Secondo i gestori, mercoledì il Fomc dovrà frenare le attese dei mercati: i dati macro non giustificano tagli dei tassi già nel primo trimestre 2024. Occhi sul dot plot
Jerome Powell, presidente della Fed
Smorzare l’entusiasmo. È un compito ingrato quello che spetta a Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, al termine della riunione pre-natalizia di mercoledì. Se infatti non ci sono dubbi sul fatto che la banca centralelascerà invariato il costo del denaro per la terza volta consecutiva, al presidente toccherà frenare le speranze dei mercati su un taglio già nel primo trimestre del prossimo anno. Ne sono convinti molti gestori, secondo cui gli investitori paiono eccessivamente ottimisti sulle tempistiche di un allentamento e il vero punto cruciale di questo meeting sarà il dot-plot, il grafico che mostra le previsioni dei membri del Fomc sull’andamento dei tassi.
Il mercato del lavoro allontana il taglio dei tassi
D’altra parte, a ridimensionare aspettative divenute più rosee grazie al calo dell’inflazione ci hanno già pensato i dati sul mercato del lavoro. Nel rapporto sull’occupazione di novembre, pubblicato venerdì scorso, non c’è infatti alcun segnale di contrazione: la disoccupazione è scesa al 3,7% dal 3,9% di ottobre e le buste paga hanno confermato la stabilità. Una buona notizia dal punto di vista della tenuta dell’economia americana ma un motivo in più per la Fed per non affrettarsi a cambiare strategia. Prova ne è che gli operatori del mercato monetario hanno ridimensionato le loro stime sui tagli dei tassi: ora vedono meno del 50% di possibilità che la prima sforbiciata avvenga a marzo e una riduzione complessiva del costo del denaro di 125 punti base nel corso del 2024. A inizio dicembre, invece, un allentamento a partire da marzo era dato al 60% e per l’intero anno la riduzione attesa si attestava a 225 punti base.
La view dei gestori
“Questa settimana la Fed dovrà convincere i mercati che il taglio dei tassi non è dietro l’angolo”, avverte Paolo Zanghieri, senior economist di Generali Investments. Per l’esperto, anche se l’inflazione sta diminuendo e l’attività si sta indebolendo, gli ultimi dati mostrano un mercato del lavoro ancora troppo forte per i circa 125 punti base di allentamento previsti dai mercati per il prossimo anno. La sua aspettativa è di una riduzione di un punto percentuale, con una previsione di crescita inferiore al consenso.
Zanghieri è convinto che sarà difficile comunicare l’impegno di non tagliare a breve, anche perché eventuali minacce di un nuovo rialzo sono in contrasto con i dati macro. A suo parere, le proiezioni economiche a breve dovrebbero essere leggermente ridimensionate ma senza che questo porti a una forte revisione al ribasso del percorso del tasso di policy. “È importante notare che potremmo assistere a una revisione al rialzo della stima di lungo periodo/neutrale del tasso di policy appropriato”, sottolinea l’esperto. E precisa che questo potrebbe in parte spiegare la resistenza dell’economia all’aumento dei costi di finanziamento. “Il tasso neutro è un’importante determinante dei prezzi delle obbligazioni. E una revisione al rialzo potrebbe contribuire ad arginare il calo dei rendimenti registrato nelle ultime settimane che, allentando le condizioni finanziarie, rischia di annullare in parte gli effetti dell’aumento dei tassi”, evidenzia.
Mark Dowding, fixed income chief investment officer di Rbc BlueBay Am
Anche Mark Dowding, fixed income cio di Rbc BlueBay Am, ritiene eccessivo l’entusiasmo del mercato. E, nonostante i miglioramenti dell’inflazione, rimane dell’idea che i tagli siano probabili solo nella seconda metà del prossimo anno. Con il costo del denaro che scenderà di 50 punti base sia negli Stati Uniti che nell’Eurozona. “Le condizioni finanziarie si sono notevolmente allentate e, salvo non si registrino dati decisamente più deboli per il mercato del lavoro e per il Cpi statunitense della prossima settimana, riteniamo che la prossima riunione della Fed non vedrà una revisione sostanziale del tono del Fomc”, spiega. Lo specialista ricorda poi che il dot plot di settembre mostrava un ulteriore rialzo del costo del denaro alla fine di quest’anno e tagli per mezzo punto nel 2024. “Anche se il rialzo dei tassi del 2023 sarà rimosso, riteniamo che la traiettoria rimarrà invariata. Da questo punto di vista, il mercato è destinato a rimanere deluso se Powell non farà la parte di Babbo Natale”, conclude.
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