Per gli asset manager, il nuovo presidente sceglierà un atteggiamento attendista ma non accomodante. Cambiamenti su bilancio, inflazione e forward guidance? “Ci vorrà del tempo”
Tra l’inflazione ai massimi da tre anni e le pressioni di Donald Trump per un allentamento, il debutto di Kevin Warsh alla guida della Federal Reserve non sarà una passeggiata. Gli analisti non hanno dubbi sul fatto che i tassi resteranno invariati, ma il primo discorso del nuovo presidente verrà analizzato minuziosamente per capire quale strada prenderà ora l’istituto centrale su una serie di fronti: primo tra tutti, il costo del denaro. Tuttavia, nelle ultime ore, lo scenario si è fatto meno complicato rispetto a qualche giorno fa grazie al pre-accordo di pace tra Usa e Iran: l’intesa ha infatti ridotto le aspettative di una stretta, con il FedWatch del Chicago Mercantile Exchange che ora stima una possibilità del 56% di un ritocco a dicembre dal 70% di domenica. Un sviluppo che contribuirà a spostare l’attenzione dei mercati anche sulle previsioni economiche e su quanto il nuovo numero uno dirà (o non dirà) a proposito del bilancio, della forward guidance e dell’indicatore di inflazione che intende privilegiare.
Alessia Berardi, head of Global Macroeconomics di Amundi Investment Institute
“L’attenzione non è tanto sui tassi ufficiali quanto sulla prima conferenza stampa di Warsh e su come saprà conciliare le richieste di Trump con quelle del mercato obbligazionario”, spiega da Amundi la head of Global Macroeconomics dell’Investment Institute Alessia Berardi, che rimarca come l’inflazione sia in aumento mentre l’economia resta resiliente e il mercato del lavoro non mostra segnali di raffreddamento. “Il possibile accordo con l’Iran potrebbe rendere più semplice questo equilibrio”, afferma, precisando però che le eventuali domande sul bilancio della banca centrale difficilmente avranno risposte chiare.
Fed attendista…
Colin Graham, head of Multi Asset ed Equity Solutions di Robeco
Anche Colin Graham, head of Multi Asset & Equity Solutions di Robeco, non si aspetta scossoni: “Il messaggio principale della Fed in occasione di questa riunione sarà un prudente ‘nessun cambiamento’ ma con attenzione costante all’andamento del mercato del lavoro e alle pressioni inflazionistiche”, sostiene. A suo avviso, infatti, servono ancora ulteriori dettagli sull’intesa con l’Iran e i mercati sembrano già guardare oltre. “Sarà più facile per il Fomc mantenere invariata la politica monetaria questa settimana ed evitare l’errore della BCE”, sottolinea.
Secondo Kish Pathak e Erik Weisman, rispettivamente Fixed Income Research analyst e chief economist & portfolio manager di Mfs IM, è poco probabile che Warsh assuma un tono accomodante spinto dalla sua visione riguardo alla produttività nel settore tecnologico. “Lanciare un messaggio del genere in questo momento minerebbe la sua credibilità di falco dell’inflazione”, argomentano i due esperti. Senza contare, aggiungono, che andrebbe in netto contrasto con l’intenzione di di adottare una politica restrittiva già manifestata per tempo da molti suoi colleghi. Per gli analisti, insomma, mantenere un orientamento dovish nella dichiarazione potrebbe attirare crescenti dissensi e “questo approccio conflittuale rischia di minare il programma di cambiamento a lungo termine del governatore proprio nel periodo in cui deve conquistare il consenso del comitato”.
Cambiamenti sì, ma con calma
Quanto agli altri cambiamenti che i mercati si attendono dal neo presidente, Tiffany Wilding è convinta che ci vorrà del tempo. “Anche se giugno è probabilmente troppo presto per invertire la rotta”, osserva l’economista di Pimco, “il passaggio a conferenze stampa trimestrali come accadeva prima del 2019 è un esito plausibile”. L’esperta si aspetta invece una svolta in senso hawkish nel Summary of Economic Projections: “Un paio di ‘dot’ relativi al 2026 che indicano rialzi entro la fine dell’anno, con la mediana che si attesta intorno a un’assenza di variazioni”. Ma il rischio principale da monitorare resta la discrepanza tra un comitato che tende a un approccio più restrittivo e un presidente il cui istinto sull’inflazione appare più costruttivo, è la convinzione dell’esperta, oltre alla possibilità che Warsh dia corpo alla sua critica sulla forward guidance e si rifiuti di presentare i dot. Quanto al bilancio, infine, Wilding si aspetta un atteggiamento cauto sull’argomento e la conferma che la Fed ridurrà la propria presenza.
Quanto al futuro, Christian Scherrmann si dice convinto che la Fed resterà in pausa per il resto dell’anno. Tuttavia, precisa il chief US economist di DWS, “numerosi fattori potrebbero influenzare questa visione nei prossimi mesi”. “Aumentare i tassi non incrementa l’offerta di petrolio né risolve le tensioni geopolitiche”, spiega, precisando che un rialzo prematuro comporta il rischio di un errore di politica monetaria e potrebbe causare danni al posto di benefici”. Un quadro nel quale, per l’esperto, un intervento verbale rappresenta probabilmente l’opzione migliore al momento.
Blerina Uruçi, Chief U.S. Economist, Fixed Income di T. Rowe Price
Per Blerina Uruci, chief US. economist di T. Rowe Price, la Fed rimarrà ferma nel corso dei prossimi dodici mesi. “Mentre i mercati continuano a concentrarsi sulla possibilità di tagli”, osserva, “la crescita resiliente e le persistenti pressioni inflazionistiche suggeriscono che i policymaker rimarranno probabilmente pazienti”. Poi precisa che, se il carovitadovesse sorprendere al rialzo, il rischio di un ulteriore inasprimento potrebbe essere maggiore di quanto molti investitori apprezzino attualmente. “Questo contesto rafforza anche la nostra visione secondo cui i rendimenti dei Treasury potrebbero salire nel tempo”, chiarisce, concludendo che il rinnovato eccezionalismo statunitense ha migliorato le prospettive per il dollaro.
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