli investitori potrebbero attendersi una maggiore cautela sullo sviluppo dei data center, in particolare in relazione a consumi energetici, autorizzazioni, utilizzo dell’acqua e impatti sulle comunità locali. “Anche se il ciclo d’investimento sottostante all’AI restasse intatto, i timori di tempi autorizzativi più lunghi o di una realizzazione più lenta potrebbero pesare sul sentiment e sui multipli dell’intero ecosistema hardware”, mettono in guardia. Inoltre, aggiungono, l’aumento di audizioni, indagini e iniziative a livello statale potrebbe accrescere i costi di compliance e “pesare sul sentiment verso le società di software di maggiori dimensioni, mentre cybersecurity e spesa pubblica per l’IT potrebbero beneficiare di un sostegno relativo”. Di contro, evidenziano, lo scenario potrebbe essere favorevole per rinnovabili, elettrificazione, efficienza energetica e investimenti nell’energia pulita.
Per gli asset di rischio il contesto resta favorevole
Nonostante si aspetti una situazione di stallo sul piano legislativo, Michael Strobaek, global cio di Bank Lombard Odier, non ritiene che queste elezioni modificheranno le prospettive di investimento, che restano “favorevoli agli asset rischiosi”. “L’attenzione degli investitori tornerà a concentrarsi sulla politica monetaria, sulla crescita economica e sugli utili societari. Manteniamo un posizionamento favorevole al rischio nei portafogli”, dice, ricordando come, storicamente, i mercati azionari statunitensi tendano a registrare performance positive dopo le Midterm. “Le valutazioni attuali incorporano già molte delle incertezze, mentre la crescita degli utili continua a essere la più sostenuta tra i mercati sviluppati. Manteniamo un sovrappeso sulle azioni statunitensi”, aggiunge.
Rischi settoriali
Di parere leggermente diverso Tim Murray, Capital Markets strategist di T. Rowe Price, secondo cui il tradizionale rialzo che segue le elezioni di metà mandato potrebbe essere meno marcato stavolta, dato che gran parte dell’incertezza politica è già stata scontata. A suo parere, le implicazioni più rilevanti potrebbero emergere a livello settoriale. “L’AI e i data center potrebbero finire sotto una lente bipartisan più severa. Anche senza nuove leggi di rilievo, questo potrebbe pesare sul sentiment e ritardare alcuni progetti”, analizza. Per il settore finanziario, secondo Murray, il vento a favore della deregolamentazione potrebbe invece affievolirsi, “perché un governo diviso rende più difficili ulteriori cambiamenti normativi”. Quanto al mercato immobiliare e delle costruzioni, questo “resta di fatto congelato dal divario tra i tassi ipotecari correnti e i tassi più bassi di cui beneficiano gli attuali proprietari di casa: un problema che difficilmente potrà essere risolto solo per via legislativa”, sostiene.
Michael Krautzberger e Liam Wash, rispettivamente cio Public Markets e senior US economist di AllianzGI, puntano l’attenzione anche su sanità e difesa e finanza. “Un’agenda più moderata, che preveda ad esempio di limitare i tagli ai programmi per la salute e di assistenza alimentare, potrebbe sostenere settori come quello sanitario e dei beni di consumo di base, pur contribuendo ad aumentare le pressioni sul deficit”, rimarcano. La difesa, proseguono, “potrebbe invece registrare una performance inferiore alle attese”: i dem, infatti, si oppongono al perdurare del conflitto con l’Iran e “potrebbero ostacolare una rapida espansione del budget”.
Derek Halpenny, head of Research Global Markets EMEA & International Securities di Mufg Bank, si concentra sul dollaro. A suo parere, l’entità contenuta dei movimenti del biglietto verde è comprensibile in questa fase. Tuttavia, analizza, “se Trump non attaccherà l’Iran e interpreterà questa bocciatura delle sue politiche da parte degli elettori come un motivo per cercare un accordo, un ulteriore indebolimento della voluta Usa sarà molto più probabile”. Per l’esperto è anche plausibile che ora gli sforzi per affrontare il problema del costo della vita si intensifichino: “Questa vittoria dei democratici potrebbe attenuare i rischi inflazionistici e accrescere l’incertezza sulle prospettive eccezionalmente ottimistiche per l’AI, creando le condizioni per un ulteriore calo dei rendimenti e della divisa statunitense”, afferma.
Cosa conta davvero: utili e crescita
Anthony Willis, senior economist di Columbia Threadneedle Investments, richiama l’attenzione su altro. “Gli ultimi due anni hanno dimostrato che il legame tra incertezza politica e volatilità dei mercati si è allentato e che, nonostante la retorica politica, gli investitori sono rimasti concentrati sui fondamentali: una forte crescita degli utili e un solido quadro economico”, rimarca. Per questo, a suo parere, se questi due temi dovessero persistere, un’intensificazione dei bracci di ferro politici non dovrebbe necessariamente compromettere lo slancio dei mercati. “Un eventuale calo della propensione al rischio potrebbe essere una conseguenza della politica, ovvero dello shock energetico e dei suoi effetti su inflazione e tassi, mentre lo stallo politico interno dovrebbe di per sé rappresentare un contesto favorevole”, conclude.
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