5 min
Bailey avverte: non sarà l’ultima stretta, l’inflazione potrebbe toccare il 5% nel 2027. Per gli asset manager l’Mpc interverrà ancora, ma le aspettative dei mercati sono troppo pessimistiche
Dopo oltre tre anni la Bank of England è tornata ad alzare i tassi. L’istituto centrale britannico ha portato il costo del denaro dal 3,75% al 4%, con un incremento di un quarto di punto in linea con le attese, mentre l’inflazione viaggia al 3,5% contro un obiettivo del 2% e sulla scia di quanto fatto a settembre da Bce e Federal Reserve. Il governatore Andrew Bailey ha anche lasciato la porta aperta a nuovi interventi: “Questo aumento non deve essere considerato il primo di una lunga serie di rialzi. Ma a meno che il conflitto in Medio Oriente non venga risolto, è improbabile che sia l’ultimo”, ha avvertito. Una linea che trova sponda tra i gestori, che vedono il prossimo ritocco a febbraio, ma che ritengono comunque troppo pessimistiche le previsioni dei mercati di tre interventi nel corso del 2027.
Inflazione al 5% nel 2027
La votazione del Monetary Policy Committee si è chiusa 8 a 1. Contrariamente a quanto previsto da alcuni, il voto contrario non è arrivato da chi voleva lasciare i tassi fermi, ma da Catherine Mann, che avrebbe preferito una stretta più decisa, da mezzo punto. Pur ammettendo che finora ci sono poche tracce di un aumento dell’inflazione al di fuori dei settori direttamente colpiti dai rincari energetici, il board ha motivato l’intervento con il fatto che tali pressioni sono destinate a manifestarsi nei prossimi mesi. La Boe prevede che il carovita britannico toccherà il 5% entro la metà del prossimo anno, ma in uno scenario più avverso, con il petrolio a 130 dollari al barile contro i circa 100 attuali, i prezzi arriverebbero al 6,2% nel terzo trimestre del 2027. Nello scenario centrale il ritorno all’obiettivo del 2% slitta quindi al terzo trimestre del 2028, sei mesi più tardi rispetto alle stime di luglio. Una prospettiva che pesa sul governo del nuovo premier Andy Burnham, impegnato nel ridurre la pressione del costo della vita sui sudditi di sua maestà. Secondo la BoE, tuttavia, la legge di bilancio del ministro delle Finanze John Healey taglierà l’inflazione di 0,25 punti al picco, ma la farà risalire più avanti, quando le misure temporanee di sostegno scadranno.
Crescita rivista al rialzo
Nonostante questo, le stime sul Pil sono state ritoccate verso l’alto: +1,6% quest’anno e +1,3% il prossimo, valori superiori a quelli dell’Office for Budget Responsibility diffusi la scorsa settimana. La banca centrale lega la revisione in positivo ai dati che finora hanno mostrato una resilienza oltre le attese e alla spesa in intelligenza artificiale, oltre a un piccolo e temporaneo impulso che dovrebbe arrivare dalla manovra del governo.
Verso un aumento a febbraio
Per Simon Dangoor, deputy chief investment officer di Fixed Income e responsabile del Fixed Income Macro investing di Goldman Sachs Asset Management, “i membri del Comitato sono sempre più incerti sul grado di restrittività dei tassi”. Il tono sempre più hawkish delle loro dichiarazioni, infatti, a suo parere suggerisce che non tollereranno un’inflazione elevata, soprattutto perché il mercato del lavoro sembra aver toccato il punto minimo. “Continuiamo a ritenere che il prossimo rialzo dei tassi avverrà a febbraio, secondo il nostro scenario di base. Tuttavia, i rischi sono orientati verso un ciclo di inasprimento monetario più prolungato”, mette in guardia.
