Per gli asset manager, Powell manterrà i tassi fermi anche a luglio, poi il ciclo di allentamento potrebbe riprendere. Occhi sul mercato del lavoro. Ecco le ripercussioni per gli investimenti
Come ampiamente atteso dai mercati, la Federal Reserve preferisce resistere al pressing di Donald Trump e vederci chiaro prima di agire. Per questo ha scelto di mantenere ancora i tassi invariati, lasciando però la porta a porta a due tagli entro fine anno. La prevista risalita dell’inflazione, infatti, è ancora considerata un fenomeno transitorio. Per i gestori, la linea di Jerome Powell e colleghi è insomma più che giustificata e per questo praticamente nessuno si aspetta una riduzione del costo del denaro nell’ultima riunione prima della pausa estiva, il 29 e 30 luglio prossimi. Stando ai dati del CME FedWatch Tool, attualmente le probabilità di un’ulteriore pausa sono infatti del 90%, con la maggior parte degli investitori (57%) convita che il Fomc potrebbe invece decidersi a tagliare a settembre, quando avrà il quadro più chiaro e verranno diffuse le nuove proiezioni e il nuovo dot plot.
Daniel Siluk, head of global short duration & liquidity di Janus Henderson
Per Dan Siluk, head of global short duration & liquidity and portfolio manager di Janus Henderson, la richiesta trumpiana di tagli aggressivi e le critiche pubbliche contro Powell evidenziano la pressione politica cui è sottoposta la Fed. “La decisione di mantenere invariati i tassi rafforza la sua indipendenza e il suo impegno nei confronti del doppio mandato”, commenta. Quanto al futuro, per l’esperto la sintesi delle prospettive economiche riflette un equilibrio tra due fattori: “Permangono rischi di inflazione, ma le proiezioni relative alla crescita e al mercato del lavoro suggeriscono che esiste un margine di manovra per un allentamento monetario se le condizioni dovessero deteriorarsi”.
Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management
Dello stesso parere Simon Dangoor, head of fixed income macro strategies di Goldman Sachs Asset Management, secondo cui il meeting è stato caratterizzato da un tono accomodante. “Implicitamente, i membri del Fomc continuano ad aspettarsi che l’inflazione più alta nel breve periodo si riveli in gran parte transitoria, e la loro tolleranza verso un aumento della disoccupazione rimane bassa”, osserva. La sua attesa è quindi che l’istituto centrale mantenga i tassi fermi anche a luglio e che il ciclo di allentamento possa riprendere più avanti quest’anno, “qualora il mercato del lavoro si indebolisse”.
Anche per Allison Boxer, economista di PIMCO, nel breve i timori per l’aumento dei prezzi causato dai dazi dovrebbero indurre Powell a mantenere un atteggiamento cauto. “Nonostante i funzionari della Fed prevedano ora un’inflazione più elevata, riteniamo che la soglia per un ritorno ai rialzi dei tassi rimanga molto alta”, assicura. Secondo l’esperta, per tagliare la Fed avrà però probabilmente bisogno di essere certa che le aspettative di inflazione siano ben ancorate e che i dati sul mercato del lavoro stiano peggiorando. “Sebbene i dati non lo confermino ancora, e Powell abbia sottolineato che il mercato del lavoro nel complesso rimane sano, i funzionari stanno monitorando attentamente la situazione”, spiega. Boxer vede quindi due possibili scenari: se il mercato del lavoro statunitense si dimostrerà resiliente, la banca centrale potrebbe tagliare i tassi in misura minima o non tagliarli affatto nel 2025; se invece dovesse indebolirsi in modo significativo, sarebbero possibili sforbiciate più aggressive e più rapide. “Riteniamo che questa visione binaria sia evidente nelle proiezioni dell’istituto centrale, che mostrano i funzionari divisi tra tagli di 0 punti base e 50 punti base nel 2025”, rimarca.
Un solo taglio?
Ray Sharma-Ong, responsabile multi-asset investment solutions Southeast Asia di Aberdeen Investments
Secondo Sharma-Ong, responsabile multi-asset investment solutions Southeast Asia di Aberdeen Investments, data l’attuale incertezza sulle prospettive economiche e sulla politica commerciale, la Fed potrebbe effettuare un solo taglio, o addirittura nessuno, quest’anno, discostandosi dal dot plot. “Ciò dipende dalla mancanza di chiarezza sulla struttura o sulla modalità finali degli esiti della politica commerciale”, spiega. La forma e l’esito finale delle trattative non sono infatti ancora chiari e, per l’esperto, sono destinati a influenzare l’andamento dell’economia, dell’inflazione, della politica monetaria e del sentiment di mercato.
