Nonostante Powell non abbia chiuso a ulteriori rialzi, secondo gli analisti il picco potrebbe essere stato raggiunto. Per i tagli però bisognerà attendere
Jerome Powell, presidente della Fed
Nessuna sorpresa, ma un tono leggermente più dovish che ha attirato l’attenzione gli investitori. Come atteso, la Federal Reserve non ha toccato i tassi di interesse Usa, lasciandoli ai massimi da 22 anni, e non ha escluso ulteriori rialzi in futuro, rimarcando l’assoluta dipendenza dai dati della politica monetaria. Ma il presidente Jerome Powell, ribadendo che l’attuale costo del denaro non è ancora abbastanza restrittivo da garantire il ritorno dell’inflazione al target del 2%, ha anche ridimensionato la certezza di un’ulteriore stretta a dicembre. Spingendo molti osservatori a ritenere che il ciclo restrittivo sia ormai al capolinea, con i tassi che però resteranno alti per diversi mesi.
“Con le aspettative di inflazione ben ancorate la Fed può permettersi di mantenere i tassi stabili a un livello elevato per un periodo prolungato, piuttosto che doverli alzare ulteriormente nel breve termine. Questi sono quindi destinati a rimanere alti più a lungo, ma la durata è più importante dell’aumento”, commenta Eric Winograd, senior Vp e Us economist di AllianceBernstein. Per l’esperto, infatti, il costo del denaro resterà fermo almeno fino alla seconda metà del prossimo anno. E ciò significa che la politica sarà probabilmente restrittiva, con una conseguente crescita inferiore al trend, fino al 2024 e al 2025.
Secondo Whitney Watson, co-head e co-cio of fixed income and liquidity solutions di Goldman Sachs Am, l’inasprimento delle condizioni finanziarie, guidato dall’aumento dei tassi a lungo termine, ha ridotto la necessità di un ulteriore ritocco. “La tenuta dell’economia non ha impedito il riequilibrio del mercato del lavoro né ha ravvivato le pressioni sui salari e sui prezzi, suggerendo che la disinflazione progredirà e indicando che la Fed probabilmente manterrà invariata la sua politica fino al 2024”, afferma. Tuttavia, l’esperta fa notare come vi siano rischi in entrambe le direzioni. “L’aumento delle aspettative di inflazione, dovuto all’aumento del gas, unito alla forte operatività, preserva la prospettiva di un altro rialzo. Al contrario, un rallentamento economico più pronunciato, causato dal crescente impatto dei tassi d’interesse più elevati, potrebbe accelerare i tempi di transizione verso un taglio”, avverte.
Per Martina Daga, macro economist di AcomeA Sgr, prima di essere sicura che l’inflazione converga verso il target, la banca centrale Usa ha bisogno di vedere una frenata dell’economia e un ulteriore raffreddamento del mercato del lavoro. Anche se in questo momento una recessione non è lo scenario più probabile. “La Fed, dunque, prende tempo per monitorare i prossimi dati macro e vedere se effettivamente la forte crescita economica rallenterà, garantendo così la convergenza dell’inflazione verso il target”, spiega. Per aiutare il Fomc a raggiungere questo obiettivo, Daga crede servirebbe un persistente inasprimento delle condizioni finanziarie.
Sulla stessa linea, James McCann, vicecapo economista di abrdn, per il quale l’aumento dei tassi a lungo termine e il crescente stress finanziario rappresentano chiari rischi per l’attività futura. E spiegano perché Powell non abbia toccato il costo del denaro, nonostante gli ultimi dati record su Pil e salari, alimentando le speculazioni sul fatto che il ciclo di inasprimento sia terminato. “Tuttavia – mette in guardia – la cautela della Fed sarà limitata e se l’attività e l’inflazione dovessero rimanere troppo sostenute nei prossimi mesi, la prospettiva di un ulteriore inasprimento rischia di aumentare, anche se i mercati dovessero continuare a manifestare difficoltà”.
Tony Rodriguez, head of fixed income strategy di Nuveen, fa notare come le prospettive economiche rimangano sane, con una crescita che rallenta ma non crolla: proprio ciò che vuole l’istituto centrale, in quanto dovrebbe essere sufficiente a far scendere i prezzi fino alla fine dell’anno. “Continuiamo a prevedere un sostanziale rallentamento della crescita nei prossimi trimestri, con un tasso di inflazione core a fine anno intorno al 3,5%”, osserva l’esperto. Aggiungendo che con la Fed che si avvicina alla fine dei rialzi e il contesto economico che rimane incerto, è probabile che la volatilità torni a salire. “Continuiamo a ritenere che i rendimenti dei Treasury dovrebbero moderarsi e ci aspettiamo che l’inversione della curva rallenti, anche se è probabile che i tassi di riferimento rimangano elevati per qualche tempo”, conclude quindi Rodriguez.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio