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Per Caruso (Università Cattolica), la guerra non ha modificato gli equilibri geopolitici. La differenza, invece, potrebbe farsi sentire tramite il raggiungimento di un accordo. “Interessante capire chi si impegnerà per la fine del conflitto”
“La guerra scoppiata in Palestina, per quanto appaia brutale, conferma quello che già sapevamo: il mondo, in questo momento, non è in equilibrio. E i Paesi si sentono più liberi di agire. Una volta, israeliani e palestinesi rispondevano ad alleanze internazionali. In questo caso, invece, Hamas si è sentita in grado di lanciare un attacco sanguinoso contro Israele. Un’operazione che, come hanno dichiarato, avevano in mente da tempo”. Il pensiero di Raul Caruso, docente ordinario di politica economica e di economia della pace presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, è chiaro: “Il conflitto in Medioriente non ha scosso gli equilibri mondiali. Anzi, la vera differenza la farebbe la pace”. Ecco perchè, ricorda l’esperto, “se gli attori che contano dovessero decidere di mettersi attorno a un tavolo per favorire il raggiungimento di un accordo, sarà interessante capire chi sponsorizzerà la pace”.
Intanto, però, si vedono i primi effetti su economia e mercati. Cosa dobbiamo aspettarci?
All’inizio del conflitto, nei primi 7-8 giorni, i mercati hanno ignorato i segnali provenienti dalla Palestina. O almeno così sembrava. Ma quando è apparso chiaro che la guerra sarebbe andata avanti, essi hanno registrato contrazioni e sono nate altre problematiche. Tuttavia, dal punto di vista strettamente strutturale, la guerra non aggiunge nulla alle debolezze …