Quanto agli investimenti, alla luce della prolungata pausa della Fed, Sharma-Ong privilegia i mercati azionari al di fuori degli USA, in particolare nelle regioni con un forte sostegno fiscale. Tra questi spiccano l’Europa e la Cina, i cui strumenti politici possono contribuire a compensare l’impatto negativo dei dazi. “Anche la Corea presenta opportunità interessanti, grazie alle riforme orientate alla crescita, alla liberalizzazione del mercato finanziario e al miglioramento della corporate governance”, aggiunge. In termini di tassi, l’esperto preferisce le regioni con un forte sostegno monetario come India e Cina, che mostrano una minore correlazione con le pressioni sui rendimenti dei Treasury statunitensi.
“Sul fronte del credito, il recente rialzo dei rendimenti dei mercati sviluppati offre l’opportunità di allocare capitale su emittenti con fondamentali solidi e minore sensibilità ai cambiamenti macroeconomici”, prosegue. Infine, a suo parere il dollaro USA dovrebbe mantenere una certa stabilità, sostenuto dalla modalità attendista della Fed e dalle dichiarazioni del presidente Powell secondo cui la debolezza del mercato del lavoro è solo marginale e l’inflazione è destinata a risalire nella seconda metà dell’anno. “Inoltre, l’aumento dei rischi geopolitici, come l’escalation delle tensioni tra Israele e Iran, sta contribuendo al rialzo dei prezzi del petrolio, rafforzando ulteriormente il biglietto verde”, conclude.
Risorse naturali, intelligenza artificiale e settori meno legati al ciclo delle commodity sostengono le prospettive della Borsa. Per Paul Xiradis, gestore azionario del gruppo, la crescita degli utili nel 2027 potrà poggiare su più motori. “Ma serve selezione”
Il debito record e il deficit fuori controllo pesano sugli Oat. Per gli analisti serve una svolta politica e un aggiustamento fiscale ampio e duraturo. Ma una nuova crisi dell’euro è improbabile
Il fondatore di Bridgewater Associates vede una crisi del debito americano entro tre anni e considera l’intelligenza artificiale una “bolla classica” vicina al punto di rottura. Dai capitali esteri in ritirata ai govies sul 5,3% e alle Big Tech sempre esposte, il rischio è che il costo del denaro finisca per interrompere il rally
Il sentiment index di CFA-Radiocor crolla a -47,8 punti, oltre 25 in meno rispetto alla rilevazione precedente. Gli esperti vedono più inflazione e tassi in salita, sia in Europa che negli USA. Negative le prospettive l’azionario
Le nuove tensioni in Medio Oriente hanno riacceso le quotazioni. Per gli asset manager, il vero collo di bottiglia è la raffinazione. Ma il premio per il rischio è sovradimensionato e probabilmente destinato a ridursi
Per il portfolio manager, la de-dollarizzazione non è un rischio. Ma gli acquirenti del debito Usa sono cambiati. E le conseguenze si estendono a tutto il reddito fisso
I rendimenti salgono per tre ragioni: normalizzazione, debito fuori controllo e fiducia incrinata nelle istituzioni. Sul mercato, fino alle elezioni americane di medio termine, si va a testa o croce
Gli investimenti nell’intelligenza artificiale continuano a sostenere i mercati, nonostante tassi elevati, tensioni energetiche e rischi sul debito pubblico. Per alcune aree il 2027 si annuncia più complesso, in particolare per Europa e Italia
Per Shaan Raithatha, senior economist di Vanguard, il ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale può spingere la crescita USA sopra il consenso nel 2027. Ma inflazione persistente, fabbisogno di capitale e tassi reali più elevati cambiano le prospettive di portafoglio: fixed income più interessante su base relativa e più spazio alla diversificazione fuori dal growth americano
Per Lula la strada del ballottaggio è in salita. Real e asset verdeoro festeggiano. Per gli investitori al centro c’è la sostenibilità dei conti pubblici, ma secondo gli asset manager un’inversione di tendenza è difficile chiunque vinca
La leadership delle mega-cap aumenta il rischio di concentrazione, mentre l’AI porta con sé segnali di euforia. Secondo gli esperti di Oddo BHF, per intercettare i cambi di leadership servono però modelli capaci di privilegiare i trend strutturali e adattarsi ai regimi di mercato
Iscriviti per ricevere gratis il magazine FocusRisparmio