BoE hawkish ma mercati troppo pessimisti
Jamie Niven, senior fund manager di Candriam, vede in questa riunione ben “tre elementi di natura hawkish”: il dato che nessuno abbia votato contro la stretta, il fatto che il rialzo non sia stato presentato come ‘preventivo’ e non siano state prese le distanze dalle aspettative di mercato di altri tre ritocchi, e la nuova previsione di un picco dell’inflazione al 4,9%. “Sebbene ci aspettassimo l’aumento e ne prevediamo un altro nelle prossime riunioni, il picco prezzato dal mercato appare troppo elevato e riteniamo sia improbabile che il Monetary Policy Committee dia seguito a così tanti aumenti”, afferma. Tuttavia, per l’esperto, nel breve termine le quotazioni dipenderanno fortemente dalle oscillazioni dei prezzi delle materie prime guidate dal conflitto in Medio Oriente. “Manteniamo un posizionamento neutrale sulla parte breve della curva dei tassi UK e cerchiamo occasioni per posizionarci su un ciclo di rialzi che, a nostro avviso, si rivelerà alla fine inferiore alle attese”, chiarisce.
Non è l’inizio di un ciclo
Sulla stessa lunghezza d’onda, Daniel Siluk, head of global short duration & liquidity di Janus Henderson, che raccomanda cautela nell’interpretare questa decisione come l’inizio di un ciclo di rialzi prolungato. “Lo shock energetico sta spingendo al rialzo l’inflazione complessiva, ma vi sono ancora prove relativamente limitate che indichino che essa si stia esprimendo in modo più ampio nei salari e nei prezzi”, evidenzia. Aggiungendo che, nel frattempo, l’aumento delle bollette energetiche, i tassi ipotecari elevati e le condizioni finanziarie più restrittive stanno pesando sempre più sul potere d’acquisto delle famiglie e dovrebbero rallentare la domanda. A suo parere, quindi, l’istituto centrale britannico “si sta di fatto assicurando contro gli effetti di secondo ordine dell’inflazione e sta proteggendo la propria credibilità nella lotta al carovita”. Per questo, Siluk precisa che ulteriore aumento appare sempre più plausibile, ma che la questione più importante per i mercati è se il ciclo di inasprimento notevolmente più lungo, attualmente riflesso nella curva, si concretizzerà. “Ciò ci induce a mantenere un atteggiamento relativamente ottimista sulla duration del Regno Unito nelle parti più lunghe della curva, anche se i rischi di politica monetaria a breve termine rimangono orientati verso un ulteriore inasprimento”, precisa.
Il nuovo ciclo di restrizione è entrato nel vivo
Di parere leggermente diverso Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, secondo cui una svolta in senso restrittivo era ormai inevitabile, soprattutto considerando come i maggiori costi dell’energia si stiano progressivamente trasmettendo al resto dell’economia. Le prossime decisioni, a suo parere, dipenderanno dalla durata del conflitto e dalla rapidità con cui le pressioni inflazionistiche si propagheranno ad altri comparti, in particolare ai salari. “Alla luce delle nuove previsioni dei policymaker, che indicano un carovita in aumento fino al 5% il prossimo anno, sembra che il ciclo di restrizione monetaria sia nuovamente entrato nel vivo”, sostiene.
La reazione dei Gilt
Secondo Gordon Shannon, gestore di portafogli di TwentyFour Asset Management (Vontobel), questo primo rialzo dei tassi in tre anni è arrivato con un impatto più forte di quanto il mercato si aspettasse. “Il mercato dei Gilt sta reagendo a una revisione al rialzo dell’inflazione prevista nel breve termine, più marcata del previsto, che porta la stima al 4,9%”, analizza. Per il gestore l’intervento può ancora essere interpretato, seppur a fatica, come una misura preventiva, ma conclude che “né il calo del petrolio né la stabilità attesa in seguito al successo dei democratici alle Midterm Usa sembrano attenuare le preoccupazioni di Bailey e colleghi riguardo agli effetti di secondo impatto su salari e prezzi”.
.
Vuoi ricevere ogni mattina le notizie di FocusRisparmio? Iscriviti alla newsletter!
Registrati sul sito, entra nell’area riservata e richiedila selezionando la voce “Voglio ricevere la newsletter” nella sezione “I MIEI SERVIZI”.