Per il consigliere economico di Allianz, intervistato dal Corriere della Sera, il rialzo delle Borse dopo la vittoria democratica riflette le attese di un freno agli attacchi alla Fed e alle tensioni commerciali. “Ma Washington non smetterà di dover fare i conti la corsa dei prezzi”. Intesa con Teheran più vicina
Mohamed El-Erian, chief economic advisor di Allianz Global Investors (Foto: Sergio Oliverio/2019/Imagoeconomica)
I mercati finanziari hanno accolto con un rialzo la vittoria democratica alle elezioni di metà mandato degli Stati Uniti, esito del tutto inatteso dagli operatori nella portata con cui si è effettivamente verificato. Eppure, guardando agli effetti concreti che l’Onda Blu potrebbe produrre sui dossier chiave per gli investitori, più di un esperto non esita a sollevare qualche dubbio. È il caso di Mohamed El-Erian, consigliere economico di Allianz e docente alla Wharton School, che sulle pagine del Corriere della Sera ha parlato di un “vero enigma”. A suo avviso, la perdita della maggioranza repubblicana sia alla Camera che al Senato ha ridotto diversi rischi ma sarebbe un errore aspettarsi un totale ritorno alla normalità: restano aperte le incognite sulla linea dei democratici, sulle reazioni di Donald Trump e sulle mosse del suo partito.
I mercati scommettono su meno tensioni con la Fed e sui dazi
La prima ragione della reazione positiva, secondo El-Erian, è una nettezza del risultato tale da renderne difficile la contestazione. A questo si aggiunge l’aspettativa che la vittoria democratica possa frenare il presidente su due fronti particolarmente sensibili per i mercati: gli attacchi alla Fed e le politiche commerciali. C’è poi una terza variabile: la capacità dei progressisti di interpretare il voto senza trasformarlo in un mandato per politiche che potrebbero a loro volta deludere gli investitori. L’esito elettorale non cancella, tuttavia, il rischio di una nuova stagione all’insegna dei dazi. L’economista ha infatti avvertito che Europa non dovrebbe ripetere l’errore commesso dopo il primo mandato di Trump, quando si era diffusa l’aspettativa che le misure più controverse fossero legate esclusivamente alla sua presidenza e sarebbero state poi smantellate. “Questi risultati possono essere ribaltati fra due anni e questo impone al Continente di prendere in mano il proprio destino”, ha detto, riferendosi tanto alla sfera economica quanto alla difesa e alla politica estera.
La benzina al centro dell’agenda politica
Un altro elemento che El-Erian è convinto i mercati stiano incorporando è la possibilità di un’intesa con l’Iran, con potenziali effetti sul petrolio. Anche in questo caso, però, l’invito è a mantenere la calma: la trattativa non riguarda soltanto Washington e Teheran, perché Israele è parimenti parte dell’equazione e quindi anche il suo premier Benjamin Netanyahu deve essere disposto ad accettare un accordo. C’è comunque da dire, cosa riconosciuta dallo steso esperto, che questa complessità non ha comunque frenato gli operatori dall’aumentare le probabilità attribuite all’ipotesi di una soluzione negoziale del conflitto. E la ragione è soprattutto economica: il carovita è stato infatti uno dei temi centrali per il voto, con il costo dell’energia che incide direttamente sia sull’inflazione sia sull’accessibilità dei consumi. “Il messaggio per i politici è inequivocabile”, ha chiosato El-Erian, “abbassare il prezzo della benzina.
Treasury, rendimenti e debito: la pressione non è finita
Ciò che è apparso invece meno lineare è la reazione al voto del mercato obbligazionario. Non solo infatti i rendimenti dei Treasury sono stati protagonisti di un saliscendi ma il decennale, che avrebbe dovuto spingersi verso l’alto di riflesso a una maggiore propensione dem per la spesa pubblica, si è in realtà attestato al 4,89%. L’economista di Allianz interpreta questi movimenti come gli effetti dell’incertezza degli investitori sulle conseguenze economiche del risultato. La direzione dei prossimi mesi, nella sua ottica, dipenderà allora da tre fattori: le decisioni dei repubblicani nel periodo che precede l’insediamento del nuovo Congresso, la linea che sceglierà un Partito democratico al proprio interno diviso e le mosse dello stesso Trump. A queste incognite si aggiunge la sostenibilità del debito federale, ormai superiore ai 40mila miliardi di dollari.
Tassi e dollaro
Su questo punto, El-Erian non condivide l’aspettativa di un calo dei tassi statunitensi. “L’Europa non può sperare un politica monetaria USA meno restrittiva ma è anzi probabile che nei prossimi mesi il costo del denaro salgano e inneschi effetti globali”. Più incerta, infine, la traiettoria del dollaro. Un rafforzamento del ruolo globale degli Stati Uniti potrebbe sostenerne la valuta, ma la diversificazione degli investitori lontano dal biglietto verde è destinata a proseguire. El-Erian ne sottolinea però il carattere graduale: non una fuga improvvisa, ma un processo lento.
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