A sorpresa l’economia USA ha creato 147mila posti di lavoro a giugno, ben oltre le attese. E la disoccupazione è calata al 4,1%. Secondo gli analisti, la possibilità di una sforbiciata slitta a settembre
Il temuto effetto Donald Trump non c’è stato. A giugno, a sorpresa, il mercato del lavoro statunitense è rimasto solido, con il tasso di disoccupazione che è calato al 4,1%. L’attesa era invece che le politiche commerciali e immigratorie dell’amministrazione USA frenassero le assunzioni, offrendo ulteriori argomenti a quella parte dei governatori della Federal Reserve che spinge per un taglio dei tassi. Ora invece, secondo gli analisti, il quadro permette a Jerome Powell di perseverare nella sua linea della prudenza e azzera le possibilità di una sforbiciata il prossimo 30 luglio, allontanandola almeno fino a settembre.
Secondo il Job report del Bureau of Labor Statistics, pubblicato con un giorno di anticipo a causa dell’Independence day, il mese scorso l’economia a stelle e strisce ha creato 147mila posti di lavoro nei settori non agricoli (non-farm payrolls), contro i 106mila stimati dal consensus e dopo i 144mila di maggio, dato quest’ultimo rivisto al rialzo. Ben oltre le attese anche il tasso di disoccupazione, calato al 4,1% dal 4,2% di maggio, contro le aspettative di un aumento al 4,3%. Inoltre, le richieste di sussidi alla disoccupazione la scorsa settimana sono calate di 4mila unità, a quota 233mila, al di sotto le 241mila previste. I salari orari medi sono poi aumentati di 8 centesimi, lo 0,22%, a 36,3 dollari, mentre rispetto a un anno prima, sono cresciuti del 3,71%.
Più lontano il taglio Fed
Il Dipartimento del Lavoro USA certifica dunque un mercato del lavoro che resiste e allontana l’eventualità che la Fed, in pausa dallo scorso dicembre, possa ricominciare a tagliare i tassi di interesse. I mercati avevano ripreso a scommettere su luglio dopo il deludente rapporto sull’occupazione privata, da cui era emersa la perdita di 33mila posti di lavoro, e dopo le dichiarazioni di alcuni membri del Fomc vicini a Trump che avevano mostrato le prime crepe all’interno dell’istituto centrale. Subito dopo la pubblicazione del Job report, però, il CME FedWatch Tool stima al 93% la possibilità di un’ulteriore pausa questo mese, contro il 74% della viglia, mentre assegna il 69% di probabilità ad un taglio il prossimo 17 settembre.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
“Il solido report sull’occupazione pubblicato oggi conferma la resilienza del mercato del lavoro statunitense, che resiste nonostante i segnali di indebolimento emersi in alcuni dei principali indicatori. Questo rafforzerà ulteriormente la convinzione del Fomc di mantenere un atteggiamento attendista, in vista di una possibile accelerazione dell’inflazione durante l’estate”, spiega Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management. L’esperto continua comunque a intravedere la possibilità di una ripresa del ciclo di allentamento più avanti nel corso dell’anno, qualora l’aumento dell’inflazione in estate dovesse rivelarsi più contenuto del previsto, o l’indebolimento del mercato del lavoro superasse le soglie relativamente basse suggerite dal dot plot.
Tassi più alti più a lungo
Sulla stessa lunghezza d’onda Lara Castelton, US head of portfolio construction & strategy di Janus Henderson, secondo cui questi dati dimostrano la resilienza dell’economia americana nonostante le aspettative di un rallentamento dovuto all’incertezza su dazi e politica fiscale. “Ciò che questo dato conferma è che la Fed non dispone dei dati necessari per prendere in considerazione un taglio dei tassi a luglio”, afferma. Facendo notare come i mercati obbligazionari stiano rivalutando i rendimenti al rialzo e come gli investitori dovrebbero continuare a puntare su tassi più elevati per un periodo più lungo. “Sebbene i mercati azionari avranno bisogno di tempo per digerire l’affidabilità e l’impatto di questa sorpresa al rialzo, è importante ricordare che i mercati che raggiungono livelli record nell’attuale contesto dovrebbero giustificare un cauto ottimismo, indipendentemente da questi numeri”, precisa. Per l’esperta, quindi, “il ribilanciamento di metà anno verso titoli di qualità e a grande capitalizzazione, alla ricerca di valutazioni ragionevoli e di storie di utili positive a livello globale, potrebbe contribuire a garantire resilienza in caso di sorprese al ribasso”.
George Brown, senior economist di Schroders, punta l’attenzione sul fatto che anche i licenziamenti rimangono bassi, con le aziende riluttanti a separarsi dai propri dipendenti vista la carenza di manodopera degli ultimi anni. “Alcune sacche di questo fenomeno potrebbero persistere in determinati settori e Stati, data la posizione intransigente dell’amministrazione Trump in materia di immigrazione”, spiega. Chiarendo che, con i lavoratori stranieri che sono stati fonte fondamentale di creazione di posti di lavoro dall’inizio della pandemia, ciò potrebbe abbassare il ritmo di pareggio al di sotto dei centomila necessari per mantenere stabile la disoccupazione. Nel frattempo, a suo parere, i dazi dovrebbero tradursi in un aumento dei prezzi nel corso dell’estate. “Con la Fed determinata a non rimanere nuovamente indietro rispetto alla curva, il nostro scenario di base rimane quello di un mantenimento dei tassi invariati per il resto dell’anno”, afferma quindi l’esperto.
Verso un nuovo sprint delle cripto
Infine per Adrian Fritz, head of research di 21Shares, l’inflazione che gravita ancora attorno al 2,4% e un livello dell’occupazione che appare salutare dovrebbero garantire alla Federal Reserve la capacità di portare a termine il suo doppio compito: garantire la crescita mantenendo l’inflazione attorno al target. “Ciò dovrebbe concedere margini di manovra più ampi alla banca centrale”, sottolinea, evidenziando come i mercati assegnino una probabilità del 50% a una successione di 5-6 tagli tra oggi e la fine del 2026. L’esperto rimarca quindi come, in un tale scenario macro, gli asset digitali tendano a prosperare. “Tassi più bassi, una maggiore propensione al rischio e la prospettiva di una crescita della chiarezza normativa attraverso il Market Structure Bill e lo Stablecoin Bill potrebbero convergere per alimentare la prossima fase di questo ciclo rialzista”, sostiene. Concludendo che per Bitcoin ciò potrebbe significare una svolta decisiva verso i 200.000 dollari e oltre, mentre per le altcoin potrebbe segnare l’inizio di una maggiore partecipazione al mercato e di una maggiore rotazione del capitale.
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