Nel terzo trimestre, l’economia batte le stime e sale del 5,2%. Pure l’indice dei prezzi Pce si ferma al 2,8%. Ora I mercati vedono la fine della stretta e un soft landing
S&P 500 e Nasdaq sono pronti a chiudere novembre con il miglior risultato degli ultimi sedici mesi. L’ulteriore spinta è arrivata dai dati relativi al Pil del terzo trimestre e all’inflazione del personal consumption expenditure, considerata dalla Federal Reserve uno dei principali indicatori delle pressioni sui prezzi. Due rilevazioni migliori delle attese che, insieme alle dichiarazioni meno aggressive arrivate dai membri della banca centrale, spingono gli investitori a ritenere la stretta monetaria ormai al capolinea e la prospettiva di un soft landing sempre più realistica.
Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm
Nel terzo trimestre dell’anno, gli States sono cresciuti del 5,2% dal +2,1% del periodo aprile-giugno: si tratta del ritmo più rapido da quasi due anni ma anche di una cifra superiore sia al +5% degli analisti sia al +4,9% della stima preliminare. A spingere il dato sono state le spese dei consumatori americani, che valgono il 69% dell’economia a stelle e strisce, aumentate del 3,6% rispetto al +0,8% precedente. In espansione sono poi risultati anche i profitti delle imprese, saliti del 4,1% dopo il +0,5% dei tre mesi prima. “A contribuire a questo trend positivo ci hanno pensato pure l’aumento della spesa pubblica e l’accumulo di scorte di magazzino da parte delle aziende, in previsione della stagione di acquisti alle porte”, sottolinea Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm.
Giù anche l’inflazione Pce: i mercati guardano alla Fed
Sempre nel periodo luglio-settembre, l’inflazione è continuata a calare. L’indice Pce, anche questo in seconda lettura, si è infatti fermato al 2,8%, contro le attese di una conferma al 2,9% della stima preliminare. Il dato core, quello depurato dai prezzi energetici e dei prodotti alimentari, si è attestato al 2,3%, meno del consensus che prevedeva +2,4%, come da prima rilevazione, e sotto rispetto al +3,7% precedente.
Secondo Flax, i dati confermano la resilienza di un’economia che, nonostante gli 11 rialzi dei tassi dalla banca centrale da marzo 2022 e il rallentamento dell’inflazione, continua a mostrarsi solida. “Con l’arrivo dell’anno nuovo, gli occhi degli analisti saranno tutti puntati sul momento in cui la Fed potrà finalmente procedere a un taglio dei tassi nel tentativo di orchestrare il soft landing dell’economia”, conclude.
Aperture in questo senso sono arrivate martedì dal membro del Fomc Christopher Waller, considerato un falco. Il banchiere centrale si è infatti detto sempre più fiducioso che la politica messa in atto sia in grado di “riportare l’inflazione al 2%”. Ma ha comunque sottolineato che i prezzi restano ancora troppo elevati ed è quindi presto per dire se il rallentamento cui si assiste sarà duraturo. Le prossime decisioni della Fed sui tassi sono attese tra due settimane: al momento i trader escludono un ulteriore aumento e danno al 32,5% la possibilità di un primo taglio già a marzo.
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